Home MusicaNewsMax Pezzali: «Dai giovani ho tanto da imparare»

Max Pezzali: «Dai giovani ho tanto da imparare»

Il cantante ci parla della sua esperienza a The Voice of Italy, del suo nuovo album e del tour in partenza

Foto: Max Pezzali  - Credit: © Ufficio Stampa

04 Maggio 2016 | 15:55 di Andrea Di Quarto

Sono giorni intensi per Max Pezzali. Da diverse settimane è impegnato su Raidue come coach nella sfida di «The Voice of Italy», dove assicura: «C'è uno dei miei cantanti che li stenderà tutti». E il 13 maggio esce «Astronave Max New Mission 2016», qualcosa di più di una semplice riedizione del suo ultimo album di inediti «Astronave Max». Il disco viene ripubblicato con l'aggiunta di due canzoni nuove: «Due anime» e «Non lo so», più un secondo cd, «Max Best Live», una sorta di succosa anticipazione del tour che partirà il 29 giugno da Roma e che farà tappa nelle principali città italiane. «Per me il tour è sempre uno degli aspetti più belli di questo mestiere» racconta Max, che incontriamo a Milano negli uffici della Warner Music. «La vita in comune con la band, il contatto diretto con il pubblico, non vedo l'ora di riprovare tutto questo».

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?Partiamo da «The Voice», come sta andando?
«Dapprima ero scettico, una cosa del tipo: ?Che diritto ho io di giudicare gli altri??. Poi ha prevalso la voglia di uscire dalla routine ?disco-promozione-tour-raccolta-disco?. Ho pensato che forse avrei potuto trasmettere qualcosa di quello che ho imparato in questi 25 anni nell'ambiente musicale. Far passare il concetto che il talento è uno strumento, ma che non basta se non passa anche quel qualcosa di irrazionale e di non misurabile che fa la differenza».

Perché nelle «Blind audition» non si girava mai per primo?
«In realtà, dopo il primo giorno di audizioni io avevo praticamente formato la squadra e non volevo rischiare di essere costretto a prendere un talento sbagliato. Il montaggio, per esigenze ?narrative?, ha spalmato le mie scelte lungo tutto il percorso. Poi conta anche la strategia: non posso mica lasciar vincere il mio amico Emis Killa!».

Facendo il coach a «The Voice», per alcuni ragazzi lei rappresenta la grande occasione per entrare nel mondo della musica. I suoi inizi come sono stati?
«Io e Mauro (Repetto, l'altro componente degli 883, il gruppo degli esordi, ndr) c'eravamo innamorati dell'allora neonato hip hop, era l'85 o l'86, e volevamo fare rap. Mandammo anche un brano a Jovanotti, all'epoca dj, che lo passò nel suo programma a Radio Deejay. Cantavamo in inglese e in verità eravamo alquanto improbabili come rapper, quindi decidemmo di scrivere canzoni. Mauro disse: ?Dobbiamo trovare qualcuno che creda in noi?. Andò alla Sip, come si chiamava allora la Telecom, e recuperò le ?Pagine gialle? di Milano alla voce «Case discografiche». Contattammo la Warner, ma in realtà non si trattava della casa discografica, bensì delle edizioni musicali. Ci fecero un contratto editoriale da poche centinaia di migliaia di lire per consegnare un sacco di brani al mese. Non ne venne fuori nulla di concreto, ma fu un'esperienza importante perché avere delle scadenze per i brani da consegnare mi fece capire che la musica è un mestiere. Che non vuol dire mettere la creatività al servizio degli obblighi, ma che il talento e la creatività senza disciplina non vanno da nessuna parte».

Funziona ancora così per lei?
«Certo. Non credete a tutte quelle sciocchezze sull'ispirazione che arriva di notte. Una cosa è scherzare o provare gli strumenti, un'altra scrivere canzoni. In questo caso, almeno per quanto mi riguarda, devo immergermi completamente, pensare solo a quello, fare solo quello. Allora sì che nel sonno ti viene l'idea su quell'accordo o quel verso che ti mancava!».

Uno dei due pezzi inediti del suo nuovo album è opera di Niccolò Contessa, anima del progetto musicale indipendente I Cani...
«Sì, abbiamo scritto insieme il singolo ?Due anime?. Mi è piaciuto molto farlo perché Niccolò è una delle penne migliori in circolazione. Avevo questo pezzo che girava tra i miei appunti da mesi, ma non ero del tutto convinto. Lui mi ha aiutato a metterlo a fuoco, ed è stato il suggello di una stima reciproca».

Non è la prima volta che lavora con artisti emergenti.
«Credo che sia fondamentale non chiudersi in se stessi e cercare di creare continuità tra il proprio lavoro e quello che fanno delle persone che in qualche modo rappresentano il futuro. Per me è importante quello che posso imparare da ragazzi come Contessa, riuscire a contaminarsi. E il discorso vale anche per l'altro inedito, che ho scritto con Zibba, uno dei giganti della scrittura. Nulla è più pericoloso, per chi fa il mio mestiere, dell'autoreferenzialità. Specialmente dopo avere scritto più di cento canzoni».

Per molti artisti giovani lei è una sorta di icona pop, eppure alle volte si ha la sensazione che sia sorpreso da questo.
«È vero, perché spesso non si ha un'idea reale di quale sia l'effetto che i propri pezzi suscitano nelle persone. O al limite lo si immagina. Ma è sempre qualcosa che deriva dalla propria percezione e non è detto che sia quella giusta. Quando trovi delle persone, magari diversissime artisticamente da te, che si sono appropriate di qualcosa di tuo e questo ha permesso loro di realizzare delle cose completamente diverse, ti stupisci».

Prima diceva delle sue oltre cento canzoni, eppure non è molto prolifico: quattro album d'inediti dal 2004 a oggi, la media di uno ogni tre anni. Da che cosa dipende?
«In parte dal fatto che tendo a essere ipercritico nei confronti di quello che faccio. In generale in giro c'è una compulsività dei consumi, compresi quelli musicali, che porta alla bulimia. Da parte di chi la musica l'ascolta, perché ne ha disposizione troppa, e da parte di chi la produce, che grazie al digitale non ha limiti. Ecco, credo che le emozioni vadano fatte sedimentare, altrimenti il rischio è di diventare un po' troppo dei mestieranti. A me piace scrivere, fermarmi e riascoltare quello che ho composto un po' di tempo dopo, per vedere se ha ancora lo stesso impatto emotivo. Credo che sia necessario prendersi il tempo che occorre se si vuole fare qualcosa che sia al di sopra della soglia del rumore».

ASTRONAVE MAX NEW MISSION 2016: Il nuovo album di Max Pezzali, in uscita il 13 maggio, contiene tutti i brani del precedente, più gli inediti «Due anime» e «Non lo so» e un altro cd con 14 live.