Loredana Bertè: «Torno al cinema (e ho un disco pronto)»

Adorata anche dalle nuove generazioni, l'artista parla del suo straordinario momento

Loredana Bertè
16 Settembre 2021 alle 08:37

Amata dal pubblico adulto e riconosciuta dal pubblico giovane. Rispettata dai veterani della scena musicale e riscoperta dai nuovi artisti. Richiesta in tv, dove è giudice di “The Voice Senior”, e cercata dal cinema. È un grande momento per Loredana Bertè che, a quasi 71 anni, raccoglie i frutti meritati di una carriera che è riduttivo condensare nei numeri, seppur enormi: 17 album in studio, 5 album dal vivo, 2 Ep e 4 raccolte ufficiali, oltre 7 milioni di dischi venduti.

Loredana è la donna che ha vissuto la sua vita sempre “a tavoletta”, con grandi successi, qualche caduta, momenti di gloria e di sconforto, amori da copertina e solitudini. Vita spericolata e una voce “rotta”, graffiante e “maleducata” che ha scritto pagine di storia della musica italiana al servizio di grandi autori e produttori, che fosse il genio pop di Mario Lavezzi o il talento cantautorale di Ivano Fossati. In attesa di rivederla sulla poltrona di “The Voice Senior”, che riparte il 26 novembre, Loredana si è concessa un cameo nel film “Ancora più bello” di Claudio Norza, sequel del fortunato “Sul più bello”, al cinema dal 16 settembre.

Come è “capitata” in questo film?
«Dopo aver fatto di tutto nella mia carriera, avevo un sogno nel cassetto da sempre: un doppiaggio, possibilmente in stile Tim Burton, una cosa gotica. Il desiderio si è realizzato per il mio 70° compleanno con “La famiglia Addams”. Con questo doppiaggio, che è andato benissimo, è iniziata la collaborazione con la Eagle Pictures e con il produttore Roberto Proia, che poi mi ha offerto questa parte nel sequel del suo film “Sul più bello”, e cioè “Ancora più bello”».

Quest’anno ha partecipato anche a un altro film, “Addio al nubilato”, ma il cinema per lei non è una novità: in passato è apparsa in “Basta guardarla” di Luciano Salce, “Il padrone e l’operaio” di Steno, “Attenti al buffone” di Alberto Bevilacqua, “Storia di Piera” di Marco Ferreri... Che rapporto ha col cinema?
«Io adoro il cinema da sempre ma queste esperienze giovanili le ho fatte per pagarmi le bollette, non avevo aspirazioni da attrice, ero più orientata sul mondo dei musical. Oggi il mio approccio è differente, è qualcosa che faccio volentieri perché “altro” da quello che ho sempre fatto».

Ha detto che a cantare non ci pensava proprio e che fu il compositore Bill Conti a convincerla. Come andarono le cose?
«Stavo lavorando (gratis) al musical di Tito Schipa junior “Orfeo 9”, diretto da Bill Conti, ed è stato in quell’occasione che si è accorto delle mie doti canore. Poi ci siamo ritrovati al Teatro Sistina per le audizioni del musical “Hair” e diciamo che dopo quell’esperienza è nato tutto».

Si racconta che rifiutò “Pensiero stupendo”... Se ne è mai pentita?
«Questa è una leggenda metropolitana. Quel pezzo purtroppo non mi è stato mai proposto, l’avrei fatto al volo!».

Dopo una grande carriera, dalla fine degli Anni 90 le cose si erano fatte difficili. Poi un duetto con Gigi D’Alessio, nel 2012, che arriva quarto a Sanremo, e le cose ripartono. Sembra che oggi tutti abbiano riscoperto la Bertè: come lo sta vivendo questo grande momento di tributi e onori?
«Gli ultimi otto anni sono stati per me un grande momento di riscatto personale e professionale. La cosa che mi rende più orgogliosa è la trasversalità del mio pubblico».

Infatti. Anche artisti che non erano nati quando lei dominava le classifiche l’hanno voluta nei loro dischi: Fedez e J-Ax, BoomDaBash, Takagi & Ketra, Rovazzi. Si sente un esempio?
«La verità è che sono sempre stata aperta e curiosa verso nuove esperienze, e le contaminazioni le adoro. Se poi per loro sono stata in qualche modo un’ispirazione la cosa non può che farmi piacere».

Il suo album “Traslocando” (1982) è considerato uno dei dischi italiani più belli di sempre. Un riconoscimento che pochi suoi colleghi possono vantare...
«Fa un bell’effetto, anche perché è un album al quale tengo moltissimo. Ivano Fossati, autore e produttore del disco, ha fatto un capolavoro»

Sanremo: ci va per la prima volta solo nell’86 e… crea un trambusto. Poi tante altre apparizioni, ma mai la vittoria. Che rapporto ha con il Festival?
«In realtà, quella volta, l’Italia perbenista e bigotta dell’epoca si è concentrata sul look, sul pancione premaman che ho indossato sul palco. Nessuno si è soffermato sul messaggio che volevo trasmettere: “Una donna quando è incinta non è malata, ma è forte, più forte che mai…”. Purtroppo a causa di questo è passato in secondo piano “Re”, lo strepitoso brano scritto per me dal grande Mango. Dovete poi considerare che oltre alla pancia portai all’Ariston il primo pezzo rock della storia di Sanremo. Le chitarre elettriche devono aver spaventato molto il pubblico».

Nel 2019 “Cosa ti aspetti da me” doveva vincere?
«Con tre standing ovation e i cori di protesta del pubblico all’annuncio del quarto posto, con il doppio Platino e oltre 50 milioni di visualizzazioni del video su YouTube, direi che ha vinto! Non nascondo che a caldo ci sono rimasta molto male, ma il tempo ci ha dato ragione e poi abbiamo piazzato un record assoluto. Nessun cantante in gara aveva avuto tre standing ovation a scena aperta all’Ariston! Pensi che il coconduttore Claudio Bisio si è dovuto inventare il premio del pubblico dell’Ariston! Non l’ho voluto ritirare: mi è sembrato un premio di consolazione…».

E noi che cosa ci dobbiamo aspettare dalla nuova edizione di “The Voice Senior”?
«Ovviamente farò di tutto per vincere anche quest’anno… ma comunque che vinca il migliore!».

Un suo album in studio manca dal 2018. È la volta buona?
«Direi proprio di sì. L’album nuovo è quasi terminato. Sarà un disco contemporaneo, moderno, con collaborazioni molto interessanti… altro per adesso non posso dire!».

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