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Napoli canta Fabrizio De Andrè

Un disco e due concerti per “Creuzâ de mä”, l’album in genovese di Faber, che diventa “Na strada ‘mmiez’o mare”

Foto: Fabrizio De Andrè  - Credit: © Olycom

12 Settembre 2015 | 16:24 di Lorenzo Di Palma

È stata presentata a Palazzo San Giacomo, sede del Comune di Napoli, una singolare iniziativa tutta napoletana, promossa dallo stesso Comune con il Club Tenco e la Fondazione De André, per omaggiare il grande cantautore genovese.  

Il progetto che prevede un disco e due concerti al Maschio Angioino il 14 e 15 settembre 2015, si chiama Na strada ?mmiez'o mare, traduzione più o meno letterale di Creuzâ de mä, titolo dell'album capolavoro di Fabrizio De Andrè del 1984 (con la collaborazione di Mauro Pagani), che sfidando qualsiasi logica commerciale, decise di cantarlo tutto in genovese, vincendo una difficile scommessa, visto il successo anche internazionale che ebbe l'operazione.

Trentuno anni dopo, Na strada ?mmiez'o mare, che si realizza nell'ambito di ?Estate a Napoli 2015? e si avvale della consulenza artistica di Dori Ghezzi, ripropone la ?scommessa?, con una rivisitazione in napoletano di tutti in brani di Creuzâ de mä, nella due giorni al Maschio Angioino e in un disco che sarà inciso da sette gruppi di artisti partenopei, di estrazione musicale differente, da ex della Nuova Compagnia di Canto Popolare a Francesco Di Bella, da Teresa De Sio a Gennaro Cosmo Parlato e tanti altri. I proventi del disco saranno destinati alle attività di Medici Senza Frontiere.

Questa è la versione ?made in Naples? di Creuzâ de mä fatta da Teresa De Sio, dalla quale è nato tutto il progetto:

Oltre a Teresa De Sio, al progetto partecipano Francesco Di Bella (Jamina); Gerardo Balestrieri (Sidòne); Enzo Gragnaniello con Mimmo Maglionico (Inan Capudan Pascià); Gennaro Cosmo Parlato con M'barka Ben Taleb (?A pittima); Nando Citarella (?A dummeneca); Fausta Vetere e Corrado Sfogli della NCCP (Da chella riva).

?Ho aderito con entusiasmo al progetto - ha commentato Dori Ghezzi alla presentazione dell'iniziativa - soprattutto perché Fabrizio amava Napoli e la sua lingua e sosteneva l'importanza del dialetto come laboratorio semantico della lingua ufficiale?.