Home MusicaNewsRomina Falconi: «Si perde molto a non essere se stessi»

Romina Falconi: «Si perde molto a non essere se stessi»

Una delle protagoniste con il percorso più originale a X Factor, ci racconta la sua scelta di autonomia

18 Luglio 2016 | 14:25 di Alessandro Alicandri

Romina Falconi è bravissima. Ha un repertorio interessante e credo che molti degli appassionati di X Factor non abbiano poi seguito con attenzione il suo percorso. Dopo il talent affrontato nella sesta edizione (era il 2012) Romina ha dimostrato di avere le carte in regola per catturare maggiore attenzione da parte dei media e del pubblico. Credetemi, ascoltare i suoi album e vedere i suoi videoclip è sconcertante: è una sorpresa continua. Nella nostra lunga chiacchierata percorriamo le varie tappe della sua carriera fino a oggi, un percorso accidentato ma ricco di soddisfazioni. Romina si esprime oggi con una personalità e con una forza rara in questo ambiente. Complimenti.

Cosa stai facendo in questo giorni?
«Abbiamo appena lavorato al videoclip di un nuovo singolo. Uscirà a settembre, con calma. Quando hai un percorso non tradizionale puoi permetterti di riscrivere un po' le regole della promozione e renderla personale. Per fortuna se non sei in major puoi affidarti a Internet e a Youtube. Lancia le novità quando preferisci tu».

Non so da dove cominciare! Va bene, mi son deciso: cominciamo con Sanremo 2007.
«Ho fatto due esibizioni, una intorno alle 10 e mezza e in finale era quasi notte, così tardi che non ricordo nemmeno l'ora. Ma è stato bello perché ho avuto l'onore di essere notata da Pippo Baudo. Ero già in modalità "non cambierà mai niente" e "governo ladro", poi è arrivato lui. Baudo aveva un'influenza forte sui brani selezionati per il concorso».

Com'è andata?
«Diciamo che io andavo a Sanremo senza discografica, abbastanza snobbata, con la promessa di un eventuale distribuzione. Poi è andata bene, a Pippo è piaciuto il brano "Ama" e mi ha aiutato a migliorarlo, inserendo uno special. Improvvisamente l'interesse discografico per me è aumentato a dismisura. Questo genere di cose si ripeterà più volte nella mia carriera».

Come ti sei sentita in quel momento?
«Come una ciociara al ballo delle debuttanti. In realtà mi sono sempre sentita un po' Tata Francesca, quella del telefilm. È stato bellissimo poter cantare con un'orchestra. Vedere 30 persone che suonano per te è indescrivibile».

Dopo Sanremo Giovani però non hai pubblicato nulla.
«Ho avuto un contratto discografico e 30 mila euro di investimento per un album. Quell'album, che era già sostanzialmente pronto, non è mai uscito. Sono rimasta "parcheggiata" per 4 anni e non potevo fare nulla perché navigavo tra una priorità maggiore e l'altra. Un cambio di presidenza e io che volevo crescere, creare, ma non potevo. So che sono cose piuttosto normali nelle discografiche, figurati che ancora ho dei rapporti ottimi con le persone che lavorano ancora lì».

Come ne sei uscita?
«Rivolgendomi a un avvocato che in pochissimo tempo ha risolto la questione. Forse avrei dovuto farlo prima, in qualche modo speravo che la situazione si sbloccasse. In quel periodo ero in contatto con Fish, Dargen, ho collaborato con Nesli, ero in pieno vortice creativo».

Nel frattempo hai fatto da corista per Eros Ramazzotti.
«Esatto, aveva bisogno di voci femminili perché lui ha tanti duetti famosi e aveva bisogno di coriste che potessero sopperire alla mancanza delle voci originali. Mi sono resa conto con lui che la musica è artigianato, è duro lavoro che non si improvvisa, che si prepara, che si prova e si porta al pubblico con grande attenzione ai dettagli».

Come è arrivato poi X Factor?
«In reazione a quel momento di stallo, ho scelto di partecipare ai provini. Mi sentivo un brutto anatroccolo che aveva bisogno di sentirsi un cigno. Ho perso i pezzi fatti in quel periodo nella vecchia discografica e ho provato la strada di X Factor con la benedizione di avere Morgan come giudice».

Che ricordo hai di Morgan?
«È un uomo dolcissimo, sopra le righe, provocatorio ma oscenamente umano. Ha una sensibilità artistica unica. Il punto è che X Factor, come forse ti avranno detto altre persone, è un programma televisivo e non un concorso musicale puro».

Cosa è successo nei mesi di X Factor?
«Diciamo che su ogni artista viene più o meno cucito anche dagli autori un personaggio riconoscibile che guidi il suo percorso. C'è il rocker, l'artistoide, la proposta dance, quello che forse vince. Io ero la ragazza della new wave».

Hai cantato una selezione di canzoni stranissime.
«C'erano delle cover che nemmeno gli artisti originali cantano ai loro concerti o mettono nei Best Of. Mi hanno rasata, vestita da David Bowie. La pin-up che c'è in me gridava vendetta. È incredibile che sia resistita ben 4 puntate».

Però ti sei fatta notare, sei stata bravissima.
«Mi fa piacere perché mi sono messa tanto in gioco. Mi sentivo un po' a San Vittore perché potevo sentire i miei solo tramite lettera, quindi non mi rendevo conto di cosa stava succedendo! (ride) A parte gli scherzi sono stata fortunata. partecipare con una maturità un po' più forte mi ha aiutata a gestire il dopo X Factor. Sembra assurdo da dire ma quando hai fatto le sagre della salsiccia, puoi fare tutto. Vengo da esperienze di piano bar e luoghi dove la gente pensa a tutto tranne che a ascoltarti».

Avevi già dei progetti durante il talent su come continuare?
«Non del tutto, ma sapevo che per come è andata la gara e per il momento in cui sono uscita, non avrei avuto molti vantaggi dal contratto che tutti firmano prima di entrare nel programma. Così ho chiesto alla Sony di recederlo perché avevo paura di tornare in panchina. Mi hanno capita, sono stati molto gentili con me».

C'è gente che pagherebbe per avere quel contratto.
«Infatti gli altri concorrenti del mio anno mi guardavano come se fossi una matta. X Factor nell'anno in cui l'ho fatto io aveva l'intervento della discografica più o meno 20 giorni prima della fine del talent. In 20 giorni definire un progetto discografico, credimi, è impossibile».

Però c'è chi da lì ha raggiunto il grande successo.
«Certo, ma ognuno con il suo percorso non sempre in salita, con i suoi alti e i suoi bassi. Da Giusy Ferreri a Marco Mengoni, arrivare a far affezionare il pubblico alla tua musica è un percorso che si costruisce con il tempo».

Cos'è successo dopo X Factor?
«Tutto è ripartito due anni fa con il singolo "Il mio prossimo amore", un brano che avevo già fatto sentire in giro con qualche provinaccio. Mi dicevano che la frase "Quando la vita ti fa il c*lo grande quanto il Duomo" era un po' troppo esagerata. Da quando è uscita mi hanno detto che quel verso è geniale. Vi avevo avvertito che sarebbe successo di nuovo».

Quindi da lì è ripartito tutto.
«Me la sono rischiata e me la rischio ancora oggi, ho scritto quello che volevo e pubblicato quello che volevo raccontare. Sono cresciuta con il mito delle donne anni '80 come Jo Squillo, Mia Martini, Viola Valentino o icone come Renato Zero che in modo diverso hanno osato con la musica, raccontando cose che ora"non si possono più dire". Loro, secondo me, oggi non sarebbero mai decollati».

Che percorso hai immaginato quindi?
«Un percorso diverso dai panini speciali del McDonald's, quelli che compri per variare un po' la minestra ma poi non ti ricordi nemmeno che sono esistiti. Sogno una carriera come quelle di una volta, dove ci metti anni per costruire il tuo pubblico, ma quel pubblico poi rimane e ti è fedele. Voglio usare un linguaggio inopportuno se voglio, voglio essere sarcastica e volgare se mi va. Mi sono accorta che alla lunga ci si perde tanto a non essere se stessi».

Da come parli sembra tu sia contenta di non essere arrivata in fondo a X Factor.
«Abbastanza. Non so se avete notato, ma capita spesso che alcuni cantanti arrivano nel talent cantando Bjork e all'inedito portano "Volare". Alla fine sono contenta perché so che ci sono altri ragazzi che con l'inedito di X Factor, ci hanno messo poi anni a far capire che sono anche altro, qualcosa di diverso. Credo di più al mazzo che ti devi fare ogni giorno e meno al singolo che ti cambia la vita».

Moltissimi nomi seguiti da Morgan, incluso il tuo, si sono fatti notare.
«Lui ci riesce perché ha vissuto abissi umani e artistici enormi, ci comprende a fondo. Se vendesse più album sarebbe molto più rispettato di quanto magari non lo è adesso. Benedico lui e Luca Tommassini che mi hanno insegnato tante cose».

Cosa ti ha insegnato Luca Tommassini?
«Che per fare delle scenografie bellissime non servono per forza grandi budget, ma solo grandi idee».

Quali sono i nomi di X Factor di cui apprezzi il percorso?
«Amo tanto Chiara Galiazzo, la vincitrice del mio anno. Quando ci vediamo ci abbracciamo, sono contentissima per lei e spero che con il tempo le sue idee e la sua creatività abbiano sempre più spazio. Lei è nata per cantare e per fare qualcosa di importante nella musica. Mi piace tanto Morgan Ics, a tal punto che avrei preferito la sua vittoria perché lui di quella vittoria ne aveva bisogno, mentre Chiara in ogni caso avrebbe navigato da sola. Mi piacciono anche altri nomi, te li dico?».

Certo!
«Violetta, Madh e Aba. Mi piacciono tanto».


Adesso lavori a stretto contatto con Immanuel Casto.
«Sì, dal singolo "Crash". Con lui e con altri quattro scapestrati (ride). Ho bisogno sempre di persone che mi facciano vedere le cose come stanno in maniera lucida. Lavorando con il team di Immanuel mi sono ritrovata con un gruppo di persone che sposano la mia causa e aiutano a migliorarmi».

Oggi hai un repertorio davvero bello, in pochi anni hai pubblicato tantissimi brani.
«Sono iperattiva. Fosse per me, lancerei un album all'anno. Ho pubblicato da pochi mesi "Certi sogni si fanno solo attraverso un filo d'odio" e ho già pronte altre 30 canzoni! (ride) Quando arriverò a circa 60 idee, inizierò la scrematura e definirò i dettagli per il prossimo disco».

Con Immanuel avete realizzato anche la sigla del Gay Village 2016 di Roma.
«È stato un lavoro fatto da persone grandi e mature. Abbiamo lavorato due mesi a questo brano, con una produzione importante, coinvolgendo personaggi come Eva Grimaldi e Vladimir Luxuria. Volevamo fare un inno, speriamo di esserci riusciti».

Il tuo percorso musicale sembra pensato per l'Eurovision Song Contest.
«È una cosa della quale io e Immanuel parliamo una settimana sì e una settimana no. Non è tanto per avere una vetrina così grande, ma per vivere un'esperienza che in tanti raccontano come di altissimo livello, dove tutto è importante: dalla canzone adatta al contesto alla scenografia originale. Bisogna andare pronti come gli atleti olimpici. Ci piacerebbe tantissimo, sarebbe un sogno».

Vivi solo di musica oggi?
«Sì, alternando periodi nei quali non mi fermo un attimo a altri in cui mi chiedo se il telefono funziona ancora perché non squilla più. Sono pronta a fare la segretaria o qualsiasi altro mestiere al mondo per fare al 100% musica a modo mio».

Hai detto di non volere più capi.
«Cerco autonomia. Non è strafottenza e non ho un atteggiamento anarchico. Io lavoro in squadra, mi becco dei "no" brutali, ma nessuno oggi mi può venire a dire: "Romina, questo non si fa"».