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Mahmood: «Voglio fare musica senza rimpianti»

Da X Factor a Sanremo Giovani 2016. Una carriera tutta da costruire, a modo suo

01 Agosto 2016 | 16:39 di Alessandro Alicandri

Mahmood (all'anagrafe Alessandro Mahmoud) è un ragazzo di 23 anni che ha partecipato a X Factor nella sesta edizione (per sole due puntate) e a Sanremo Giovani nel 2016 con il brano "Dimentica". È giovanissimo e ha tutto un mondo personale e musicale tutto da raccontare. Due occasioni l'hanno portato a una maggiore notorietà, ma lui le ha prese solo come dei punti di passaggio, per capire quanto c'è da imparare nella musica e quanto c'è da crescere per farla bene. Non è focalizzato sulla ricerca del grande successo: vuole fare musica di cui andare (sempre) orgoglioso.

Dire che hai partecipato a X Factor mi pare eccessivo, diciamo che l'hai sorvolato.
«Esatto! Non ho proprio vissuto la fase "bolla" di X Factor. Dovevo fare la maturità, gli Home Visit erano in Sardegna pochi giorni prima dell'orale. Vengo eliminato e da quel giorno piango tantissimo. Sono andato un po' in crisi. Poi dopo un mese e mezzo mi richiamano, mi chiedono per provare a entrare di nuovo e entro nel cast per una sola puntata live. Sono uscito senza traumi, avevo le spalle più forti».

In molti hanno pensato che meritassi un X Factor intero, da protagonista.
«Ho fatto delle scelte sbagliate e non ho meritato quel posto. Quando mi hanno fatto cantare a cappella durante gli Home Visit ho improvvisato "Sere nere" di Tiziano Ferro quasi senza pensarci: era la cosa più sbagliata che potessi fare. Poi in gara ho fatto una sola puntata portando "Name and Number" dei Curiosity Killed the Cat. Una band, funk, inglese, degli anni 80. Non c'era niente di più distante dal mio mondo musicale in quel momento! (ride)».

Eppure hai ricevuto, se non ricordo male, un sacco di complimenti dai giudici.
«Sì, a tal punto che ero gasatissimo. Poi al televoto ho subìto lo svantaggio dell'essere entrato dopo. Poi, nella scelta finale, il rapporto non idilliaco ai tempi tra Arisa e Simona Ventura forse ha contribuito alla mia eliminazione. Ma da quell'esperienza ho capito che dovevo mettermi a studiare, imparare a scrivere canzoni e migliorarmi sotto tanti aspetti».

Cos'hai fatto tra X Factor e Sanremo 2016?
«Studiato, studiato e studiato ancora. Nel frattempo facevo il cameriere e il barista. Aprivo il bar quindi si cominciava alle 5 e mezza del mattino. I miei genitori mi hanno regalato un'auto che mi si è rotta per un incidente poche settimane dopo. Un periodo un po' sfigato e di rinascita. Per fortuna c'era la musica, ho iniziato a lavorare con dei produttori, mi sono iscritto al CPM, ho capito che la musica è la mia unica strada. E non ho più comprato auto da quel momento, guido solo le Enjoy! (ride)».

In che modo sei cresciuto?
«Ho iniziato a scrivere cose mie, mi sono avvicinato al mondo della produzione influenzando i miei brani con l'elettronica, ho cambiato tanto il modo di approcciarmi alla musica. Pensa che "Dimentica" l'avevo arrangiata solo con la chitarra acustica e pochi altri strumenti quando sono arrivato a Area Sanremo. Quando l'ho risentita la prima volta con l'arrangiamento, molto più simile a come è adesso, è stato uno shock. Ecco, lì ho capito che la musica non è una faccenda fatta di cose che prendi e butti addosso al pubblico. Le lavori, le fai crescere, le stravolgi se necessario».

Cosa hai capito di Simona Ventura, tua giudice, nel poco tempo di permanenza nel talent?
«È una persona simpatica, energica, positiva. Io sembro un po' di segno opposto, più cupo, ma solo quando faccio musica. Ho un carattere con varie sfaccettature ma che si vedono poco sul palco, è vero. Non mi piace buttarla in caciara perché di fronte al pubblico sento di dover loro un atteggiamento professionale, responsabile. Mi sento di essere così e così mi presento. Non credo sia giusto o sbagliato, sono fatto così».

Com'è andata a Sanremo 2016?
«Sono contentissimo perché c'era un cast e una qualità delle canzoni enorme. Mi sono piaciuti quasi tutti e non mi sbaglio se dico che noi giovani quest'anno avevamo molto da dare, anche più dei big se posso permettermi. Ha vinto Francesco Gabbani con un pezzo bellissimo come "Amen". Tanti stili diversi hanno messo nel pubblico molta curiosità».

Tu invece?
«Io ho fatto delle prove pessime, continuavo a guardare il teatro e a stupirmi di quanto fosse piccolo rispetto a come si vede in tv, anche se ero schiacciato dall'aura di sacralità che lo circonda. Dopo le prove ho visto la sicurezza dei big, prima fra tutti Dolcenera, nel gestire il momento delicato delle prove. Da lei e da altri ho imparato, ho imparato ancora».

Sul palco come ti sei sentito?
«Come se fosse l'ultima esibizione della mia vita. Ho cominciato in apnea e ho finito senza fiato, ma è andata bene. Nei camerini mi chiamavano "Ornella Vanoni" perché ero così teso che non riuscivo a parlare e parlavo per vagiti, non si capiva niente. Sono arrivato quarto davanti a artisti bravissimi. Io portavo "Dimentica", un brano scritto senza pensare a Sanremo, che non si comprende appieno al primo ascolto e vestendomi in maniera non conformista, rischiando un po'. Ho vissuto tutto al 100%».

Sei l'unico che non ha pubblicato nulla dopo il Festival.
«È vero, è una precisa scelta. Ringrazio la Universal che mi ha permesso di aspettare il momento giusto. L'idea è quella di lavorare a una serie di singoli per poi arrivare più in là all'album, che non è una mia priorità in questo momento. Ci tengo a lavorare a ogni con grande attenzione ai dettagli e per farlo serve tempo. Tanto tempo. Lancerò dopo l'estate uno o più singoli e poi si vedrà».

Da poco ho visto che hai incontrato Fabri Fibra! Che impressione ti ha dato? È un artista molto discusso.
«Ho saputo dei recenti fatti che l'hanno coinvolto e sono piuttosto sicuro che nessuno sia interessato alla mia opinione su una cosa che nemmeno mi riguarda! (ride) Io posso dirti che tramite la sua manager l'ho incontrato, abbiamo visto un sacco di videoclip, abbiamo parlato di musica. Ho incontrato un rapper che dimostra la metà dei suoi anni per quanto è frenetica la sua creatività. È una persona simpatica, rispettosa e genuina. Il resto, non mi interessa».

Quali sono i nomi passati a X Factor che ti piacciono di più?
«Non ti dirò i nomi più popolari, ma delle persone che apprezzo artisticamente e che sono anche degli amici. Camilla Magli ha fatto X Factor nel 2014 e abbiamo scritto assieme, ha una mente artistica eccezionale. Mi piace tanto Riccardo Schiara e Ilaria Rastrelli. Dopo questi anni mi ritrovo circondato da amici che sono anche artisti e questa cosa mi dà un sacco di carica per continuare, creare, fare cose belle».

In un mondo parallelo in cui vinci X Factor, forse avresti registrato un album in 10 giorni.
«Per questo mi ritengo molto fortunato nel non aver vinto. Ti assicuro che portare sul palco tre minuti di una canzone presa al volo da un altro, una canzone che magari nemmeno ti piace, è una tortura. Non mi voglio sentire in colpa perché voglio fare qualcosa di profondamente mio. Alle mie orecchie e nel cuore un brano dev'essere pensato perché lo ami a lungo termine. Voglio fare musica senza rimpianti».