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Luca Barbarossa ci racconta il suo «Radio2 Social Club»

Intervista al cantante si è scoperto conduttore grazie alla seguitissima trasmissione radiofonica

Foto: Andrea Perroni e Luca Barbarossa

16 Ottobre 2015 | 12:28 di Franco Bagnasco

Da sei anni e qualche mese Luca Barbarossa si è scoperto canta-conduttore. Un po' presentatore sui generis, un po' dispensatore di ironia e canzoni. Dal lunedì al venerdì alle 10.30 inforca gli occhiali, stropiccia il copione (tanto, lì chi ti vede?), e siede come un domatore sullo sgabello di un piccolo ma affollato studio al secondo piano di via Asiago, a Roma, nel quartier generale di Radio Rai. Dove per un'ora e mezza tiene banco, insieme con Andrea Perroni, in "Radio2 Social Club". Il classico varietà con giochi e ospiti (e che ospiti: solo nell'ultima settimana si sono alternati Malika Ayane, Massimo Ranieri e Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, per citarne alcuni) che innerva la mattina delle rete diretta da Paola Marchesini.

Luca, immaginava che la sua carriera potesse prendere questa piega, da talent scout quasi arboriano?
"Non scomodiamo i maestri. Renzo ogni tanto ci fa la cortesia di venirci a trovare, e da lui cerchiamo di abbeverarci. Mi sono sempre nutrito dei suoi programmi. Quello che cerco di fare qui è la radio classica, mettendo l'ospite a proprio agio per consentirgli di raccontarsi, anche al di fuori delle solite logiche promozionali. Vengono in tanti, e spesso ritornano a cantare dal vivo".

Dal vivo in diretta la mattina, cosa che i cantanti di solito evitano come la peste. Si nota uno sforzo produttivo, non solo per ciò che riguarda gli ospiti, che si avvicina più a certi standard televisivi...
"E lo si fa senza un vero budget, perché la radio da sempre è così, e non solo per noi. La si fa per il piacere di esserci e di farla. La tv può pagare 3000 euro un'ospitata. In radio una cosa del genere non esiste. Quello che da noi si nota soprattutto è il fatto che c'è una redazione di tre persone, una band residente, collaboratori... Un nutrito staff tecnico".

E molti verranno anche perché c'è lei, il collega cantante che non fa agguati...
"Non do fregature. Voglio che si sentano come a cena a casa mia. Rilassati. Non nego che molti, penso per esempio a Morandi, che è venuto diverse volte a strimpellare la chitarra improvvisando con la band, ci siano amicizie ventennali. Ma anche De Gregori e Fiorella Mannoia, saranno stati qui dieci volte".

Tra gli autori di "Radio 2 social club" c'è anche Valentina Amurri, figlia di Antonio, uno dei padri del nostro varietà.
"Questo progetto è nato proprio da una nostra idea di qualche anno fa. È stata lei a spingermi su questa strada, notando in me una vena che non avevo ancora esplorato".

Il gusto per la boutade?
"Sì, questo mio scherzare bonario, quell'attitudine tutta romana di risolvere certe situazioni con una battuta, magari ficcante ma mai malevola".

E poi c'è il talento multiforme di Andrea Perroni, che intrattiene e fa mille personaggi... Anche a microfoni spenti imita portinai e tecnici della Rai.
"Lui è straordinario, credo sia una tra le voci più radiofoniche che esistano, senza nulla togliere ai suoi trascorsi televisivi (ha fatto "Zelig", "Colorado", "Guida al campionato", Ndr). Ha i tempi perfetti. Non sgomita per avere spazio a tutti i costi, canta persino bene e suona la chitarra. Che cosa si può volere di più?".

È lui che dà la voce a Califano, in collegamento dal Paradiso...
"Sì, Califano ci è finito per errore, ma si annoia a morte, con tutta quella gente che prega. Avrebbe preferito finire all'inferno, con altri amici più goderecci, pur patendone le conseguenze. E si adatta. Un altro che ogni tanto viene a trovarci è Neri Marcorè. Entra in studio all'ultimo secondo, e parte con voci, trovate, gag...".

È vero che lei sta per uscire con un nuovo disco?
"Sì, per l'esattezza il 6 novembre, e si intitolerà 'Radio Duets'. Un cd di duetti fatti proprio qui in trasmissione e i cui proventi andranno all'associazione 'Libera' di don Ciotti. Pezzi unici che ho interpretato negli anni con chi è passato a trovarmi. Da De Gregori a Bennato, passando per Sangiorgi, Carboni, Cristicchi, col quale ho fatto 'Il disertore' di Boris Vian, ma anche Lucio Dalla. Insieme abbiamo cantato 'Vita'. E poi Morandi, Franco Califano per 'Un'estate fa', e tanti altri".

La trasmissione ha anche un'appendice sui social network...
"Sì, la cura molto bene Annalisa Vacca, che è in studio con noi e si occupa solo di quello. Sul web andiamo molto forte. Abbiamo 85 mila pagine viste al giorno, sommando Facebook, Twitter, il nostro sito e quello della Radio. Altri programmi, anche storici, vanno da mille a 12 mila. Per rendersi conto della proporzione. Questa interazione continua e la libertà che ci dà la rete ci consente anche di fare playlist create dagli ascoltatori".

E gli ascolti?
"Siamo passati dal weekend, sino allo scorso anno, alla messa in onda dal lunedì al venerdì, perché andavamo bene. I nuovi dati non li so ancora perché in radio la rilevazione è trimestrale".

Qualche aneddoto ghiotto, in sette stagioni di programma?
"James Taylor, per esempio, è tornato due volte. La prima volta, l'agente ci aveva fatto sapere che dal vivo avrebbe fatto un solo brano. Invece quando si è trovato a suonare con la social band, che lo venera e che conosce a memoria tutti i suoi pezzi, in una sola puntata ne ha fatti ben sei. Lucio Dalla non ha mai voluto sapere niente prima. Diceva: 'Arrivo, dimmi quel che devo fare, e lo faccio'. È stato così che nel disco è finita la prima prova della canzone. Buona la prima. Ma i grandi sono così. De Gregori mi ha sollecitato una puntata speciale, diventata storica, nella quale scambiò alcuni suoi brani con quelli di Fausto Leali, che stima molto vocalmente. Ne è uscito qualcosa di unico".

Chi non è ancora riuscito ad avere?
"Non sono tanti quelli che mancano. Vorrei Checco Zalone, oppure Jovanotti, che sono sicuro avrebbe tanto da raccontare. E anche Vasco, ma più che altro per farlo parlare. Mi piacciono troppo la sincerità e il coraggio con cui spesso si mette a nudo".

La tv non l'ha mai cercata?
"Mi sono arrivate diverse proposte, alcune delle quali improponibili. Alcune così così, e altre sulle quali un pensiero serio lo sto facendo. Ma è presto per parlarne".