Laura Pausini racconta la sua meravigliosa avventura: «Questa è la mia vita, dal pianobar agli Oscar»

Da martedì 19 ottobre trovate in edicola un allegato davvero speciale: “Storie di musica”. E lei è la protagonista

Laura Pausini
19 Ottobre 2021 alle 07:34

Quando abbiamo pensato di fare un allegato speciale su Laura Pausini lei si è dimostrata subito entusiasta. E ha voluto addirittura partecipare attivamente a questa iniziativa. Perché così è il suo carattere quando si butta in un progetto. E lo conferma il cartello che troviamo appeso sulla porta quando andiamo a trovarla: “Grandi lavori in corso”. Sta preparando il nuovo disco e il primo film con gli Amazon Studios, sta organizzando l’incontro con i fan: e Laura ha scelto Sorrisi per annunciare il suo ritorno live.

È lei la star del nuovo “Storie di musica”

Da martedì 19 ottobre trovate in edicola un allegato davvero speciale: “Storie di musica” (al costo di soli 50 centesimi oltre al prezzo del giornale, chiedetelo in edicola!). La protagonista è lei, Laura Pausini, che oltre a raccontarsi in una lunga intervista, ha collaborato con noi alla realizzazione di questo allegato da collezione. Scoprirete la sua biografia musicale (ha pubblicato 18 album tra studio, live e raccolte), la storia della sua famiglia, la passione che hanno per lei i suoi fan italiani e anche oltreoceano (Laura è famosissima in tutto il mondo, dalla Francia all’America); potrete gustare con foto e testi il suo legame con il palco di Sanremo, dove praticamente è “di casa”, e anche con Sorrisi, a cui Laura ha rilasciato numerose interviste dove si è rivelata in tutta se stessa, come ama fare.

Il raduno mondiale del fan club sarà anche il ritorno live di Laura da agosto 2019. Inoltre tornerà a cantare dal vivo al concertone “Una. Nessuna. Centomila”, con Fiorella Mannoia, Emma, Alessandra Amoroso, Giorgia, Elisa e Gianna Nannini… Però quando abbiamo bussato alla porta, Laura ha mandato all’aria una domenica di riposo per raccontarsi in una lunga intervista che trovate in edicola, nello speciale di 52 pagine che Sorrisi ha dedicato alla sua vita, partita da Solarolo, un piccolo paese in provincia di Ravenna e arrivata a Los Angeles alla serata degli Oscar. Antipasto dell’intervista? Eccovi serviti!

Partiamo da quando tutto è cominciato tutto.
«La partenza è stata il 16 maggio 1982, giorno del mio ottavo compleanno, quando ho cantato “Dolce Remi” di fronte al pubblico del ristorante Napoleone di Bologna, dove mio babbo faceva pianobar».

Cosa l’affascinava del pianobar, il mestiere di papà Fabrizio?
«Intanto mi piaceva sentire la sua voce. Poi nelle canzoni trovavo me stessa, perché le canzoni sono malinconia e sogno, e questo rispecchiava il mio carattere... Da piccola mi piaceva rimanere da sola con la musica perché ci ritrovavo le mie inquietudini e le mie gioie».

Uno pensa che fare il pianobar sia facile: vai lì, accendi la tastiera e suoni.
«No, no. C’era tantissimo studio, e poi montare tutto all’arrivo e smontare alla fine... Mio babbo mi ha sempre fatto capire che ci voleva disciplina, anche se io all’inizio l’ho vissuto come un hobby: meglio il pianobar che andare a danza! Ho sempre sognato di fare pianobar, ma ho anche sempre pensato che non avrei potuto farlo di professione. Per me era già un sogno avere un padre che faceva musica e seguirlo ogni tanto. Fino ai 16 anni mia mamma mi ha lasciato andare con lui solo al venerdì e al sabato sera; solo durante le vacanze estive andavo tutti i giorni con lui a Cervia».

Quanto ci mette a imparare una canzone?
«Visto che di solito mi scrivo i testi, il problema non è imparare le canzoni, ma le versioni definitive. Durante la scrittura mi succede di cambiare qualche parola, e così sul palco capita che io “modifichi” pezzi anche famosi perché mi torna in mente quel che avevo scritto prima di registrarli. Non sono bravissima con la memoria».

Ma come!? Dopo anni di dischi e di tour?
«Infatti! Penso che mi abbia abituata male il pianobar. Dopo la sera di “Dolce Remi”, mio babbo mi ha detto: “Davvero vuoi cantare?”. E lì ho preparato un quadernone con dieci canzoni. In dieci anni di pianobar i quadernoni sono diventati 30, e visto che all’inizio mi vergognavo, tenevo sempre gli occhi fissi su quelli. Oggi il mio quadernone è il prompter (un monitor su cui scorrono i testi, ndr): non lo guardo quasi mai, ma mi dà sicurezza. Un po’ come gli occhiali da sole: quando passeggiavo per il paese, me li mettevo sempre se sapevo che avrei potuto incontrare il famoso Marco di “La solitudine”».

A proposito di canzoni ancora da cantare: lei si è esibita in tutto il mondo, ma non ancora in Asia. Come mai?
«All’inizio della carriera, prima è esplosa l’Europa, poi l’America. Per “coprire” questi territori, parlando come se fosse “Risiko”, avevo i calendari pieni e per otto anni non sono mai stata a casa. Quando l’Asia si è accorta di me, le cose non si incastravano mai».

Ma non l’ha dimenticata, vero?
«No! Ma le dirò che da quando c’è mia figlia Paola, mi piace sapere che ci sono posti dove non sono mai andata e potrei visitare solo con lei, anche non per lavoro! Non mi va di andare in giro soltanto per cantare. Dopo tanti anni, probabilmente c’è voluto l’arrivo di Paola per capire che a Laura di Solarolo mancano un po’ le cose normali. Mi manca anche il fatto che non mi si fili nessuno».

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