Madame: «Ora mi attende la sfida più dura: la maturità»

La solitudine della cameretta, uno Zecchino d’Oro mancato, il successo di Sanremo (dove ha esordito a 19 anni!)

Madame
1 Aprile 2021 alle 08:37

Francesca non era tra le ragazze più popolari o con i voti migliori della scuola, ma dietro i suoi capelli ricci e l’atteggiamento ribelle c’era un talento che in pochi riuscivano a intravedere. Quando per gioco ha iniziato a fare musica, già parlava di temi importanti e lo faceva in un modo unico. Oggi Francesca Calearo è Madame, l’artista rivelazione dell’ultimo Festival di Sanremo. Con la canzone “Voce” non ha vinto, ma è stata abbracciata dal pubblico con un affetto straordinario.

Il suo nuovo album si chiama come lei, “Madame”, ed è già sulla bocca di tutti. Ma facciamo un passo indietro e torniamo con lei sul palco dell’Ariston.

Francesca, è andato tutto bene a Sanremo, no?
«Benissimo! L’ho vissuto senza rimorsi e senza rimpianti. Quel palco mi ha “materializzata”: mi hanno vista e non solo ascoltata così come sono davvero, nella mia complessità».

A proposito, tra mille attestati di stima, è emersa una critica: «Non si capisce cosa dice».
«Posso dire? Chi non vuole sentire, non capirebbe manco con i sottotitoli, ne sono certa. È giusto così: non faccio musica per tutti, ma per tutti quelli che vogliono entrare nel mio mondo».

Il suo mondo spesso è stato la sua cameretta.
«Già! Molti rapper parlano della provincia, della piazzetta. Io della mia solitudine, dentro e fuori casa. Isolarmi mi ha insegnato però a fare ordine nel casino».

Quale casino?
«Fin da piccola ero una tipa che in tanti consideravano “strana”. Non avevo molti amici ma parecchi nemici, persino qualche professore mi prendeva in giro. A casa mamma non capiva cosa stesse succedendo».

Era confusa?
«Più preoccupata, non sapeva come difendermi. Vengo da una realtà dove più si finge più si vince. Spesso si fa finta di avere una famiglia perfetta e chi non vuole giocare a quel gioco maledetto sta male. Giocavo a calcio mentre le altre diventavano ballerine, rappavo mentre le altre studiavano lirica. Io venivo bocciata mentre le altre prendevano 10 e lode».

Non è stato facile.
«Per niente. Con i miei ci siamo riconquistati da poco, con mamma siamo ripartite da zero. Ora mi aiuta a gestire gli aspetti più burocratici della mia carriera. Non mi faccio dire niente: mi fido delle persone con cui lavoro, delle “scartoffie” non voglio sapere nulla».

I suoi le hanno detto che non vale meno delle figlie delle loro amiche, come chiede nella canzone “Mami papi”?
«Sì, ora me l’hanno detto».

A sostenerla oggi c’è anche la sua migliore amica.
«Sì. Matilde è la mia supereroina. Lei è la mia prima amica e spero di averla al mio fianco per sempre: ci siamo trovate nel momento più sbagliato delle nostre vite. Eravamo rotte e ci siamo aggiustate a vicenda».

E poi c’è il suo cane.
«Barney! Ora che sono spesso in giro per lavoro quando mi rivede impazzisce. Di solito facciamo tutto insieme. Quando mi lavo i denti mi copia e vuole bere l’acqua dal bidet (ride)».

Nel disco non ci sono “Anna” e “Sciccherie”, i suoi bellissimi brani d’esordio. Come mai?
«Me lo chiedono in molti, ma le ho scritte a 16 anni e ora ne ho 19, mi sembravano fuori tempo massimo per entrare nel disco».

Tra l’altro non sono queste le sue prime canzoni, vero?
«Esatto, la mia prima vera canzone si chiama “Bimbo”, era su YouTube ma poi l’ho cancellata. Un giorno ho visto una mamma strattonare suo figlio mentre si avvicinava a una mendicante gentile e molto nota nella mia Vicenza. Quella cosa mi fece arrabbiare così tanto che ci scrissi su una canzone».

Quanti anni aveva?
«14... ma non era la prima volta che mi avvicinavo alla musica, ho un precedente».

Quale?
«A 8 anni mi portarono a un provino per lo Zecchino d’Oro. Cantai “Lo stelliere”, una canzone dedicata a un uomo che, come in una favola, accende le stelle».

Ma è fantastico! E invece non passò i provini?
«Da piccola pensai di essere stata sabotata, la base era troppo veloce... Ci rimasi malissimo, ma avrò la mia rivincita: forse farò qualcosa con lo Zecchino quest’anno. Vedremo, non mi dispiace l’idea di portare un messaggio di modernità».

Tipo?
«Non dico che lo voglio fare allo Zecchino d’Oro, ma con il tempo vorrei far capire ai giovanissimi che nessuno deve permettersi di decidere per loro se essere maschio o femmina. E che si dovrebbe poter amare chi si vuole senza paura».

La vedo bene come insegnante, come quella che ha interpretato nella serata delle cover a Sanremo.
«Diventare professoressa era il mio sogno da piccola, il che è strano visto che a scuola in alcune materie non sono una cima...».

Francesca, le ricordo che ha la maturità quest’anno. È pronta?
«A “Domenica in” ho detto a Mara Venier che nella vita ho tante speranze ma poche aspettative: vivo giorno per giorno. Ecco, il diploma sarà la mia eccezione: a giugno lo voglio portare a casa. Se ce la farò, lo terrò in alto come un trofeo».

Seguici