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Marco Masini e il Cronologia Tour, l’intervista

In oltre due ore e mezza di concerto, Masini ripercorre a ritroso nel tempo la sua carriera partendo da «Che giorno è», il brano presentato a Sanremo 2015, per arrivare a «Disperato»

Foto: Marco Masini  - Credit: © Olycom

12 Maggio 2015 | 08:00 di Antonio Mustara

«25 anni insieme, il nostro miracolo». Così Marco Masini saluta il suo pubblico alla fine di ogni concerto del «Cronologia Tour», partito l'11 aprile da Mestre (dopo la data zero di Camerino). In oltre due ore e mezza, Marco ripercorre a ritroso nel tempo la sua carriera partendo da «Che giorno è», il brano presentato a Sanremo 2015, per arrivare a «Disperato» seguendo lo schema del triplo album «Cronologia». Lo abbiamo incontrato poche ore prima del concerto sold out di Milano al Teatro Nazionale, lo stesso in cui, 27 anni fa, si esibì come tastierista per Umberto Tozzi. E proprio da quella serata del 1988 parte la nostra conversazione.

Che cosa aveva in mente, in quei giorni, il 24enne Marco Masini?
«Mi sentivo già molto soddisfatto perché mi potevo permettere di lavorare con la musica, lo consideravo un lusso non indifferente. Fino a pochi anni prima lavoravo in un negozio di strumenti musicali di Scandicci, facevo il dimostratore di pianoforti, tastiere e sintetizzatori. Poi ho deciso di rischiare e investire su me stesso per fare il musicista. Tutto ciò che guadagnavo nelle serate di piano bar e collaborando con le cover band lo investivo nella strumentazione».

Com'eri finito su quel palco?
«Mi ci aveva messo Giancarlo Bigazzi (storico autore per Tozzi, Raf e tante altre star della musica italiana. Durante il concerto Marco lo ricorda introducendo «Lasciaminonmilasciare», l'ultima canzone scritta insieme, ndr) perché lui si fidava di me e mi aveva incaricato di coordinare il gruppo che accompagnava Tozzi».

Avevi già scritto qualche canzone?
«Sì, con Beppe Dati, ma quando facevamo sentire i pezzi non venivano presi in considerazione, né da Bigazzi né dalle case discografiche. "Canzoni belle" dicevano, ma il mio aspetto fisico non era, secondo loro, quello giusto per diventare un cantante».

Ma avevi già «piazzato» qualche brano come autore?
«Uno solo, "Dal buio", che Massimo Ranieri incise nel suo album "Un giorno bellissimo". E poi non successe più niente, finché un giorno mi presentai da Bigazzi con "Disperato"».

Come reagì?
«Saltò sulla sedia dopo le prime tre note e ci mettemmo a lavorare sulla parte musicale. Poi arrivò il testo».

Facciamo un ulteriore passo indietro: tu, a 22 anni, avevi inciso il demo di «Si può dare di più». Immagino che del tuo talento come cantante qualcuno si fosse accorto già allora...
«Sì, era il 1986 e io ero uno dei quattro arrangiatori del brano con il quale Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi avrebbero vinto il Festival del 1987. Quando Morandi ascoltò il demo disse a Mario Ragni (direttore artistico della Cgd e poi della Ricordi, ndr): "Ma questo ragazzo canta, un po' acerbo ma canta". Ragni mi propose allora di fare i provini delle mie canzoni, però fino a "Disperato" non successe nulla. Comunque non provavo né ansia né frustrazione. Ragni mi dava molto lavoro, andai in tour con Raf, arrangiai tre brani per i Matia Bazar e tante altre cose. Quando Ragni passò alla Ricordi, impose nel contratto che la Ricordi dovesse produrre il primo disco di Marco Masini. Ed è andata proprio così. Andai a Sanremo, vinsi con "Disperato" nel 1990 e in fretta e furia realizzammo il primo album, che vendette quasi 800mila copie, un record per un esordiente».

Fu il primo di tanti album realizzati con Bigazzi. Com'era lavorare con lui?
«Era come avere Mourinho in panchina, ti dava sicurezza. Era un grande produttore, autore, compositore, un vero music man che ti insegnava mentre lavorava. Se non ci fosse stato lui, non avrei saputo come reagire a certe situazioni molto difficili per me. Ti chiedeva molto, troppo secondo qualcuno. Capitava di fare orari assurdi, ma io ero sempre al suo fianco e così ho imparato che col sacrificio si crea qualcosa di grande. Aveva sempre ragione lui».

Per esempio?
«Fu decisivo per far uscire "Vaffa*****" come primo singolo dell'album "T'innamorerai". Io, d'accordo con la Ricordi, avrei fatto uscire la canzone del titolo, ma lui disse, battendo i pugni sul tavolo: "Non capite nulla". Alla fine si impose, perché aveva il potere di farti capire che la ragione era dalla sua parte. Del resto, per far uscire "Self Control" di Raf, canzone rifiutata da tutte le case discografiche italiane, dovette andare in Francia alla Carrere. Quando uno così si impunta devi ascoltarlo».

Come hai scelto le canzoni della scaletta del concerto?
«Ho dovuto fare una scelta che tenesse conto di tutte le tappe importanti di questi 25 anni, inserendo canzoni come "Lasciaminonmilasciare", che anche se all'epoca non avevano avuto un grande riscontro, ricordano quei momenti di difficoltà che a un certo punto hanno segnato la mia storia. Quando riassumi la tua vita è troppo facile parlare solo dei momenti belli, bisogna anche ricordare con fierezza e orgoglio i momenti brutti».

Esistono tuoi eredi nella scena musicale di oggi?
«Devo essere onesto, non credo che ci sia o ci sia stato un altro Masini. Sono emersi diversi artisti, alcuni più bravi e più forti di me, con una carriera più stabile della mia. Però appartengono a un'altra generazione, sono figli del loro tempo. Mi preoccupa il fatto che io, insieme con Tiziano Ferro, sia forse l'ultimo artista riconoscibile per la voce. Da Tiziano in poi il panorama si è appiattito a livello locale, soprattutto in campo femminile. Forse perché mancano i produttori veri di una volta, che esaltavano le peculiarità dell'interprete invece di omologarle al cliché in voga in quel momento».

Le nuove proposte di Sanremo hanno prospettive diverse rispetto a quelle che avevi tu 25 anni fa quando hai debuttato al Festival?
«Non hanno più a disposizione i programmi tv che c'erano un tempo. Dopo Sanremo non hanno altre grandi occasioni di visibilità. In questo senso, i talent offrono di più. In particolare, Maria De Filippi è a suo modo l'erede di grandi produttori come Bigazzi e Claudio Cecchetto. È un genio sotto questo aspetto e speriamo che vada avanti, perché è l'unica ormai che riesce a far nascere nuovi talenti». 

In questi anni come ti sei comportato con tutti i giovani musicisti che sono venuti da te per farti ascoltare la loro musica?
«Non essendo io un produttore, ho sempre cercato di dare loro il consiglio giusto, spesso dirottandoli nella giusta direzione, segnalandoli ad alcuni miei amici direttori artistici e musicisti».

Ma hai mai bocciato qualcuno?
«No, ma proprio perché riconosco di non essere un produttore. Pensa che quando Luca Carboni pubblicò "Ci vuole un fisico bestiale" pensai che fosse impazzito. Quindi, posso dare solo dei consigli tecnici, lezioni di base, niente di più».

Com'è cambiato il tuo rapporto con i fan con l'avvento dei social network?
«È diventato molto più semplice e immediato. C'è stato un tempo in cui ricevevo 150 lettere al giorno e facevo arrabbiare i fan perché non potevo rispondere a tutti. Oggi con un post su Facebook posso rivolgermi a loro in modo immediato, riducendo le distanze».

A 11 anni da «L'uomo volante», il desiderio di paternità è ancora forte?
«Non come prima. A 40 anni era molto forte, oggi ho paura che mio figlio mi chiami "Nonno". Forse non è giusto regalare a un bambino un padre per soli 30-32 anni, se va bene».

A quando un intero album di inediti?
«Non lo so, ma sono sicuro che seguirà la direzione di "Che giorno è", che considero il prototipo della canzone pop di oggi. Ci potrà essere ancora qualche pezzo cantautorale, che nascerà da singole ispirazioni, ma a me oggi piace il pop ruvido, con arrangiamenti basati su una sonorità forte, adatti alla mia voce graffiante».

La tv ricorda distrattamente i 20 anni della morte di Mia Martini, artista che hai ricordato quando hai vinto Sanremo nel 2004. Che cosa ne pensi?
«Non ci vedo nulla di maligno o di premeditato. È la conferma che questa è una realtà indifferente a tutto. Il mondo è spietato ed egoista e a ognuno di noi non resta che sfruttare al 100 per 100 il momento che ci viene concesso, lo dico anche in "Che giorno è", e lo dicevo anche negli Anni 90, quando davo voce alla disperazione. Erano canzoni positive, e chi comprava il disco lo sapeva bene, capiva che urlando quel tipo di disperazione si poteva e si può uscire vincitori dalle nostre sconfitte».

Il testo di "Vaffa*****» fu ispirato dal comportamento di persone reali. Col senno di poi, pensi che se lo meritassero davvero oppure hai fatto un po' di revisionismo storico riabilitando alcuni di loro?
«Diciamo che se lo sono meritato, in quel momento. Non è detto che poi non si sia fatta pace. Ma succede così anche tra amici».

Quindi con alcuni di loro hai fatto pace?
«Forse sì».

Forse o sì?
«Forse sì (sorride)».

Cronologia Tour, le prossime tappe

14 maggio all’ObiHall di Firenze
5 maggio al Teatro Politeama di Piacenza
18 maggio al Teatro Diana di Napoli
20 maggio al Palabanco di Brescia
22 maggio al Casinò Park di Nova Gorica (Slovenia)
24 maggio
 Nuovo Teatro Carisport di Cesena
29 maggio al Mediterranean Conference Centre di Malta
3 giugno
in Piazza Roma a Sant’Omero (TE)
27 giugno
in Piazza San Francesco a Rieti
9 luglio in Piazza Duomo a Parma
21 agosto
a Villa Bertelli di Forte dei Marmi (LU)
17 ottobre al Palageox di Padova