Home MusicaNewsLa morte di Lara Saint Paul: siamo andati a vedere dove ha concluso i suoi giorni. Poverissima

La morte di Lara Saint Paul: siamo andati a vedere dove ha concluso i suoi giorni. Poverissima

Come è potuta finire così una diva a cui Sorrisi ha dedicato centinaia di pagine, foto, interviste? Una star della canzone che si esibiva con i più grandi: Frank Sinatra, Louis Armstrong, Stevie Wonder

18 Maggio 2018 | 11:51 di Paolo Fiorelli

Sull’ingresso del palazzo non un annuncio, un fiore, una lettera: nulla. Dei funerali non si sa neppure la data, o se saranno pubblici o privati: pare non ci siano i soldi. Mi guardo intorno per vedere se almeno ci sono altri giornalisti venuti a raccontare l’addio a una grande artista, che ha fatto la storia della musica italiana. Non c’è un’anima. Sono qui, in un enorme, grigio palazzone a due passi dalla stazione ferroviaria di Bologna. E la sensazione dominante è di sconforto. E stupore. Lara, ma come è potuta finire così?

Ripenso a chi eri. Una diva a cui Sorrisi ha dedicato centinaia di pagine, foto, interviste. Una star della canzone che si esibiva con i più grandi: Frank Sinatra, Louis Armstrong, Stevie Wonder. E che ha concluso la sua parabola nella povertà più nera, alleviata solo dal piccolo aiuto della legge Bacchelli, creata proprio per soccorrere gli artisti in disgrazia: nel suo caso 600 euro al mese. E pensare che Louis Armstrong aveva detto: «Ho conosciuto tante cantanti di talento, ma Lara è la più grande». E allora abbiamo deciso di venire fin qua per raccontare l’ultima parte, quella meno conosciuta, della vita di Lara Saint Paul.

Troppe sventure

Incontro Alessandro Farina, cultore della musica degli Anni 60 e organizzatore di eventi e serate dedicate a quel periodo, che le è stato vicino fino all’ultimo. E che mi spiega: «I guai sono cominciati nel 1995 con la morte del marito Pier Quinto Cariaggi, l’uomo che aveva organizzato la tournée in Italia di Frank Sinatra. Dopo la perdita del marito Lara aveva scoperto che la situazione finanziaria della famiglia era già disastrosa. Poi si sono aggiunti i problemi delle figlie: Guendalina, ricoverata in una clinica psichiatrica, e suo figlio Pierandrea, nipote di Lara, dato in affido. Un colpo durissimo per l’artista. La seconda figlia, Manuela, costretta su una sedia a rotelle. Infine, la malattia: un tumore che in un anno se l’è portata via, l’8 maggio scorso, quando è spirata in un “hospice” a Casalecchio di Reno, vicino a Bologna».

E allora lascio il palazzone dove Lara ha passato i suoi ultimi anni, dimenticata da tutti, tranne che da pochi fan come Alessandro e dalla famiglia: la sorella Loredana, con cui viveva e che la assisteva, e le due figlie Manuela e Guendalina. Vado a Casalecchio. Loro sono là.

La figlia: «E ora chi ci aiuterà?»

Manuela è distrutta dal dolore: «Eravamo indivisibili. Per me il ricordo più bello rimarrà sempre mamma che canta  “Summertime”, il suo brano preferito. Oppure “E se domani...” che oggi mi rende ancora più triste, perché sembra parlare della nostra separazione». I problemi non sono finiti: «Ora ho paura che, senza l’aiuto di mamma, diano in affido anche la mia bambina di 11 anni, perché io sono invalida e non posso fare tutto. Mamma non avrebbe voluto. Spero che qualcuno ci aiuti».

Loredana, la sorella di Lara e zia di Manuela, non si lascia andare: «Siamo una famiglia unita e affronteremo questa disgrazia senza arrenderci. Vivevamo insieme a Bologna, a casa mia, da otto anni. Qui stavamo bene, nonostante i problemi. Per me Lara sarà sempre il mio angelo: lei aveva dieci anni più di me e mi proteggeva. Il ricordo più bello? Quando ero ancora bambina, durante un concerto, sono scappata sul palco per starle vicino. Lei mi ha abbracciato mentre continuava a cantare...».

Faceva ancora progetti

Alessandro Farina cercò di aiutarla a tornare in auge. «Ma risalire la china era impossibile» dice «a causa dei mille problemi familiari e fisici. Lara aveva subito un’operazione alla gamba e doveva muoversi con una stampella. Ma non è solo questo: il suo modo di lavorare era grandiosamente fuori dai tempi. Aveva bisogno di una vera orchestra, non si sarebbe mai potuta esibire usando basi musicali registrate, come si usa oggi. Ma l’orchestra era fuori discussione perché troppo costosa... Comunque non l’ho mai vista piangere e neppure ripiegarsi sui ricordi: parlava sempre di un nuovo disco da fare. Un’altra persona non avrebbe retto: dalla fama mondiale a non avere i soldi per il latte, ma vi rendete conto? Eppure lei non ha mai perso la sua dignità; era sempre una diva e sempre lo sarà per tutti noi, suoi ammiratori».

Il ricordo degli ultimi amici

C’è comunque chi la ricorda con affetto. Zaira Lavanga, una vicina di casa: «Era molto discreta e gentile, ma si capiva che aveva avuto una vita straordinaria. Era un po’... eccentrica, ecco. La vedevo spesso in accappatoio e turbante, tranquilla, sorridente. Una bellissima donna». Oppure Angelo Borsarini, il titolare del bar sotto casa: «La prima volta che è entrata le ho puntato il dito contro e ho esclamato: “Lara Saint Paul!”. A lei ha fatto piacere, ma ancora di più ha apprezzato i complimenti per la voce. Mi diceva che non amava essere lodata per la bellezza, ma per il modo di cantare. Qui a volte organizziamo cene di beneficenza e lei partecipava sempre, ma non per mettersi in mostra. Ero io a dire: ma lo sapete chi è qui con noi?».

Una domanda a cui, cercando di condensare in poche parole una grande carriera, possiamo rispondere: la cantante che nel 1968, a Sanremo, si esibì insieme con Louis Armstrong in «Mi va di cantare»; che nel 1973 registrò con Quincy Jones «Non preoccuparti», altro successo; che nel 1978 partì per una tournée in tutto il mondo che toccò Usa, Sudamerica e Giappone (dove era popolarissima); che negli Anni 80 portò in Italia la moda dell’aerobica; che nel 1992 si esibì in «Lara super special», un concerto televisivo trasmesso in 18 Paesi. E che poi, travolta da problemi familiari e di salute, ha perso quasi tutto: fama, ricchezza e felicità. Ma non la sua classe.