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Margherita Vicario e l’importanza della musica live in tv

Ha recitato in tv, in teatro e al cinema, dai Cesaroni a Woody Allen. Oggi è impegnata con un nuovo progetto musicale e con il programma di Raitre «Cyrano - L'amore fa miracoli»

Foto: Margherita Vicario  - Credit: © Laura Penna

27 Marzo 2018 | 13:00 di Valentina Cesarini

Margherita Vicario, classe 1988, è un nome che da una decina d'anni naviga tra il mondo del teatro, della tv e del cinema, e (relativamente) di recente anche quello della musica. Laureatasi all'Accademia Europea d’Arte Drammatica, Margherita dal 2008 recita in molte fiction italiane popolari, come I Cesaroni, I Borgia e Un passo dal cielo, ma anche in teatro e al cinema (perfino per Woody Allen, in «To Rome with Love»). Tra un provino e l'altro, scrivendo canzoni, si accorge di poter creare un progetto tutto suo: se recitare è un mestiere che lascia poco margine decisionale, poiché l'attore è solo un tassello di un meccanismo molto più grande, produrre musica è un'arte che si può decidere di fare in qualsiasi momento, in qualsiasi modo. Ovunque. Esce nel 2014 il suo primo EP, «Esercizi preparatori», e l'anno dopo il suo album d'esordio, «Minimal Musical», entrambi prodotti dall'etichetta indipendente di Roberto Angelini, FioriRari.

Da venerdì 23 marzo, due importanti news la toccano: Margherita esce con il nuovo video «Castagne» (per la prima volta sotto INRI/UMA Records) e inizia un'avventura televisiva su Raitre come ospite musicale di «Cyrano - L'amore fa miracoli», condotto da Ambra Angiolini e Massimo Gramellini.

Come non incuriorirsi di una donna così eclettica? (L'intervista la trovate sotto il video).

Ciao Margherita! Sono appena iniziate due nuove avventure per te: l’ingresso nella family di INRI/UMA Records e la partecipazione a Cyrano. Raccontaci come ti senti.
Ciao, mi sento molto bene! Come al solito le cose succedono tutte insieme, la sensazione è quella di alzarsi sulla tavola da surf e divertirsi. L'ingresso in INRI/UMA mi fa immaginare un futuro pieno di progetti, mentre l'inizio della trasmissione mi fa tenere i piedi per terra e la testa in sala prove. Insomma un momento ricco, di lavoro, ricerca e anche divertimento.

Ultimamente la musica live - come contenuto di qualità e non come gara - è tornata protagonista in tv: ne sono un esempio Gazebo, Ossigeno e anche Cyrano. Secondo te come mai sta succedendo?
Negli ultimi anni la programmazione televisiva è stata subissata di talk politici, trasmissioni d'attualità, talent di ogni tipo. Evidentemente è un po' cambiato il vento. Ho sentito dire al nuovo direttore di Raitre Stefano Coletta che è tornato il tempo della narrazione. In più la musica ha un fortissimo aspetto didattico e poetico oltre che d'intrattenimento quindi è sempre la risorsa migliore per veicolare contenuti.

Prima di essere una musicista, ti sei laureata all’Accademia Europea d’Arte Drammatica e hai recitato in tv, in teatro e al cinema. Quali sono gli aspetti positivi e negativi di queste due complesse professioni?
Sono due mestieri simili ma opposti, diversissimi. Quando recito sono al servizio di un copione, di un regista, mi piace essere diretta e capire come fare al meglio una cosa o l'altra. È faticoso perchè la concorrenza è spietata, serve molta fortuna, ci sono dei canoni estetici (ahimé) da rispettare. Un'attrice riceve moltissimi NO prima di un bel SI, insomma per fare il lavoro dell'attore ci vuole un bello stomaco resistente, lo chiamano il fuoco sacro...per emergere nel mondo della musica ci vuole altrettanta tenacia, ma è molto diverso: io per esempio mi scrivo musica e parole quindi sono la regista e sceneggiatrice di me stessa; quando canto decido io cosa e come, il lavoro di squadra c'è ugualmente, c'è il produttore, la label, i musicisti, ma è molto diverso: quando canto sono schierata in prima persona e devo esprimere me stessa, quando recito devo lasciarmi andare. Insomma è complesso spiegarlo, sono professioni similissime ma profondamente diverse!

Hai suonato con artisti della scena romana molto amati, come Roberto Angelini e Niccolò Fabi. Qual è l’insegnamento più prezioso che hai potuto imparare da loro?
Loro suonano, scrivono. Non c'è social che tenga, moda che passi. Loro suonano e sanno intrattenerti con una chitarra e una voce anche per due ore e mezza. A Roberto Angelini devo tantissimo, gli voglio molto bene e più cresco più mi rendo conto di quanto è stato generoso e gentile con me: ha prodotto il mio primo disco senza cercare di modificarmi o di farmi seguire un genere. Ha arrangiato e prodotto, con la sua etichetta FioriRari, le mie prime canzoni lasciandomi esattamente com'ero: esagerata, curiosa, strana, irregolare e questo mi ha permesso di far ascoltare la vera me. E gliene sono grata. Mi ha dato valore e fiducia, mi ha dato ascolto. Mi ha insegnato ad essere umile e versatile, eclettica e pronta a tutto.

Se un giorno incontrassi un alieno venuto da un altro pianeta e ti chiedesse cos’è la musica, cosa gli faresti ascoltare per spiegarglielo?
Gli farei ascoltare il secondo movimento della settima sinfonia di Beethoven, se non dovesse fare effetto gli metterei "Sunny" di Bobby Hebb... di sicuro un sorriso se lo farebbe.