Home MusicaNewsSam Hunt: «Montevallo racconta la mia storia», l’intervista

Sam Hunt: «Montevallo racconta la mia storia», l’intervista

L'ex quarterback diventato famoso grazie al singolo Take Your Time, ci dice: «Lo sport e la musica hanno in comune una cosa importante: il gioco di squadra»

Foto: Sam Hunt  - Credit: © Universal

18 Marzo 2016 | 15:39 di Valentina Cesarini

Sam Hunt è il primo artista country ad essere entrato con tutti i singoli pubblicati nella top 40 della Billboard Hot 100. «Montevallo», il disco di esordio uscito in USA nel 2014 e in Italia l'11 marzo 2016, è anche il nome della sua cittadina-rifugio in Alabama; il significato del termine montevallo è «montagne e valli». Tutto questo mondo fatto di piccoli paesi dispersi nella natura è il fulcro dell'album, nel quale Sam Hunt vuole raccontare chi è, da dove viene e come è arrivato all'attuale successo.

Cresciuto in una cittadina vicino Birmingham come quarterback di una squadra di football, Hunt decide a un certo punto della sua vita di trasferirsi a Nashville per inseguire il suo vero sogno, diventare un musicista. Così imbraccia la chitarra e portandosi dietro il bagaglio di influenze musicali raccolte fin da bambino e adolescente negli anni novanta (Usher e Boyz II Men, ma anche il musicista country Steve Earle), dà vita al suo progetto discografico.

Le interconnessioni tra la carriera sportiva e quella musicale, la collaborazione con Carrie Underwood, il viaggio da un piccolo paese verso una grande città: Sam Hunt durante l'intervista ci racconta questo e molto altro.

Ciao Sam, è la tua prima volta in Europa e in Italia?
Ero già stato a Londra, ma in Italia sì, è la prima volta. Mi piace molto.

Hai girato molto negli ultimi anni, c'è stato un posto in particolare in cui saresti voluto rimanere?
Ci sono stati molti luoghi dove avrei voluto vivere, ma una città che mi ha colpito molto, quando ero a Washington, è stata Seattle.

Raccontaci com'è nata «Take Your Time».
Stavo parlando con un amico dell'idea di chiamare una canzone Take Your Time, di quando ti trovi a dire a una ragazza "Non voglio niente da te, non voglio questo, non voglio quest'altro... voglio solo un po' del tuo tempo"; mentre ne parlavo il mio amico suonava la chitarra, e alla fine è nata la canzone.

Pensavi a una ragazza in particolare?
No, pensavo semplicemente alla possibilità di trovarmi di fronte a una ragazza, con quella sensazione.

L'11 marzo scorso, in Italia, è uscito «Montevallo», il tuo disco di esordio. Di cosa parla?
Montevallo è semplicemente lo specchio di ciò che sono, delle mie esperienze, della mia vita; sono cresciuto in un piccolo paese, vicino Birmingham (Alabama) e poi mi sono trasferito in città, a Nashville (Tennesse). Montevallo vuole raccontare quegli anni della mia vita.

Cosa rappresentano per te Birmingham e Nashville?
Due cose molto diverse: il trasferimento per me è stato il cambiamento più grande. Ho preso in mano la chitarra, e questo ha cambiato tutto, il mio destino, la mia vita. Birmingham rappresenta il me stesso atleta, la mia carriera nello sport; Nashville rappresenta la mia vita da musicista. Sono due cose diverse, ma hanno molto in comune.

Sport e musica in effetti hanno tanto in comune: il sudore, la fatica, l'allenamento. Cosa ti ha lasciato lo sport, che influenza adesso la tua musica?
Credo la passione e la dedizione che lo sport ti richiede. Inoltre il football è uno sport di squadra e anche se nella musica, quando sei un solista, sei apparantemente "solo", nella realtà dietro di te c'è sempre un gioco di squadra importantissimo. È fondamentale per la mia carriera poter lavorare con persone capaci, che stimo, con cui condivido gli obiettivi.

Recentemente hai collaborato con Carrie Underwood.
Sì, è una cantante molto talentuosa. Sono stato un suo grande fan per tanto tempo e quando ho potuto condividere il palco con lei ai Grammys è stato davvero speciale, come un cerchio che si chiude.

Puoi suggerirci tre album per farci capire i tuoi gusti musicali?
Non riesco a pensare a tre album, ma posso dirti tre artisti: il primo probabilmente non lo hai mai sentito, è Steve Earle, un musicista country molto famoso negli anni novanta in America; ho ascoltato anche tanta musica R&B, quindi il mio secondo nome è Usher; il terzo sono i Boyz II Men. Sono artisti completamente diversi, ma rappresentano bene il mio mondo musicale.

Sei impegnato in progetti per il futuro?
Sto scrivendo un po' di canzoni per il mio prossimo disco. Non so ancora che direzione prenderò, ma ci sto lavorando sodo.