Home Musica«L’essenziale», un anno dopo: Roberto Casalino racconta com’è nata la canzone di Marco Mengoni

«L’essenziale», un anno dopo: Roberto Casalino racconta com’è nata la canzone di Marco Mengoni

Questa è la storia di una canzone, «L’essenziale», di come è nata in un giorno di settembre e di come, un anno e mezzo dopo, è entrata nel cuore di milioni di italiani. Ce la racconta uno dei suoi autori, Roberto Casalino, esattamente a un anno dalla prima esibizione di Marco Mengoni a Sanremo 2013...

12 Febbraio 2014 | 20:14 di Antonio Mustara

(nella foto di Luca Tartaglia: da sinistra, Roberto Casalino, Marco Mengoni e Francesco De Benedittis)

Questa è la storia di una canzone, «L’essenziale», di come è nata in un giorno di settembre e di come, un anno e mezzo dopo, è entrata nel cuore di milioni di italiani. Ce la racconta uno dei suoi autori, Roberto Casalino, esattamente a un anno dalla prima esibizione di Marco Mengoni a Sanremo 2013. Ricordate? Fu proprio «L’essenziale», il 12 febbraio alle 21.11, ad aprire il Festival.

Roberto, quando è nata «L’essenziale»?
«Nel settembre 2011 ero a Fano, nello studio di Francesco De Benedittis, per una writing session con altri autori della Universal. Durante una pausa, mentro ero da solo con la mia chitarra in sala relax, ho scritto di getto la melodia e tutto il testo. Con Francesco abbiamo subito cercato di trovare un vestito musicale per la canzone e abbiamo inciso una demo. Marco Mengoni è intervenuto successivamente quando ha ricevuto il brano, modificandolo secondo il proprio gusto».

L’idea della canzone ti è venuta quel giorno, oppure l’avevi già in mente?

«Il concetto era già nella mia testa. In quel periodo alcune vicissitudini personali mi avevano fatto pensare che forse sarebbe stato meglio tornare alle cose essenziali. E così qualche giorno prima mi ero appuntato sul taccuino la parola “essenziale”».

Puoi dirci qualcosa di più di quelle vicissitudini personali?

«Capita a tutti di trovarsi in balia degli eventi, di sentirsi sotto pressione. E quello per me era un momento di soddisfazioni lavorative ma anche di cambiamenti, di decisioni da prendere sul futuro. Ho sempre avuto il bisogno di tenere i piedi a terra, non riesco a volare, al massimo faccio un salto ma torno subito giù perché mi piace mantenere il contatto con la realtà di tutti i giorni. Baso la mia vita su ciò che per me è essenziale, gli affetti e le persone che contano veramente e che in fondo sono la linfa di tutto».

Dopo quanto tempo la canzone è arrivata a Mengoni?

«Nei primi mesi del 2012 ho saputo che Marco stava preparando il suo ritorno e che “L’essenziale” era stata presa in considerazione. È passato ancora del tempo e poi a ottobre ci siamo incontrati per parlare delle modifiche alla melodia che lui voleva apportare. Così è nata la versione definitiva della canzone».

Hai seguito passo dopo passo la produzione della versione definitiva?

«Mi sono tenuto aggiornato e ho potuto apprezzare fin dall’inizio l’approccio di Marco al brano. Tra l’altro per me era la prima volta che lavoravo con un interprete maschile. E Marco è uno dei migliori che abbiamo in Italia».

A Sanremo Mengoni ha portato anche «Bellissimo», firmata da Gianna Nannini con Pacifico e Tagliapietra. Come hai vissuto questa competizione?

«Pensavo che “L’essenziale” non avesse molte possibilità di passare contro un pezzo della Nannini e di Pacifico. Dentro di me ero rassegnato, già pensavo al dopo, alla vita successiva de “L’essenziale”, a un’eventuale uscita come singolo».

Da quello che dici, sembra che tu non ti rendessi pienamente conto della grandezza della tua canzone…

«Non è così, sapevo che era magica e ne ero molto orgoglioso, ma il destino di una canzone, oltre che dalla sua bellezza, dipende da molti altri fattori. E questa cosa ho imparato a viverla in modo molto fatalista».

Eri a Sanremo durante la settimana del Festival?

«Avevo deciso di restare a casa, anche un po’ per scaramanzia. Ma quando ho capito che “L’essenziale” avrebbe potuto conquistare il podio sono andato a Sanremo per vivere da vicino almeno l’ultimo giorno, il sabato».

Come hai vissuto la finale?

«Io e Francesco De Benedittis l’abbiamo seguita in preda all’ansia sul maxischermo nella hall dell’albergo. Non trapelava niente. Poi, quando è stato comunicato il verdetto, ho urlato fortissimo e ho cominciato a piangere. Non capivo più niente, ero veramente felice».

Quella notte hai visto Marco?

Ci siamo incontrati a Casa Sanremo. Prima di fare le foto per Radio Italia, mi ha abbracciato di corsa e poi, verso le quattro del mattino, ci siamo rivisti in un ristorante e abbiamo fatto la foto col trofeo in mano».

A un anno di distanza, quali sono secondo te le ragioni di un successo così grande?

«Io, Francesco e Marco abbiamo scritto una bella canzone che è uscita nel posto giusto al momento giusto. L’interpretazione di Marco è stata fondamentale per il suo successo, fin dalla prima sera. Penso al modo in cui ha proposto la canzone, stando fermo davanti all’asta, cercando di focalizzare l’attenzione del pubblico sulle parole e sul suo cantato, che è stato sempre impeccabile nonostante l’emozione. La canzone è piaciuta anche per il testo, che in qualche modo rispecchia il momento sociale difficile che vivevamo un anno fa e che viviamo tuttora. Io che nelle mie canzoni non parlo mai di politica devo riconoscere che questo testo, senza volerlo, disegna un quadro della situazione italiana in modo molto onesto, senza voler dare degli insegnamenti. Ricordo che pochi giorni dopo il Festival, il parroco di Sanremo in una sua omelia citò alcuni versi de “L’essenziale” per parlare dell’importanza del ritorno ai valori».

Nei tuoi concerti canti «L’essenziale»?

La ripropongo nella versione che tutti conoscono, ma praticamente non la canto io, la canta il pubblico».