Home MusicaNewsGiorgio Gaber, la figlia Dalia: «Ho imparato a essere la figlia di un genio»

Giorgio Gaber, la figlia Dalia: «Ho imparato a essere la figlia di un genio»

A 15 anni dalla sua scomparsa, la figlia del Signor G parla in esclusiva a Sorrisi del rapporto con un papà speciale

Foto: Milano, Anni 70. Giorgio Gaber con la figlia Dalia in piscina  - Credit: © Londi/ArchiviFarabola

28 Giugno 2018 | 15:55 di Dalia Gaberscik

Si è figli per tutta la vita. È una cosa che vale per ogni essere umano, ma io non sarò sempre soltanto «figlia». Sarò per sempre la figlia di Gaber. E ne sono ben contenta.
Giorgio Gaber e Ombretta Colli erano genitori che non passavano inosservati, erano bellissimi, (la mia mamma lo è ancora), famosi, intelligenti.

Andando avanti negli anni, essere la «figlia di Gaber» forse mi ha anche aiutato nel lavoro. Ma da piccola mi ha provocato qualche imbarazzo. Mi hanno sempre guardata tutti con una lente di ingrandimento, nel bene e nel male, e quando venivo ritratta per le copertine di Sorrisi o quando per gioco posavo nella foto come quella del disco che ha prodotto Ivano Fossati, odiavo quella mia insensata notorietà. Mi vergognavo tantissimo. Poi ho capito meglio in che famiglia ero capitata e ho iniziato a considerarlo un vero privilegio.

Sono cresciuta con mia nonna, ma i miei erano una presenza costante: erano sempre in tour, ma anche se assenti erano sempre presenti su tutto. Le scelte lavorative, i debutti, i dischi, le preoccupazioni, i successi: sono sempre stati il centro del mio mondo. Anche da bambina.

Una delle cose più importanti che mio padre mi ha trasmesso è stata la grande passione che metteva nel suo lavoro, la grande gioia e la cura con cui lo affrontava. Aveva un rapporto quasi ossessivo con il suo lavoro, lo amava radicalmente.

Mi diceva spesso: «Vedi, io faccio quello che mi piace e in più ho la fortuna che è la cosa che ci permette di vivere».

Mio papà era un uomo poco interessato alla fama, al denaro, al potere. Ironizzando si guardava intorno e sulle scelte di alcuni artisti sentenziava sornione: «C’è chi vuole passare alla storia e chi... alla cassa!».

Aveva solo l’urgenza di raccontare qualcosa di reale e personale tutte le sere davanti al suo pubblico, con la costante ricerca di un confronto, con una vera allergia per il pensiero precostituito. La sua scelta di stare in teatro rendeva fortissimo, magico, indissolubile il rapporto con il pubblico. I teatri erano gremiti, le code fuori dal Lirico (il Teatro Lirico di Milano, che presto sarà a lui intitolato) erano chilometriche, ma sapeva bene che le cose che aveva scritto sarebbero potute essere importanti per un numero molto più alto di persone se solo avesse accettato di esibirsi nei palazzetti o di partecipare a qualche trasmissione tv tra le tante che gli venivano offerte. Ma il teatro e quel tipo di contatto erano la sua grande passione e non abdicò mai a questo principio, per nessuna ragione.

Forti di questa convinzione, con mia mamma, la mia famiglia e un pugno di amici cari abbiamo dato vita alla Fondazione Gaber che si impegna perché questo patrimonio di canzoni e di monologhi possa essere ancora valorizzato. Devo sincera gratitudine a tutti quelli che negli anni si sono resi disponibili, attraverso la loro autorevolezza e la loro popolarità, a far conoscere le sue idee a un pubblico nuovo.

Il Festival Gaber nato a Viareggio e da cinque anni a Camaiore (vedi box a destra), dove mio papà aveva scelto di vivere, nasce da questo presupposto. E ogni estate sul nostro palco si susseguono cantanti, attori, scrittori che con grande generosità testimoniano che cosa è stato per loro Gaber.

Per mia mamma, per i miei figli e per tutta la mia famiglia si tratta di serate di festa. A noi tornano alla mente anche i momenti più personali: le lunghe nottate a ridere fumando milioni di sigarette, le tante volte che ha fatto i compiti al posto mio, qualche partita a calcio-tennis davanti a casa, qualche partita a scacchi, ma soprattutto ci torna alla mente quel rapporto incredibile che aveva saputo costruire con il suo lavoro che ha sempre fatto parte della famiglia perché era la cosa che lo divertiva di più.

Si è figli per tutta la vita. E noi «figli» del Signor G, tutti insieme, partendo dall’amore, proviamo a raccontarlo al maggior numero di persone possibili. Forse siamo un po’ ambiziosi e velleitari, ma ci proviamo. Proviamo a «buttare lì qualcosa», come diceva una sua canzone, nella speranza che lui, ovunque si trovi, sorrida.

Tante serate a Camaiore

Quest’anno si celebra il 15° anniversario della scomparsa di Giorgio Gaber e la fondazione che porta il suo nome ha preparato un’edizione speciale del festival che ogni anno si svolge d’estate a Camaiore (LU). Tre gli eventi speciali in cartellone: l’apertura del Festival il 1° luglio con Ivano Fossati che presenta l’album «Giorgio Gaber - Le donne di ora» da lui prodotto. Il giorno successivo ci sarà un incontro con l’attore Giuseppe Fiorello, mentre il 5 luglio sarà celebrato l’inedito testo di Sandro Luporini (storico collaboratore di Gaber). Dal 16 luglio saranno numerosi gli incontri e gli spettacoli con nomi come Lorenzo Fragola, Lo Stato Sociale, Brunori Sas, Giorgio Panariello e tanti altri. Tutti gli spettacoli sono gratuiti. Per informazioni: www.giorgiogaber.it.