Home MusicaNewsAntonio Maggio: «Cerco di distinguermi tra la folla, con la follia»

Antonio Maggio: «Cerco di distinguermi tra la folla, con la follia»

Il cantante che ha vinto X Factor con gli Aram Quartet nella prima edizione, si racconta

27 Luglio 2016 | 12:17 di Alessandro Alicandri

Antonio Maggio ha una penna brillante e un repertorio freschissimo. C'è una forte esigenza comunicativa nei suoi testi, tanto sofisticata quanto pop. Nel 2008 era uno dei cantanti degli Aram Quartet, vincitori della prima edizione di X Factor. Il gruppo vocale si è sciolto e abbiamo deciso di parlare con il cantautore solista che oggi rappresenza un po' la punta dell'iceberg e il testimone con maggiore notorietà legato a quel progetto. Ecco cosa ci ha raccontato.

Cosa stai combinando in questi giorni? So che sei al lavoro su un nuovo album.
«Abbiamo cominciato 20 giorni fa la produzione del nuovo disco, sì. Mi sono preso un sacco di tempo per scrivere nuove canzoni. Sono partito dal classico bacino di 30 pezzi, li stiamo scremando e abbiamo cominciato a lavorare sui primi. Sono già molto contento perché mi pare di avere un buon punto di partenza. Quando vedo che il mio approccio creativo migliora e matura, le cose stanno andando per il verso giusto».

Che ricordi hai del tuo, che era anche il primo, X Factor?
«Ho un ricordo lucido dell'incoscienza con la quale ci siamo presentati al provino con gli Aram. C'era una persona con la quale collaboravo che mi ha tartassato spiegandomi cos'era X Factor, che Leona Lewis aveva avuto un successo incredibile. Dopo due mesi, anche se già scrivevo e cantavo per conto mio, avevo questo progetto parallelo con gli Aram Quartet e ci siamo presentati ai provini per passare una giornata un po' diversa dal solito. Senza aspettative».

E poi è andata benissimo. Qual è stato il segreto della vostra vittoria?
«Le scelte musicali volute da Morgan. Ci ha dato credibilità affidandoci brani di mostri sacri della musica: dai Duran Duran ai Queen, passando per Lou Reed fino ai The Beatles. Se non ti approcci nel modo giusto, finisci per fare una figuraccia. Noi ne siamo usciti sempre a testa alta».

Cosa hai imparato in quei mesi?
«Tutto quello che sono oggi. Sono grato a X Factor e sono grato agli Aram Quartet nei due anni in cui siamo poi stati assieme dopo il talent. Non può che essere così: abbiamo fatto tanti concerti e due album».

Come mai vi siete sciolti?
«Per i problemi che ci possono essere in ogni gruppo. È impossibile trovare delle realtà musicali "corali" in cui si va d'accordo 24 ore su 24, specie se non si è una band, soprattutto se ci sono idee diverse sul percorso da intraprendere. Di band unite come i Pooh ne capita una ogni 100 anni. Ai tempi abbiamo deciso di interrompere l'esperienza professionale per salvaguardare la nostra amicizia».

Siete stati l'unico gruppo vocale ad aver vinto X Factor in Italia.
«È stato incredibile perché in Italia le discografiche non credono molto nei gruppi vocali e quindi in un talent che cerca star, la nostra vittoria era piuttosto anomala. Di contro in quei mesi abbiamo lasciato il segno proprio perché eravamo percepiti come qualcosa di nuovo in un programma nuovo».

La tua carriera solista ha preso un percorso musicale molto diverso da quello con gli Aram.
«Io ho sempre avuto una fissa per il cantautorato: Lucio Dalla, De Gregori, Rino Gaetano, ma anche nomi più recenti come Silvestri, Fabi o Gazzè. Sono partito fin da subito con un mio stile a loro ispirato ma comunque molto personale».

Il tuo repertorio solista è davvero interessante.
«Grazie! Dentro i miei primi due album solisti secondo me ci sono un sacco tesori rimasti nascosti, mai lanciati come singoli forse per scelte non azzeccate. Poter decidere in autonomia i brani di presentazione di un progetto è importante, è un rischio e una responsabilità enorme. Poi devi avere anche un interlocutore con il quale si crei un rapporto di fiducia tale per cui riesci a far capire quanto quel brano in cui credi possa essere "giusto" non solo per te, ma anche per il pubblico che ti segue».

Sono convinto che, al di là dei singoli, un cantautore con il tuo stile oggi non abbia di fronte un pubblico con orecchie molto attente.
«Ne sono convinto anche io. Parlavo tempo fa con Niccolò Fabi e mi diceva che secondo lui 25 anni fa le orecchie del pubblico erano molto più libere, c'era un po' meno roba da ascoltare e ci si approcciava all'ascolto con più attenzione. Distinguersi nella confusione è molto difficile».

Ti hanno mai chiesto di accantonare la carriera di cantante per diventare solo autore?
«Non me l'hanno mai chiesto e sarebbe un mio grande desiderio dare qualche mio brano a un altro artista. Il tutto però senza abbandonare il mio progetto di base, dove comunque per personalità e modo di essere mi porterebbe a stare su un palco e non vivere solo come autore, questo non lo farei».

Hai vinto Sanremo nel 2013 in una bella annata tra i giovani: c'eri tu, Ilaria Porceddu, Il Cile, Andrea Nardinocchi...
«Ma anche Renzo Rubino, era un'annata fortissima. Non mi aspettavo quella vittoria, mi sentivo un po' un outsider di fronte a colleghi molto più indiziati di me per la vittoria. È stato credo il momento più importante e bello della mia carriera finora».

C'è qualche percorso di nomi nati a X Factor che ti ha affascinato?
«I Cluster, sono tra i migliori gruppi a cappella d'Europa. Li stimo tantissimo. Poi è evidente che Marco Mengoni, dopo la sua vittoria a Sanremo nel mio stesso anno, ha fatto un percorso incredibile. Mi piace tanto Noemi, Giusy Ferreri (lei era a X Factor con me). Sono carriere che hanno dimostrato che X Factor è un trampolino di lancio importantissimo per alcuni... ecco, magari non per me! (ride)».

Cosa succederà nei prossimi mesi?
«In autunno lancerò il primo singolo di un progetto che credo vedrà la luce il prossimo anno. Il 29 luglio al Palazzo Ducale di Monteroni di Lecce partirà un mio progetto chiamato "Antonio Maggio canta Lucio Dalla", un viaggio tra le sue canzoni più belle con una band jazz. Una sfida stupenda ma non semplice. Canterò anche qualche pezzo mio».

Hai mai cantato qualche brano degli Aram Quartet da solista?
«No assolutamente no, nessuno di quei brani. Quando ho fatto Sanremo, con mio stupore mi sono reso conto che le persone mi hanno accolto come Antonio Maggio e non come "quello degli Aram Quartet". È una cosa piuttosto inconsueta che non ti fa sentire addosso il peso del passato. Quello che sto scrivendo oggi è un altro libro. Non rinnegherò mai il passato, ma guardo al mio presente e al futuro».

Avresti partecipato a X Factor come solista?
«Sì, ma solo se avessi potuto portare senza filtri la mia follia».