Home MusicaMilva: «Quando guardo indietro dico “Grazie, vita”»

Milva: «Quando guardo indietro dico “Grazie, vita”»

La grande cantante il 17 luglio festeggia 80 anni e affida a Sorrisi il racconto della sua straordinaria carriera

Foto: Nel 1962 subito dopo Sanremo, Milva debutta all’Olympia di Parigi: un trionfo

11 Luglio 2019 | 15:02 di Milva

Ho iniziato a cantare sin da piccola, a Goro, e cantare per me era una cosa naturale benché abbia sempre provato forti emozioni e paura all’esibirmi in pubblico. Col tempo ho preso coscienza della mia voce e ho trasformato il mio talento in una risorsa. Nel 1959 partecipai a un concorso di voci nuove indetto dalla Rai, arrivando prima su 7.600 concorrenti. È stata una gioia immensa che ha cambiato la mia vita: il premio era la partecipazione a un programma televisivo il cui regista era il mio futuro marito, Maurizio Corgnati. Mi sono trasferita a Torino e da allora ho avuto molte opportunità di individuare repertori interessanti e adatti a me, e di firmare contratti discografici e fare concerti. Da quel momento i giornali hanno cominciato a dedicarmi articoli e copertine. Con il senno di poi, questo significava poter raggiungere il grande pubblico. E per me è sempre stato importante comunicare con le persone, renderle partecipi delle mie interpretazioni. Ora provo una grande soddisfazione nel riguardare la prima copertina che Sorrisi mi ha dedicato nel 1961: ero una ragazza giovanissima, piena di speranze e progetti. Cari amici di Sorrisi, vi sono grata per tutte le copertine che mi avete dedicato.

L’era di Canzonissima
“Canzonissima” dava l’opportunità a noi cantanti di presentare gli ultimi brani, quelli che si dovevano promuovere in quel momento, un po’ come succede nei format musicali attuali. A quell’epoca però io e i miei colleghi eravamo cantanti già affermati, e in discussione non era il personaggio ma solo il successo del brano: molte canzoni proposte a “Canzonissima” sono diventate dei grandi successi che ho riproposto nei miei concerti.

Quel duetto con Mina
A “Teatro 10” Mina cantava in duetto con gli ospiti. Abbiamo interpretato insieme “Non arrenderti mai, uomo”. Un duetto coinvolgente che è rimasto nella storia della musica italiana, anche se eravamo artiste diverse nel modo di cantare e di “tenere” il palco. Mina ha terminato presto la sua carriera dal vivo e purtroppo non ci sono state altre occasioni di collaborazioni artistiche. Un’esperienza molto bella che avrei volentieri ripetuto.

Battiato, l’amico geniale
Io e Battiato ci siamo conosciuti negli Anni 80: Franco era un giovanissimo musicista con un talento e un’originalità fuori dal comune. Ho trascorso un’estate in Sardegna con lui e il mio compagno Massimo Gallerani, per preparare la partecipazione di Franco al mio tour in Germania, dove allora non l’aveva sentito nominare nessuno. Lì Battiato scrisse per me l’album, “Milva e dintorni”: meraviglioso! Siamo diventati grandi amici, mi hanno colpito la sua sensibilità, la sua spiritualità e la sua “astrattezza”. Ho fortemente voluto non solo collaborare con lui ma continuare a farlo nel tempo: i “nostri” album sono poi diventati tre: dopo “Milva e dintorni” del 1982, “Svegliando l’amante che dorme” del 1989 e l’ultimo mio lavoro “Non conosco nessun Patrizio” del 2010. Un incontro professionale e umano illuminante che ha arricchito entrambi. Come nel caso di altri due miei grandi maestri, Giorgio Strehler e Astor Piazzolla.

Sì, ne è valsa la pena
Dal 1961 ho partecipato al Festival di Sanremo per 15 volte: credo di detenere un record di presenze. L’Ariston mi ha permesso di affermarmi come cantante popolare, anche se nello stesso tempo ho sempre sentito la necessità di indirizzarmi verso generi musicali più “colti”, di continuare a sperimentare, di dedicarmi anche al teatro e, purtroppo in poche occasioni, al cinema. Non ho mai vinto a Sanremo, ma ho sempre presentato, credo, canzoni magnifiche: “Il mare nel cassetto”, “Canzone”, “Da troppo tempo”, “Un sorriso” e molte altre, grandi successi rimasti nel cuore della gente. Il mio ultimo Festival è del 2007, con un brano molto significativo di Giorgio Faletti, “The show must go on”. Eravamo entrambi emozionati. Faletti ha scritto per me un album straordinario e intenso, “In territorio nemico”. Ho un ricordo molto tenero di Giorgio. Poi c’è stato il Premio alla carriera a Sanremo 2018, sostenuto a gran voce non solo dal mio pubblico, ma sui social e dai colleghi. Un riconoscimento che mi ha commossa e onorata, “un simbolo di una cultura che cresce ma che non dimentica”, come ho scritto nella mia lettera. Guardando indietro, a quello che ho dato e a quanto ho ricevuto, mi sento grata, gratissima: nei confronti del pubblico, dei miei maestri, degli autori e musicisti con cui ho lavorato. Ho ricevuto riconoscimenti e onorificenze ovunque, in Germania, in Francia, in Italia, in Grecia, in Giappone. Ho voluto abbracciare una dimensione artistica internazionale, con grande sacrificio e studio. Se ne è valsa la pena? Oggi sento di essere un’artista completa per aver speso, con grande soddisfazione, la mia vita per l’arte.

A cura di Riccardo De Santis