Home MusicaNewsJ-Ax e Fedez: «La nostra nuova vita da papà»

J-Ax e Fedez: «La nostra nuova vita da papà»

Si esibiranno a San Siro per 70.000 spettatori. Ma ora devono pensare pure a pappe, ciucci e pannolini... I rapper più famosi d’Italia raccontano a Sorrisi i loro due anni di trionfi. E la «rivoluzione» che li ha cambiati per sempre

10 Maggio 2018 | 10:35 di Alex Adami

«Il fatto è che la situazione ci è un po’ sfuggita di mano» dice Fedez. Decisamente sfuggita di mano, a ben vedere. Tre anni fa, quando lui e J-Ax hanno deciso di realizzare insieme un disco, era poco più di un esperimento. «Ognuno di noi veniva da un disco perfetto» spiega J-Ax «e la pressione su di noi era altissima. Eravamo solo artisti solisti in pausa che univano le forze». Aggiunge Fedez: «Abbiamo deciso di realizzare questo progetto insieme per farci coraggio a vicenda in un momento insidioso delle nostre carriere. Forse su certe cose avremmo ragionato di più, se avessimo immaginato degli sviluppi così lunghi e impegnativi».

Riassumendo: a tre anni di distanza nelle loro vite tutto è cambiato. Il disco realizzato a quattro mani, «Comunisti col Rolex», ha collezionato 24 Dischi di platino (tre per l’album, 21 per i singoli); il successivo tour in 33 date si sta per concludere il 1° giugno con il grande concerto-evento allo stadio di San Siro davanti a 70.000 persone. Dettagli, però, di fronte alla loro vera rivoluzione: sono diventati tutti e due papà. «Da quando è nato Nicolas, poco più di un anno fa, non penso che a lui» ammette J-Ax con un tono insolitamente arrendevole. «È una cosa alla quale non puoi sottrarti. L’avevo anticipato anche a Fedez ma lui, come me, pensava di essere diverso, di poter restare distaccato. E invece l’altro giorno eravamo lì a mostrarci i video dei rispettivi figli come due idioti».

Confermi, Fedez?
«Sì. Ma credo di essere in una zona intermedia. Sono arrivato preparato all’evento, con tutti i consigli che mi hanno dato non c’è stato nulla di imprevisto. E io ho smesso di giocare alla Playstation molti anni fa per dedicarmi al lavoro. Certo, io e Chiara (Ferragni, nota blogger e influencer, sua fidanzata dal 2016, ndr) siamo fortunati: il piccolo Leone ci fa dormire. So che non è poco».

Intanto tutto è pronto per il gran finale allo stadio di San Siro. Tesi?
J-Ax: «Perché? Un concerto è un concerto, che ci siano 20.000 persone o 70.000».
Fedez: «Le platee che  fanno paura sono quelle vuote».

Ricordi legati a San Siro?
Fedez: «Pochi, non seguo il calcio: a 5 anni mi portarono a vedere una Partita del cuore, tutto qui. Ma con J-Ax siamo d’accordo: quando siamo lì per le prove due calci li tiriamo. Per toglierci lo sfizio».

A scuola J-Ax era vittima dei bulli anche perché non sapeva giocare a calcio. Che rivincita, ora, esibirsi a San Siro da protagonista.
J-Ax: «Non vivo di rivalse. Ho imparato ad avere prospettiva. La mia carriera ha avuto anche momenti bui, facevo le serate da dj nei locali per poche centinaia di persone. Cosa che voglio tornare a fare dopo San Siro. Per non dimenticare».

Sapete di essere amati e odiati probabilmente in pari misura?
Fedez: «Credo che valga più per me che per J-Ax. Lui in fondo sa farsi voler bene. Quanto a me, potrei sostenere che è colpa della sovraesposizione mediatica e del successo, e che la storia con Chiara non mi ha aiutato. Ma è quello che dicono tutti in questi casi. Con uno sforzo di sincerità ammetto di essere una contraddizione vivente. Anche il Fedez di qualche anno fa avrebbe detestato il Fedez di oggi. Ma il Fedez di oggi è ciò che volevo diventare, quindi è inutile parlarne. Mi sarò anche venduto l’anima, ma non la dignità».

Molti artisti rap storcono il naso di fronte a voi.
J-Ax: «Non lo vivo come un problema. Non ho mai preteso di rappresentare la scena rap e in 26 anni di carriera non ho mai inseguito l’approvazione dei puristi. Io faccio pop, punto. Anzi, io mi sento un cantautore che ha il rap nelle sue corde».

Avete fatto tv, questo non aiuta.
Fedez: «Io rivendico con orgoglio l’aver sdoganato un certo tipo di artista in tv grazie a “X Factor”. Prima certi colleghi avevano paura di rovinarsi la reputazione».

Siete giudici di due talent musicali molto diversi: «The Voice» è nazional popolare come J-Ax, «X Factor» è patinato e un po’ fighetto, come Fedez.
Fedez: «Più o meno è così. A “X Factor” tutto è pensato nei dettagli. Quasi troppo, a volte. “The Voice” è più diretto e informale. L’ideale per J-Ax».
J-Ax: «Diciamo che quelli come me sono troppo poco fighetti per Sky. Manco ci farebbero entrare (ride). Ma lavorando a “The Voice” ho imparato tanto. Ho capito che Raidue è la metafora dell’Italia. C’è una buona parte di chi ci lavora che ama quello che fa e dà tutto per l’obiettivo. Ma deve sgobbare anche per chi non fa niente da mattina alla sera e si preoccupa solo che tutto resti com’è. Ho conosciuto gente straordinaria: macchinisti, sarte, truccatrici. E poi c’è il tema del sapone».

Del sapone.
J-Ax: «La Rai è martoriata dalla burocrazia. Devi indire un concorso o una gara per tutto, pure per il sapone dei camerini».

All’inizio di quest’avventura Fedez aveva detto che J-Ax era un amico, un socio e un fratello maggiore. Oggi?
Fedez: «Un amico. Senza amicizia avremmo lasciato perdere tutto molto presto».

E perché mai?
Fedez: «È stata una mezza follia. A parte l’amicizia abbiamo poco in comune».

Confermi, J-Ax?
J-Ax: «Per me Fedez è essenzialmente un amico. Neppure un fratello minore, l’ho sempre sentito come mio pari. Certo, io sono un romantico, un sognatore. Fedez è realista, freddo, quasi cinico».

Confermi, Fedez?
Fedez: «Sì, ma sto cambiando. Sto imparando a staccare dal lavoro, a occuparmi delle cose che contano davvero. Magari in questo l’arrivo di Leone qualcosa c’entra».

A proposito di figli, facciamo un gioco. Tra 15 anni arrivano e vi dicono che vogliono fare il rapper.
J-Ax: «S’infilerebbe in una faccenda complicata, anche perché è figlio mio. Ma come potrei dirgli di no? Risponderei come hanno fatto i miei con me: “Provaci, ma studia e preparati un piano B”».
Fedez: «E che lo faccia, il rapper. Ma sarebbe una strada in salita, per lui. Ed entrerebbe in un brutto ambiente».

E se volesse fare il calciatore?
J-Ax: «Un po’ mi metterebbe in difficoltà. Ma va bene, basta che non sia un calciatore ignorante e che prima pensi a studiare. In questo sarà favorito, perché farà la scuola americana e lì sport, musica e recitazione sono nel piano di studi».
Fedez: «Che ci potrei fare? Non è che se una cosa non piace a me posso impedire che piaccia a mio figlio. La mia famiglia ha fatto lo stesso con me».

Se volesse partecipare a un reality?
J-Ax: «Preferirei proprio di no. Fosse un programma come “Amici” sarebbe diverso: lì ho toccato con mano, si fatica e si impara. È una scuola a tutti gli effetti».
Fedez:  (Sospira, lascia passare qualche secondo). «Proverei a spiegargli che ci sono altri modi per andare in tv».

Invece: «Papà, farò il politico».
J-Ax: «Basta che non si allei con Salvini!».
Fedez: «Va bene. Se è una vocazione».

Nel nuovo singolo «Italiana» ritraete un Paese complicato per far crescere un figlio.
J-Ax: «Ma se viaggi un po’, scopri che altrove non va tutto alla perfezione. Anzi».

Intanto ora vi trovate in America.
Fedez: «Se non fosse stato per la possibilità di dare a Leone il passaporto statunitense, credo che io e Chiara non ci avremmo mai pensato. Non ho nessuna voglia di ricominciare da zero qui. Quello che faccio non è esportabile e amo  la mia vita in Italia. Ho la mia famiglia, gli amici. Ci stabilizzeremo presto: non voglio che Leone cambi scuola ogni sei mesi».
J-Ax: «Per me è diverso, io ho sposato un’americana. Ho un suocero che quando vengo qui mi fa il barbecue e mi serve un chilo di costolette di maiale. È incredibile come da queste parti non si possa immaginare una vita senza carne. Devo viaggiare con la boccetta di bicarbonato».
Fedez: «Io non l’ho mai mitizzata, l’America. Certo, qui posso andare in giro e fare una vita normale, ma sarei ipocrita se negassi che dopo un po’ mi mancano, i fan e la mia vita da Fedez».

Davvero dopo il concerto di Milano andrete ognuno per la propria strada?
J-Ax: «Restiamo amici e soci, ma questa è stata una parentesi, un’avventura come quella di Dalla e De Gregori in “Banana Republic”, col dovuto rispetto. Stiamo già lavorando ai nostri album solisti».
Fedez: «È incredibile che la gente si sia dimenticata che siamo due artisti solisti. Ma va così, oggi è questa la velocità delle cose. O io sto diventando vecchio» (ride).

Siete nei camerini, il concerto di San Siro è finito. Come vi salutate?
J-Ax: «“Ciao Fede, ci si vede tra un paio di giorni in ufficio”. Poi magari mi commuoverò un po’».
Fedez: «Io andrò fuori a bere. Sarò tentato di invitarlo, ma alla fine non lo farò, perché lui di certo se ne andrà a casa a dormire, come ogni volta...» (ride).

Per San Siro un palco a 360° e tanti ospiti

Il concerto del 1° giugno allo Stadio di San Siro sancirà la conclusione dell’operazione che ha visto J-Ax e Fedez unire le forze per un album («Comunisti col Rolex», il disco italiano più venduto del 2017) e un lungo tour. Già dal titolo, «La Finale», l’evento celebrerà il successo del progetto e la ripresa delle carriere soliste dei due artisti.

Che con loro, su un grande palco a 360°, hanno voluto molti compagni di viaggio degli ultimi anni:  Levante, Malika Ayane, Nina Zilli, Grido (fratello di J-Ax), Guè Pequeno, Il Cile, Sergio Sylvestre e Stash dei The Kolors. J-Ax e Fedez interpreteranno anche i brani più significativi dei rispettivi repertori. E «Italiana», il singolo inedito uscito il 4 maggio. È prodotto da Takagi & Ketra, che già avevano collaborato alle hit «Vorrei ma non posto» e «Senza pagare».