Home MusicaMarracash: «Dopo una lunga crisi la musica mi ha salvato»

Marracash: «Dopo una lunga crisi la musica mi ha salvato»

Il rapper festeggia i traguardi dell’ultimo album e apre il cuore a Sorrisi, dallo sconforto per i concerti perduti all’amore per Elodie

Foto: Fabio Bartolo Rizzo, in arte Marracash, è nato a Nicosia (EN), ed è cresciuto a Milano, nel quartiere della Barona  - Credit: © Andrea Bianchera

12 Giugno 2020 | 11:06 di Alessandro Alicandri

Nel mondo della musica, ma soprattutto in quello del rap, non farsi vedere per molti anni è come salutare tutti e togliere il disturbo. «So che mi dicevano alle spalle “sei finito” con il sorriso sulle labbra» ricorda Marracash, fiero che non sia andata così.

Come in tutti i grandi film infatti, quando meno te lo aspetti arriva il colpo di scena che cambia le aspettative e lascia tutti a bocca aperta. Oggi “Marra” celebra i traguardi di “Persona”, il suo ultimo album pubblicato a quattro anni dal precedente “Status” e a tre da “Santeria”, registrato con Gué Pequeno. Il disco ha venduto oltre 150 mila copie e, dopo aver superato 30 settimane di permanenza nella Superclassifica, è ancora (e sarà per molto tempo) sulla bocca di tutti. Il motivo? Dopo un decennio di carriera, tutti avevano voglia di scoprire chi fosse davvero l’uomo dietro quell’artista dall’aria schiva.

Lui, dopo un periodo di crisi, si è raccontato come non aveva mai fatto prima di allora. Marracash non lo trovi a parlare di sé sui social o nelle interviste, ma con la sua musica ci è sempre stato vicino. Per questo, lo chiamerò con il suo vero nome.

Fabio, come va?
«Piuttosto bene, nonostante la quarantena».

Come procede la sua “Fase due”?
«Ho la mia personale visione delle fasi. All’inizio ho preso il lockdown per il verso giusto. Sveglia presto, allenamenti, mi sono persino messo a cucinare».

Poi?
«Poi è arrivato lo sconforto, la “mia” fase due. Ho mollato tutto cominciando ad andare a dormire tardi e svegliandomi nel pomeriggio. Un disastro. Adesso per fortuna sono tornato a fare musica».

È appena uscito “Palazzine”, un brano in cui lei e Coez siete ospiti di un personaggio misterioso chiamato Kid Vicious.
«È un brano straordinario, penso che Kid Vicious abbia grandi potenzialità. Io lo conosco ma non vi posso svelare la sua identità. Poi a fine estate farò uscire un nuovo singolo».

In “Palazzine” lei accenna alla “Fase tre”. Che cosa si aspetta?
«Di poter tornare a fare concerti. Sono stato uno dei primi a comunicare la brutta notizia dello spostamento delle date. Ma per me non era un semplice tour, doveva essere il più importante della mia carriera, il primo tutto nei palazzetti».

(Al momento dell'intervista non erano state ancora definite le nuove date, annunciate di recente per il 2021, eccole su Sorrisi).

I concerti, per il momento, sono stati spostati a settembre...
«Io non ho ancora il coraggio di dirlo, ma è improbabile che si facciano in autunno. Tra l’altro sarà un problema recuperarli nel 2021 perché si accumuleranno i tour di tutti gli altri. Rimaniamo in attesa».

E nel frattempo?
«Scrivo un sacco di brani nuovi».

Il duraturo successo di “Persona” è stato incoraggiante.
«Sì, venivo da un periodo duro e non potevo nemmeno dire di essere felice per il lavoro, perché non stavo combinando più niente. Oggi sta succedendo qualcosa di inaspettato».

Che cosa?
«Dopo tanta fatica, credo che il rap abbia cominciato a essere preso molto sul serio... da tutti. Agli inizi in Italia “rappare” per molta gente era una roba da sitcom, tanto per ridere. Anni fa, un album introspettivo come il mio non avrebbe avuto altrettanto successo».

È una questione di credibilità.
«Già. È un concetto che sembra vago ma che nel rap è la chiave di tutto ed è il frutto delle tue scelte passate e si tiene salda con quelle che fai ogni giorno. Una persona può cantare o rappare gli eventi più drammatici della propria vita ma non arrivano se nessuno crede in quello che dici».

Basta essere sinceri?
«È un mix tra attitudine personale e una cosa invisibile che si conquista con nel tempo. Quando sento cantare Madonna le credo, so che ha vissuto quello che canta. Non bisogna essere però grandi di età per essere credibili. Ti faccio due esempi come Anna e Madame, due rapper che tra l'altro hanno un modo di raccontarsi non immediato da cogliere. Eppure le loro parole sono oneste, di pancia. Ecco perché piacciono alla gente».

Quali sono i complimenti che l’hanno stupita di più?
«Quelli delle persone comuni. In “Crudelia” racconto di una relazione tossica che ho avuto con una “narcisista maligna”. È una patologia psicologica che ha rovinato la sua e quindi anche la mia vita. Quando è uscito l’album i miei messaggi privati su Instagram sono diventati una specie di “posta del cuore”. È un problema più comune di quanto pensassi, e penso di aver aiutato molti. So anche che alcuni psicologi stanno usando i brani del mio album per aiutare i pazienti in terapia. Visto che ho avuto anche io un percorso simile, è una cosa che mi fa davvero piacere».

A marzo ha pubblicato un duetto con Elisa, “Neon - Le ali”.
«È stata la prima luce nel buio che mi circondava. Elisa sa che dormo poco, come lei, per questo mi ha chiamato di notte. Voleva farmi vedere un video mentre suonava e cantava un ritornello scritto per me: era quello di “Neon”. In quell’esatto momento stavo male e lei è arrivata come arrivano gli angeli a salvarti. Siamo anime simili con un passato difficile, la sento vicina».

Ogni brano di “Persona” è associato a una parte del corpo. Perché per “Neon” ha scelto “Le ali”?
«Da una parte perché io e Elisa siamo come falene, creature notturne. Dall’altra perché le ali l’uomo non le ha, ma prima o poi se le deve far spuntare. Servono per uscire allo scoperto e sopravvivere».

Molti dei concetti espressi nell'album si collegano con un videogioco giapponese di grande successo "Persona 5". Lo cita in “Body Parts”.
«Fnalmente un giornalista che se n'è accorto! Ho giocato tantissimo a quel capolavoro e lì dentro ci sono molti punti in comune con il mio diario di vita di quel brutto periodo. Al di là dei combattimenti, c'è una storia di persone che ritrovano la loro libertà da una situazione che li opprime».

Il disco è ricco di riferimenti pop, uno dei più palesi è il campionamento di “T’appartengo”, brano di Ambra Angiolini diventato famoso a “Non è la Rai”.
«Lo sa che non ho mai parlato con Ambra per averne i diritti? Non so ancora se abbia ascoltato quel brano o meno e se le piaccia. Sono curioso...».

A proposito di artisti pop, vorrei che spendesse qualche parola anche su Elodie. Sappiamo che siete innamorati, ma volevo sapere che cosa la inorgoglisce di lei come artista.
«Il coraggio che ha avuto nel cambiare tutto e fare quello che voleva. Dopo un esordio fatto di “ti amo” cantati all’infinito, ha trovato la sua strada. Credo che per l’Italia quello di Elodie sia un percorso innovativo, ha ancora tanto da dare e da far conoscere».

Tornando a noi, è un peccato che quest’anno lei non possa ricevere i premi per le vendite di “Persona” in tv ai “Music Awards”.
«Sa che invece penso che si faranno lo stesso? Mi piace raccogliere i frutti del mio lavoro! “Persona” alla fine è una scommessa che ho vinto... perché non è mai stata una scommessa. In un panorama musicale dove, anche nel rap, si naviga tra spensieratezza e superficialità, ha vinto un disco pieno di contenuti. La soddisfazione per questo è tripla».

Lei ha raccontato che dopo l’ultimo album era andato “in sbattimento”, cadendo in depressione. Ora è finalmente in grado di godersi quello che di buono la vita le sta dando?
«Credo proprio di sì».