Home MusicaNewsSimon Le Bon dei «Duran Duran», l’idolo delle ragazze negli anni ’80

Simon Le Bon dei «Duran Duran», l’idolo delle ragazze negli anni ’80

Il successo planetario lo trasformò in un vero idolo (e sex symbol) amato da un'intera generazione

Foto: Novembre 1984, Simon Le Bon  - Credit: © Getty Images

27 Ottobre 2017 | 09:44 di Giulia Ciavarelli

Protagonisti del filone musicale New Romantic, i Duran Duran sono sulla scena discografica da quasi quarant'anni e rappresentano uno dei gruppi simbolo del pop anni '80. 

Con oltre 100 milioni di dischi venduti, il successo dei Duran Duran assume dimensioni globali e scoppia tra i teenager una vera "duran duran mania": paragonabile a quella dei Beatles negli anni '60, il quintetto di Birmingham è capace di creare isterismi di massa e mandare in delirio tutto il loro pubblico, soprattutto quello femminile. Dagli appostamenti sotto gli alberghi per attendere l'uscita dei propri idoli alle lunghe attese dietro i cancelli al termine dei concerti o addirittura gli inseguimenti con i motorini solo per incrociare un loro sguardo: merito di Mtv e di una rinnovata cultura televisiva, si riaccendono i riflettori sui teen idol e questo travolgente entusiasmo dei ragazzi affamati di miti.

Rivale dei loro contemporanei Spandau Ballet, la band ha resistito a scioglimenti e litigi guidati dal carismatico frontman Simon Le Bon che diviene l'idolo indiscusso delle adolescenti dell'epoca (e delle attuali generazioni). Uno dei sex symbol più ambiti della musica che manda in visibilio l'assatanata platea femminile, catturando l'attenzione degli adolescenti con i capelli cotonati, jeans a vita alta e spalline imbottite. Alcune pronte ad abbracciarlo, altre vogliono il tradizionale autografo ma c'è chi addirittura vuole sposarlo. È il caso della protagonista del famoso film uscito nel 1986 «Sposerò Simon Le Bon».

Prima della pellicola, esce il libro omonimo: tra liceali e paninari, nel 1985 la sedicenne milanese Clizia Gurrado si fa portavoce dei sentimenti e delle emozioni delle adolescenti innamorati di Simon. Come un diario di classe, l'autrice si diverte a riportare i dialoghi divertenti, nei quali le compagne immaginano, a turno, di fidanzarsi o sposarsi con il leader del loro gruppo preferito. Sulla scia del successo del romanzo generazionale viene tratto un film (1986) diretto dal regista Carlo Cotti: diventa un piccolo caso poiché Le Bon non appare mai in prima persona, ma solo evocato da interviste inedite e videoclip.

Oltre all'interesse del mondo cinematografico, nel 1985 arriva il momento della loro prima apparizione televisiva in un programma italiano, ovvero il Festival di Sanremo. In questa occasione, Simon Le Bon sale sul palco con una gamba ingessata per un piccolo incidente avvenuto pochi giorni prima, ma questo non ha impedito alle centinaia di ragazze urlanti di seguirlo e ammirarlo da lontano.

Le dichiarazioni di Simon a Sorrisi

«Sex symbol è un termine spregiativo, non trova? Sminuisce pensare solo al sex appeal. Abbiamo sempre rifiutato l'idea o l'etichetta di sex symbol perché c'è molto di più dentro di noi. Va bene che altri ti definiscano così, ma non lo diresti mai di te stesso. Non è una cosa reale. Se qualcuno mi si avvicina e mi dà del ?sex symbol?, posso anche prendermela, specie se me lo dice un uomo. Non mi offendo ora perché non ho voglia di litigare, ma è meglio che esca da questo discorso».

«Una classifica interna alla band? Se c'era una rivalità anni fa era tra me e John, per vedere chi faceva più conquiste. John ha sempre vinto. Oggi nelle nostre vite queste cose non hanno più nessuna importanza, quell'epoca è finita. Sono sposato da 30 anni. John e Roger sono al loro secondo matrimonio. Nick pure. ?Paper Gods? è la nostra liberazione dall'etichetta di sex-symbol, anche se il pubblico femminile è da sempre molto potente, compra molti dischi, e fa felici quelli del marketing».

«Una follia dei nostri fans durante i concerti risale al 1984. In America, l'isteria ha raggiunto livelli esagerati. Ci faceva paura: i fans rischiavano la vita. Gente che si aggrappava alle nostre auto. Spesso l'autista diventava più isterico di loro e accelerava invece di rallentare. Dovevi dirgli di andare piano prima di uccidere qualcuno. Anche in Italia era pazzia pura: a Firenze sul furgone con noi c'erano il manager, l'autista e una della casa discografica. Intorno, mille persone in scooter. Anche tre persone sullo stesso scooter».

(13 agosto 2015)

L'esibizione dei Duran Duran al Sanremo 1985

L'intervista di Raffaella Carrà e il delirio delle ragazze in studio