Home MusicaNewsMichele Bravi: «Ecco le mie nuove consapevolezze»

Michele Bravi: «Ecco le mie nuove consapevolezze»

Il vincitore di X Factor nel 2013 racconta il suo percorso. Su binari che si è costruito da solo

05 Agosto 2016 | 13:37 di Alessandro Alicandri

In queste settimane nelle quali abbiamo parlato di X Factor con i protagonisti che l'hanno vissuto, non abbiamo mai pubblicato un'intervista come quella che state leggendo oggi. Si è così tanto parlato della vittoria di Michele Bravi nel 2013, del suo primo percorso discografico e della sua "rinascita". Se n'è parlato così tanto che oggi volevamo fare qualcosa di diverso. Con Michele abbiamo parlato poco del talent e molto di più del suo presente con qualche anticipazione sul futuro, in un panorama diviso tra spettacoli, concerti, Youtube e progetti in cantiere. Guardare in avanti era davvero importante. Lo capirete leggendo le sue parole e tra le righe di questa intervista.

Cosa sta facendo Michele quest'estate?
«Sto cambiando casa! Poi me ne torno negli Stati Uniti per le vacanze. Sono stato un lungo periodo a Los Angeles e volevo tornarci, ma i prezzi erano proibitivi, così ho deciso di andare a New York. Mi manca come città! Dopo tre anni senza vacanze, oggi ho davvero bisogno di una pausa».

Abbiamo intuito che stai preparando del materiale nuovo.
«Sì, ma non si tratterà semplicemente di un disco. È un progetto diverso, qualcosa che non mi vedrà solo nelle vesti di cantante. Ci sono tante idee in ballo perché sto esplorando me stesso. Ho capito che oggi è importante far convivere il gap che c'è stato tra il primo e il secondo album. Lo farò con qualcosa di nuovo, con una storia, sarà qualcosa di narrativo. Lo so che detta così non si capisce molto, ma presto capirete di cosa sto parlando».

Mi hai messo molta curiosità. A che punto sei del lavoro?
«Sono in ampia fase di scrittura, scrivo e riscrivo le cose mille volte. Mi sembra davvero di essere riuscito a lavorare a dei pezzi dove non faccio più giri di parole, vado dritto al punto. Sono contento e sorpreso di quello che sta venendo fuori. Il disco, se volessi, sarebbe già pronto e potevo pure pubblicarlo. Ma sto aspettando perché voglio "ottimizzarlo". Devo essere pronto a difenderlo sotto ogni aspetto. Maturerà, valuterò la sua modalità di diffusione e poi lo scoprirete».

Nel nostro ciclo di interviste, sei stato più volte citato come un ottimo esempio di "rinascita" artistica.
«C'è stato un momento, l'ho raccontato spesso, nel quale pensavo di dover dare la colpa a tutti: alla discografia, al talent, alle regole del mercato. Le fasi "down" nelle quali devi lottare perché la tua passione rimanga il lavoro, possono essere distruttive. Poi ho capito che volevo davvero riuscirci. Così invece di dare la colpa all'universo mi sono concentrato sul da farsi e su alcuni concetti fondamentali per crescere: avere pelo sullo stomaco, grande capacità di adattamento e soprattutto la voglia di liberarmi dalle catene del "mercato", mettendo in campo tutto me stesso come principale cavallo di battaglia».

Visto quello che sta succedendo attorno a te, non puoi che esserne soddisfatto, finora.
«Esatto, finora. Perché se c'è una cosa che mi hanno insegnato grandi nomi come Tiziano Ferro o Giorgia, è che non ci si deve mai sentire arrivati. Non è un modo di dire, è una pratica quotidiana: bisogna tenere i piedi ben piantati a terra. Oggi ho smosso un terremoto nella mia vita, c'è stato un bel cataclisma, ma io sto pensando da tempo ai nuovi passi, ai nuovi percorsi da seguire. Sai cosa ho capito?».

Cosa?
«Bisogna smettere di rivolgersi solo ai discografici e agli addetti ai lavori. Bisogna rivolgersi innanzitutto al pubblico. La mia musica la ascoltano in modo attento le persone, non i presidenti delle discografiche. Quando capisci questo, inizi un cambiamento umano e artistico evidente, ti senti molto più libero e più forte. È con questo atteggiamento che la musica poi arriverà a tutti, anche agli addetti ai lavori».

Quanto è importante che un artista si proponga in modo multimediale, oggi?
«È importantissimo. Credo tanto nella contaminazione espressiva. Fiorella Mannoia, faccio un esempio a caso, è un'artista che sono sicuro faccia cose molto più articolate del fare dei pensieroni sulla propria attitudine musicale. Solo che nel suo periodo d'esordio, c'erano meno canali e le persone forse si vedevano meno tridimensionalmente. Ecco: io ho capito che posso essere una persona riflessiva e ironica senza che una cosa screditi l'altra. Mi invita a cena un'amica che promuove l'alimentazione con gli insetti? Mangio gli insetti. Racconto parti molto personali della mia vita sul palco o su Youtube? Posso e devo poterlo fare senza che nessuno pensi sia un pagliaccio. Il pubblico vero, quando guarda la persona e non il personaggio, ti offre dei margini molto più ampi in quello che fai»·

Oggi molti artisti che nascono Youtuber o influencer lanciano proposte musicali: in qualche modo fanno musica. È valido anche il processo contrario per te?
«Ma certo! Non importa dove sei nato e cosa fai, ma cosa proponi. Se quello che proponi è m****a, quello è e così rimane. Vale per tutti. Oggi mi fa solo felice che chi nasce dal web o si esprime attraverso il web possa trovare altri canali, anche musicali. È la dimostrazione che i mezzi tradizionali come la tv o le radio hanno un'influenza meno forte rispetto al passato e che le dinamiche con le quali veniamo considerati, noi figli del web, anche se tecnicamente io sono anche "figlio" della tv, volgono a nostro favore. Ma magari non sarà così per sempre»

Come sono andate le date estive del tuo tour?
«Abbiamo accontentato le richieste del pubblico che voleva delle date un po' più capillari in alcune parti di Italia. È stato molto utile: ho capito quali sono i brani che sento ancora molto dentro il mio discorso musicale e quali meno. Ho soprattutto capito che devo parlare, più di quanto non abbia fatto in passato, di me. Lo devo fare in modo ancora più diretto e potente. Devo tirare fuori il mio contenuto, la mia storia».

Ho notato che in questi mesi su Youtube sei in piena attività e sei migliorato molto!
«Grazie, diciamo che dal punto di vista tecnico sono sempre un cane maledetto (ride) perché è un aspetto che curo di meno. Tutto il mio tempo per la ricerca e la crescita lo dedico alla musica. Dopo un lungo periodo nel quale sono rimasto nella mia "comfort zone", oggi su Youtube esco molto di più allo scoperto».

Il tuo rapporto con Youtube è conflittuale. Non calendarizzi, a volte manchi per un po', poi torni.
«Diciamo che ho le mie fasi. Sto crescendo e stanno crescendo i miei contenuti che comunque parlano sempre a ragazzi di 20 anni: sono video che raccontano la mia età. Ho un nuovo taglio, ho ritrovato un bell'entusiasmo ma rimango instabile perché non garantisco appuntamenti fissi. Youtube non è la mia principale attività. Dipende molto dal mio stato d'animo: faccio video quando ho qualcosa di simpatico o di personale da raccontare».

Torna a settembre lo spettacolo Creators on the Road, con alcun degli Youtuber più amati del momento.
«Sì, si torna con nuove consapevolezze e con il desiderio di alzare l'asticella. Mi ero reso conto che la mia presenza lì stava diventando "il concerto di Michele Bravi in mezzo allo spettacolo". Così ho deciso con gli altri ragazzi di cambiare, di fare qualcosa di diverso. Chi viene ai nostri spettacoli non vuole vedere quello che facciamo di solito su Youtube, altrimenti andrebbe a vederlo su Youtube! Quindi sicuramente farò qualcosa di nuovo. Vedrete!».

Da pochi giorni sta diventando virale il video registrato con Alvaro Soler, una cover di «Sofia».
«Lui mi piace molto, anzi mi fa impazzire. Ho ascoltato il suo album e ho trovato nella persona le medesime vibrazioni positive del disco, è una persona che sa scrivere canzoni che fanno stare bene. Diverte senza mai scadere nel banale ed è molto più difficile che far emozionare. Quando lavori con artisti internazionali c'è sempre qualche complicazione, qualche limite, qualche "No". Alvaro è un artista libero da sovrastrutture. Ha una carnalità nel vivere le cose, una capacità di entusiasmare il pubblico che mi colpisce. È una persona che sa mettersi in gioco, l'ha dimostrato anche in questa occasione. Quando le cose partono così, non può che uscirne qualcosa di bello».

C'è qualche artista nato a X Factor che ti piace?
«Ce ne sono tanti. C'è Chiara, che è una mia amica, ma anche Marco Mengoni, Noemi, Giusy Ferreri. Eppure sai cosa? Sono contento che oggi la mia strada, confrontata con questi nomi così grandi, sia diversa e in qualche modo unica. Mi ha permesso di acquisire tante consapevolezze, mi ha portato a essere riconosciuto per le cose che faccio e mi tiene non troppo attaccato alle dinamiche del mercato musicale. Senza nulla togliere ai passi da gigante che hanno fatto questi nomi della musica, la mia è una condizione ideale che non mi fa invidiare quella degli altri».