Home MusicaNewsLa storia di Joan Thiele, da un tour in Y10 al successo

La storia di Joan Thiele, da un tour in Y10 al successo

In pochi mesi ha aperto il concerto dei Lukas Graham ed è stata nominata agli MTV Awards. Aprirà anche le date di Niccolò Fabi

29 Giugno 2016 | 16:33 di Valentina Cesarini

Joan Thiele, come avevamo previsto nel nostro pezzo sulle 7 nuove voci da tenere d'occhio, è un nome che state sentendo girare ogni giorno di più. Dopo un'apertura di classe al Market Sound Festival e dopo aver fatto da spalla al concerto dei Lukas Graham al Postepay Rock in Roma, la giovane promessa del pop italiano (ma cantato in inglese, ndr), è stata nominata nella categoria Best New Artist degli MTV Awards 2016. La sua ultima "conquista": Niccolò FabiJoan aprirà, infatti, tre date del cantautore romano (il 14 luglio a Mantova, il 17 a Padova e il 21 a Fiesole). Il suo EP di esordio omonimo è uscito il 10 giugno su Universal.

Joan Thiele, classe 1991, figlia di madre italiana e di padre svizzero-argentino, sfoggia una bellezza esotica che colpisce soprattutto per la semplicità: solare ma un po' timida, risponde alle nostre domande con la stessa delicatezza che caratterizza tutto il disco. Il suo ultimo singolo si chiama Taxi Driver ed è accompagnato da un video che vi "svela" i trucchi degli effetti speciali.

Ciao Joan, parlaci di "Joan Thiele".
Questo EP nasce dal lavoro degli ultimi due anni: ci sono cose più recenti, come Taxi Driver e Save Me, che ho scritto un paio di mesi fa, ma anche Rainbow e You and I che hanno già due anni. Sono canzoni con storie e tempi differenti, ma con una linea comune: raccontano un percorso, la visione di una crescita mia, personale, che ho raggiunto grazie alla musica. Quando una passione è così forte diventa terapeutica.

Il video di Taxi Driver è molto particolare: è stata una tua idea?
No, l'idea è del regista Fabrizio Conte. Il mio ragazzo poi, che è scenografo, si è occupato di creare queste foto immense che hanno composto la scenografia. Un lavoro enorme. Sul set si è creata una forte sinergia.

Pochi mesi fa hai lavorato a New York con il produttore Chris Tabron (che ha prodotto brani di Beyoncé, Nicki Minaj, Mary J Blige, Common, James Blunt ma anche Jovanotti). Com'è stata quell'esperienza?
Pazzesca! Sono stata molto fortunata: sto lavorando con Redbull, un partner che mi sta vicino e mi dà modo di fare cose belle. Ti mette davvero alla prova fare un'esperienza così, è stato come un sogno che si avverava.

Cosa hai pensato quando hai firmato con una casa discografica come Universal?
Inizialmente ho voluto un po' aspettare per firmare; aspettavo la conferma che poi ho avuto. Non è stato un impulso. È importante capire se ci sono le persone giuste, di cui ti puoi fidare e con cui puoi lavorare serena.

Una squadra di lavoro, insomma.
Si, proprio così. Uno si immagina: «Chissà che cosa grossa firmare per una major» e lo è. Però dietro all'azienda ci sono anche delle persone in carne e ossa che lavorano e io ho avuto la fortuna di trovare quelle giuste.

C'è una persona in particolare che vorresti ringraziare per le soddisfazioni che stai prendendo in questo periodo?
Oltre a mia mamma, che è una donna alla quale devo tanto, la persona da ringraziare è zia Guia, che non è mia zia di sangue, ma è una persona che conosco da quando sono bambina. Mi ha cresciuta lei, ho vissuto con lei per tre anni.

Ho letto che qualche anno fa hai fatto un tour per tutta l'Italia con la tua band, viaggiando in una Y10. Qual è il ricordo più bello che hai di quel periodo?
Questa fa troppo ridere. Andavamo in giro in quattro, compressi insieme agli strumenti dentro l'auto. Ci portavamo sempre dietro un diario, che lasciavamo sul palco in modo che il pubblico potesse lasciarci dei pensieri scritti. A un certo punto passiamo dalla Calabria e ci fermano i carabinieri, convinti di doverci perquisire. Dopo un po' dico «Guardate che io sono brava, ho fatto pure un concerto in carcere» e il carabiniere mi risponde «Ah ecco, per la polizia sempre e per noi mai!» [ride] Allora io gli dico, per scherzare «Guardi questo è il diario che portiamo sempre con noi, se vuole ci lasci il suo pensiero» e lui mi ha fatto troppo ridere, perché ha scritto «Si avvicinano quattro soggetti inizialmente sospetti. Dopo di ché decidiamo di lasciarli andare per la simpatia. Con affetto, il carabiniere».

A proposito, com'è stata l'esperienza del concerto in carcere?
Molto bella, la rifarei. È nata in modo naturale. Avevo fatto un live in centro a Brescia e mi si era avvicinata una signora per dirmi che era la direttrice del carcere di Brescia e che le sarebbe piaciuto avermi per un concertino. Sono stata attratta dal fatto che fosse una donna e poi volevo conoscere una realtà che non conoscevo. C'erano molte donne a lavorare dentro il carcere. È stato emozionante.