Home MusicaNewsRomina Power: «Sono buddista e non ho paura dell’età»

Romina Power: «Sono buddista e non ho paura dell’età»

Racconta la sua vita da sempre sotto i riflettori. Rimpianti? «Un paio di film che avrei voluto fare». «Bisogna accettare il tempo che passa e i cambiamenti» dice la cantante, che ha appena pubblicato un romanzo dedicato all’India

Foto: Romina Power ha appena pubblicato il romanzo «Karma Express» (Mondadori, euro 16,90) dedicato all’India e all’amore  - Credit: © Getty Images

12 Giugno 2017 | 14:50 di Solange Savagnone

All’inizio il «karma» di questa intervista non sembra dei migliori. Romina Power si trova negli Usa a due ore da Los Angeles, nel deserto che ha eletto a sua casa. Ma al telefono non risponde. Poi ci manda una mail con un altro numero, da un’altra località misteriosa e finalmente Mrs. Power è tutta per noi e possiamo parlare del suo nuovo romanzo «Karma Express» (Mondadori), in uscita il 6 giugno. «Ti chiami Solange? Come la mia prima bambola! È un nome che ho sempre amato». Che il karma stia facendo inversione di marcia? Forse sì, visto che quello citato nel titolo è un mezzo di trasporto: «Karma Express è il nome di questo autobus mitico che negli Anni 70 portava la gente via terra dall’Inghilterra a Goa, in India. Ora non si potrebbe più fare quel viaggio perché sono zone di guerra terribili».

Quanta Romina c’è nel romanzo?
«C’è un po’ delle mia filosofia, ma nessuna storia personale. Purtroppo anche se sono stata in India non ho mai fatto quel viaggio perché lavoravo già da un po’. Però mi sono informata guardando documentari e ascoltando i racconti di diversi amici che invece l’hanno fatto».
Cosa racconta la storia?
«Una donna di 60 anni ricorda un viaggio fatto in India quando ne aveva 20 e durante il quale fece un incontro che le cambiò la vita. Da allora, infatti, ha continuato a cercare quell’uomo che poi ritroverà in un monastero in California. Ma non voglio anticipare troppo. Avevo in mente cosa volevo scrivere, ma non mi aspettavo che la storia d’amore prendesse così il sopravvento».
Com’è nata la passione per la scrittura?
«Nel mio Dna c’è qualcosa: il mio bisnonno paterno scriveva opere teatrali e saggi sugli Stati Uniti. Ma è stato quando sono andata a studiare in un college in Inghilterra, tra gli 11 e i 13 anni, che è nata questa passione. La preside era una persona illuminata che con i suoi metodi innovativi ci ha fatto amare i libri e la scrittura, tanto che ho imparato anche a comporre poesie. Le scrivo tuttora e dal 1970 fino al 2000 ho sempre avuto un diario. Ho smesso in concomitanza con il mio primo romanzo».
Scrivere quale esigenza soddisfa?
«Riempie il vuoto, dà senso alla solitudine. Vivo nel deserto. Come una eremita. Sono arrivata qui per accudire mia madre quando stava male. Pensavo che me ne sarei andata via una volta che fosse morta. Invece sono rimasta. Mi piace vivere in simbiosi con la natura. La tranquillità. Lo spazio. Le distese infinite. Faccio un lavoro che non mi obbliga a vivere in un posto preciso. E anche se mi manca il mare, qui ho già scritto due romanzi, quindi non è così male».
Lei fa meditazione. L’aiuta a tirare fuori la creatività?
«Credo di sì, sgombra la mente dalle cose inutili e lascia spazio ad altri pensieri e intuizioni. Ma non è solo la meditazione. Frequento un centro buddista che mi ha sostenuto molto soprattutto dopo che è morta mia madre».
Questa calma ritrovata le è servita anche per tornare a lavorare con il suo ex marito, Al Bano?
«Sì, grazie al buddismo sono tornata a cantare con lui. Mi ha aiutato a pormi in maniera diversa».
Infatti state per fare un nuovo tour.
«Sì, ci arrivano richieste in continuazione. Il 28 giugno saremo a Mosca. Il 28 luglio ci esibiremo a Roma, poi a Chieti, in Sardegna il 6 agosto (al Forte Village) ma si stanno aggiungendo altre date. È bello fare ogni tanto questi concerti».
Come sono i vostri rapporti ora?
«Sul palco c’è intesa e grande sintonia. Lui è il partner ideale. Fuori dal palco… tra un po’ mi faccio suora! (ride). Ma meglio sola che male accompagnata, anche se poi non lo sono perché ho i miei animali: tre galline, tre cani, cinque pesci e diversi uccellini e pappagallini».
Con Al Bano si è fidanzata giovanissima. Oggi sarebbe possibile?
«Avevo 16 anni. Ma non pensavo di essere troppo giovane, ognuno ha il suo destino, non si può generalizzare. Dipende dal tuo tragitto personale. Con Al Bano ho un legame karmico che viene da vite precedenti. Per il buddismo i legami con le persone importanti ce li portiamo dietro dalle vite passate».
Lei ha iniziato a recitare a 13 anni. Ha mai avuto qualche rimpianto?
«Sergio Leone mi voleva a tutti i costi per “C’era una volta in America” e ho rifiutato perché in una scena dovevo spogliarmi. Ma mi sono pentita. Anche perché poi quella scena è stata tagliata. Un altro film a cui tenevo molto era “I ponti di Madison County”. Avevo fatto il provino con Bruce Beresford per il ruolo da protagonista, ma poi hanno cambiato regista e Clint Eastwood ha voluto Meryl Streep».
Lei è un raro caso di personaggio nato... famoso. Quanto questo fatto ha condizionato la sua vita?
«Per me la notorietà era la normalità. I miei genitori mi hanno presentata alla stampa quando avevo un mese. Era scontato trovare i fotografi ovunque andassimo. Ricordo che a quattro anni, quando scendevo da un aereo, dicevo: “Ancora una foto e poi basta”. Però sono sempre stata schiva, anche nella vita privata. Per questo amo i deserti».
Lei aveva una vera vocazione per la recitazione o ci si è «ritrovata» essendo figlia d’arte?
«Ho scoperto la passione per la recitazione sempre grazie al collegio inglese. Scrivevo dei testi che poi recitavo coinvolgendo tutta la classe. Poi nel 1964, a 13 anni, mentre mi trovavo in vacanza vicino Roma, un talent scout mi notò mentre ballavo con mia sorella. Mi chiese se mi interessasse fare cinema. A me sembrò un sogno. Feci un provino e fui scelta per il film “Ménage all’italiana”. Volevano farmi un contratto di sette anni, ma mia madre rifiutò. Ho iniziato così, per caso. Si vede che era destino».
Invece con la musica com’è nato l’amore?
«Sempre merito di quel collegio nel Kent, così innovativo. Lì suonavo il piano, costruivamo flauti. La musica è sempre stata un’altra passione. Ricordo che comprai degli spartiti di Bob Dylan e una chitarra per suonare le sue canzoni che erano composte su tre accordi. Quindi mi sono detta che potevo farlo anch’io. Così ho cominciato a comporre!».
Se tornasse indietro, c’è qualcosa che non rifarebbe più?
«Forse non manderei più i miei figli in collegio. Avrei lavorato di meno per stare di più con loro, anche una volta cresciuti. Da piccoli stavano sempre con noi, poi per colpa di questo lavoro non li portavamo più in giro».
Che rapporto ha con il tempo che passa?
«Vedo il viso e il corpo mutare, ma è normale. Bisogna accettare tutte le età e convivere con i cambiamenti. La ruga non è una colpa, è una cosa naturale. Il corpo ha una scadenza e si deteriora. Tutta questa cura, iniettarsi sostanze, tirarsi… tanto tra un po’ diventeremo cenere. La cosa importante è coltivare lo spirito, si dà troppa importanza alle apparenze. A volte faccio fatica a guardare le persone che si sono rifatte e allora mi concentro sui loro occhi. Io non mi rifarei mai. Avrei paura di non riconoscermi. Invece le mie rughe le conosco tutte e le accetto. Per fortuna per le foto c’è Photoshop!».
Un’ultima curiosità. Ma quella preside inglese così illuminata che fine ha fatto?
«Ha lasciato tutto ed è andata in India». A proposito di karma…