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OneRepublic: «Wherever I Go», l’intervista

Amano Alessandra Amoroso e a settembre uscirà il loro nuovo album. Abbiamo incontrato la band in occasione della finale di The Voice

24 Maggio 2016 | 00:01 di Giulia Ciavarelli

Ci troviamo negli studi di The Voice, c'è molta confusione e poco silenzio poiché sono in corso i preparativi per la finale. Nella serata che decreterà il vincitore del talent di Rai2, non mancano gli ospiti: tra questi ci sono gli OneRepublic, una tra le band americane più interessanti della nuova scena pop internazionale. Li conosciamo all'interno degli studi, per loro è il primo incontro ufficiale con la stampa italiana.  

La storia della band inizia tra i banchi di un college del Colorado: il primo incontro è tra il cantante Ryan Tedder e il chitarrista Zach Filkins, successivamente si aggiungeranno Eddie Fisher alla batteria, Drew Brown alla chitarra e il bassista Brent Kutzle. Debuttano nel 2007 e riescono a trasformarsi in poco tempo in un marchio musicale di successo, a livello di classifiche e vendite: producono hit come «Apologize», «Stop and Stare», «I Lived», «Counting Stars», «Love Runs Out» e la nuova «Wherever I Go». Con un sound estremamente melodico ed orecchiabile, quello della band è un pop-rock genuino, ottimista e accattivante, che durante i concerti viene trainato dai potenti virtuosismi vocali del cantante. E proprio Ryan Tedder, oltre ad essere uno degli autori musicali più importanti degli ultimi anni, è un ammiratore della musica italiana: in particolare, ci ha incuriositi un recente tweet in cui ha citato un artista del nostro paese.

Ryan, la tua segnalazione su Alessandra Amoroso ha fatto impazzire i social network. Come hai scoperto la sua canzone?
«Due giorni fa sono stato ospite in una grande radio di New York e il disc jockey ha trasmesso «Stupendo fino qui». Lo studio radiofonico si è fermato per ascoltarla: non sapevo chi fosse l'artista ma mi ha conquistato la sua voce e la melodia del brano, davvero affascinante. Però, non so esattamente il significato del testo (ride)».

Si potrebbe pensare ad una collaborazione con un artista italiano, che ne dici?
«Sarebbe molto divertente! Vorrei fare una canzone con un bel ritmo, magari coinvolgendo un deejay italiano come Benny Benassi».

«Wherever I Go», il nuovo singolo, è accompagnato da un video molto particolare.
«Quando scrivo un testo, mi viene subito in mente la sua trasformazione ?visual? ovvero quali immagini abbinare alle parole. La canzone ha un testo intenso e atmosfere gospel, non volevamo fare un video ?troppo americano? e scontato. L'idea iniziale era girare la clip in Corea del Sud, a Seul, ma all'ultimo abbiamo cambiato il set spostandoci a Tokyo e infine a Los Angeles». 

Mi sembra di intuire che i vostri gusti vadano oltre alcuni standard americani.
«Siamo americani, certo, ma ci sentiamo più connessi con l'estetica della cultura europea e sudamericana, anche per il fatto che viaggiamo molto. Siamo sempre alla ricerca di atmosfere nuove e stimolanti in giro per il mondo, i luoghi riescono ad influenzare la nostra musica».

Durante le registrazioni del disco avete ascoltato qualcosa in particolare?
«La musica dance italiana e francese degli anni novanta: in questo progetto, ci sono molte canzoni da ballare piene di ritmo! Tra le band invece, mi piacciono i Police e le melodie dei Miike Snow, sono giocose ed interessanti. Cito anche Peter Gabriel, con il quale ho scritto recentemente un brano, e il duo francese Cassius, presente nel disco, che ha avuto una grande influenza su quello che stiamo facendo ora».

Le vostre canzoni sono una certezza per le radio di tutto il mondo perché riescono immediatamente a conquistare gli ascoltatori. C'è un segreto dietro questo successo?
«Per me, la chiave più importante è la melodia: se si vogliono raggiungere diverse parti del mondo, il ritmo deve essere efficace e accattivante. Per quanto riguarda i testi, i nostri li riteniamo diversi rispetto a quelli degli altri artisti: sento spesso parlare di relazioni sentimentali e cuori spezzati ma io sono sempre stato attratto da band come Oasis e U2, i testi devono essere intelligenti. Nei nostri album, le canzoni descrivono una vasta gamma di emozioni umane: dall'amore alla lussuria fino all''odio, l'ossessione e la perdita».

Hai scritto per tanti artisti internazionali, tra cui Adele, Beyoncé, U2 e Jennifer Lopez. A cosa ti ispiri?
«Ho ascoltato musica per anni, studiando le canzoni e prestando attenzione alle melodie più eccitanti; credo sia fondamentale immergersi in tutte le forme d'arte. Costruisco i brani "su misura" per gli altri artisti, come nel caso di Taylor Swift o Adele, ma sono orgoglioso anche quando il cantante si identifica con quello che ho scritto, come è successo con "Burn" di Ellie Goulding».

Entro l'anno esce il vostro quarto lavoro discografico, cosa dobbiamo aspettarci?
«Il disco uscirà tra settembre e ottobre: ci saranno ballate movimentate e melodie più lente, per un totale di 15 tracce. Ma non posso dirvi ancora il titolo! (sorride). Sarà qualcosa di diverso e più moderno: una miscela di divertimento abbinata a testi consistenti e molto personali».