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Marco Carta racconta in un libro i suoi primi trent’anni

Abbiamo letto in anteprima «Ho una storia da raccontare», l'autobiografia del primo artista lanciato da un talent ad aver conquistato le classifiche. Ecco che cosa abbiamo scoperto

Foto: La copertina di "Ho una storia da raccontare" (Mondadori)

21 Giugno 2015 | 18:00 di Antonio Mustara

Marco Carta ha compiuto 30 anni lo scorso 21 maggio, qualche giorno prima dell'uscita di «Ho scelto di no», il suo nuovo singolo. Il ragazzo che nel biennio 2008-09 vinse «Amici» e il Festival di Sanremo, il primo vincitore di un talent ad aver conquistato le classifiche di vendita, è diventato un uomo, pronto ad affrontare tutte le nuove sfide che il futuro gli riserverà.

Ma a 30 anni è inevitabile guardarsi indietro e fare un primo bilancio della propria vita: Marco ha deciso di farlo mettendo nero su bianco le gioie ma soprattutto i dolori del suo passato. «Ho una storia da raccontare» (Mondadori, 17 euro), in uscita il 23 giugno, è un'autobiografia sorprendente. L'abbiamo letta in anteprima e ne parleremo con lui durante la diretta video in programma martedì. Ma intanto, ecco che cosa abbiamo scoperto. 

La dedica

«Ho una storia da raccontare» non è un libro a misura di fan. In 168 pagine, Marco non si rivolge mai a loro, non cerca mai di compiacerli. A guidarlo nella scrittura ci sono l'amore e il ricordo di una sola persona. E questo è chiarissimo fin dalla dedica che compare a pagina 7:

Dedico questo libro interamente a mia madre. Mamma, ti porto nel cuore, nella pelle e nel mondo.

Un bambino felice

Fino ai 10 anni Marco vive un'infanzia spensierata, a Cagliari, circondato dall'affetto di mamma Monica, del fratello Federico e dei parenti materni. Nessuna traccia, invece, del padre parrucchiere, che per sua scelta non è mai entrato nella vita dei figli. Marco si distingue nello sport, arrivando fino ai campionati di serie D di pallavolo con la juniores del Cagliari, ma è un bambino dalla marachella facile. Un giorno dà addirittura fuoco a un cuscino rischiando di incendiare tutta la casa. Eppure la mamma non lo punisce, felice che tutto sia finito solo con un grande spavento:

«Non importa, Marco, non ti preoccupare» gli dice. Il capitolo si chiude con queste parole: «Ora l'incendio era solo quello dell'amore che nutrivamo l'uno per l'altra. Una mamma che vuole bene al proprio figlio al di sopra di tutto, e un figlio che vive soltanto per lei, e che aveva avuto paura di deluderla definitivamente».

Il grande silenzio

La mancanza dell'affetto di uno dei genitori provoca nel piccolo Carta un disagio latente, finché un giorno arriva la notizia tanto attesa: suo papà vuole incontrarlo. Per Marco, che ha appena sei anni, è un grande evento al quale si prepara con molta cura, indossando la camicia buona e le scarpette di vernice. Ma quel giorno il padre non si presenta provocando nel figlio un dolore fortissimo. Nel libro Marco ricorda quella delusione rivolgendosi a sua madre:

«Il sogno si era infranto lì, sul marciapiede di fronte a casa, in quella casa, dove tu, mamma, avevi cercato di ritagliare per me e mio fratello un pezzo di mondo felice, protetto, in cui non ci mancasse mai nulla. Corsi dentro e piansi per due giorni, la testa schiacciata sul cuscino, pochi i bocconi che riuscivi a farmi mandare giù. Ed erano bocconi sempre salati, bagnati delle lacrime grosse e infinite di un bambino di sei anni»
.

Mamma Monica

Le pagine dedicate alla madre di Marco sono tante e tutte piene di amore. Il libro si regge quasi interamente su questa parte, raccontata lucidamente, senza una parola di troppo. Non la riassumiamo per il timore di banalizzarne il contenuto, ma vi basti sapere che Marco, nel bene e nel male, non tralascia nulla. Rivivendo con noi i momenti felici vissuti con mamma Monica, una ragazza uccisa dal cancro a soli 28 anni (pochi mesi dopo la morte del padre dei suoi figli), e il dolore per la sua perdita, Marco rivela pienamente la propria essenza. 

Il risveglio

La parte più nota della vita di Marco Carta è quella che inizia nell'autunno del 2007, con l'ingresso nella classe di «Amici 7». Ma ora, grazie a «Ho una storia da raccontare», scopriamo tutto l'antefatto, dalla decisione di partecipare ai provini già nel 2003 alla delusione di nonna Elsa, che avrebbe preferito per Marco una strada diversa. Anche qui, il racconto di Marco è incalzante, ricco di dettagli inediti, e comincia dal tentativo di superare lo sconforto per la morte della madre:

«Era un dolore troppo grande, di cui mi resi conto appieno solo una volta cresciuto» scrive. «Ma, forse, è grazie a quel dolore, e alla forza che mia madre ha continuato a darmi, se poi nella vita sono riuscito a tracciare una strada luminosa, una strada all'inizio tortuosa, su cui mi incamminai proprio in quegli anni».

Innocente bugia

Marco entra nella classe di «Amici» al quinto tentativo. Maria De Filippi gli rivolge la parola per la prima volta facendo involontariamente una gaffe:

«Che lavoro fai, Marco?». «Il parrucchiere». «Ah, e li fai tu i capelli alla mamma?». Cosa dovevo rispondere? «No, mia madre è morta quando io avevo dieci anni»? Oppure una bugia come «No, mia madre preferisce il suo parrucchiere di fiducia»? E invece, «Sì» risposi, semplicemente. Era quello che tutti si sarebbero aspettati. Lei, infatti, mi sorrise.

La goccia cinese

Alla fine della diretta che sancisce il suo ingresso ufficiale nella classe di «Amici 2007-08», Marco chiama casa, dove sono riuniti i parenti. Gli passano la nonna, da sempre contraria ai sogni di gloria del nipote:

«Marco, sono sbalordita. Non ci credo, sei come la goccia cinese, che cade, cade, e alla fine crea un solco». Sì, ero testardo, determinato, e quello era il più grande complimento che mia nonna potesse farmi.

La prima conferenza stampa

Subito dopo il trionfo nella finale di «Amici» e l'indimenticabile urlo «Mamma! Mamma!», Marco viene portato davanti ai giornalisti per la conferenza stampa di rito. Ed è in quel momento che Maria De Filippi gli dà un consiglio che non sarà mai dimenticato:

«Marco, la sincerità è la cosa più importante, lo sai, te l'ho sempre detto... ma cerca di non prendermi troppo alla lettera, dicendo le prime cose che ti saltano in mente. Mi raccomando, ragiona e, se ci tieni tanto a esprimere un determinato concetto, batti continuamente su quello. Un giornalista cercherà sempre di sviarti, di farti dire altro, magari cose che non vorresti, e invece tu insisti, in modo tale che ciò che pensi appaia forte, inattaccabile. Capito?».

Sanremo e altri trionfi

I mesi successivi alla vittoria nel talent di Maria De Filippi sono nel segno della felicità e della gratitudine verso i parenti: Marco ristruttura la casa di famiglia e regala una Fiat Cinquecento alla nonna. In seguito, viene a sapere che Laura Pausini e il suo compagno Paolo Carta vogliono produrre il suo prossimo album. Si trasferisce così a Castel Bolognese e incide le canzoni dell'album «La forza mia», stringendo un forte legame con Fabrizio Pausini, il padre di Laura, che subito dopo la vittoria gli dirà:

«Marco, sono contento di essere qui con te. Quando Laura vinse, io non c'ero. Oggi è come se in parte avessi potuto rivivere quella gioia mancata. Grazie».

L'ultima domanda, l'ultima promessa

Nell'epilogo, Marco parla direttamente alla madre e immagina che cosa le chiederebbe se potesse vederla ancora una volta. Una domanda che dovete scoprire leggendo il libro. Marco conosce la risposta e sentirla pronunciare dalla voce di Monica sarebbe «il regalo impossibile più grande che la vita potrebbe farmi». Infine, una promessa: «Io, da qui, non smetterò mai di cantare. Di far arrivare la mia voce fino al cielo, fino a te. Che sei, e rimani sempre, la forza mia».