Home MusicaNewsDirige l’orchestra Vince Tempera: da UFO Robot a Sanremo

Dirige l’orchestra Vince Tempera: da UFO Robot a Sanremo

Ha firmato la colonna sonora di Fantozzi e di cartoni come Goldrake e Hello! Spank; Quentin Tarantino lo ha scelto per Kill Bill. Intervista al maestro

02 Novembre 2015 | 11:30 di Valentina Cesarini

Il nome di Vincenzo Tempera viene ricordato da molti per il famoso proclama al Festival di Sanremo: «Dirige l'orchestra il maestro Vince Tempera!». La verità, però, è che Vince Tempera, classe 1946, è entrato nelle nostre vite da molto tempo prima di dirigere l'orchestra del Teatro Ariston in molte edizioni del festival. Tastierista, compositore, arrangiatore e negli ultimi anni anche insegnante, il maestro Tempera è attivo nel panorama musicale dagli anni settanta: con il fedele compagno paroliere Luigi Albertelli ha composto le musiche di UFO Robot, Capitan Harlock, Ape Maia, Hello! Spank, Na-no na-no e dei primi due Fantozzi, solo per citarne alcuni. 

Fondò con Mogol una band chiamata Il Volo (sì, proprio "Il Volo", scopriremo più avanti il mistero legato a questa omonimia), collaborò con Lucio BattistiMinaLoredana BertèFrancesco Guccini, e compose musiche così belle da catturare l'attenzione del regista americano Quentin Tarantino che nel 2003 usò "Sette note in nero" (colonna sonora dell'omonimo film di Lucio Fulci, del 1977) per la scena della sposa in Kill Bill vol.1.

La prima domanda è una curiosità che devo assolutamente togliermi: come spiega l'omonimia tra il gruppo che fondò con Mogol nel 1974, "Il Volo", e l'attuale trio di tenori?
Questa omonimia esiste perché all'epoca della nostra band, negli anni settanta, alla numero uno delle classifiche c'era un artista di nome Tony Renis: lo stesso Renis è stato produttore del trio di tenori "Il Volo" e, quando scelsero il nome, lui si ricordò del nostro gruppo. Poi ne abbiamo parlato, ci abbiamo riso sopra e glielo abbiamo regalato.

Le sigle dei cartoni animati: ho letto che non era facile in quegli anni approcciare ai cartoni, perché vi arrivavano in lingua originale.
All'epoca eravamo più arretrati: la RAI ci mandava i video con l'audio originale (americano o giapponese) e ci chiedeva di comporre la musica in circa 20 giorni. Quando io e Albertelli guardammo UFO Robot, anche se non capivamo le parole, capimmo dalle immagini che si trattava di una guerra tra il bene e il male, c'era il buono e il cattivo, c'era il vecchietto, c'era la storia d'amore; alla fine c'erano tutti gli stereotipi degli spaghetti western italiani, ai quali i giapponesi attingevano molto per i loro cartoni. Io, del resto, avevo già curato la colonna sonora dei primi due Fantozzi, ero abituato a capire i meccanismi d'azione osservando solo le scene.

UFO Robot è un caso molto particolare, perché viene addirittura suonata nelle discoteche. Come si spiega questo successo trasversale e immortale?
Credo sia dovuto al fatto che è legata agli anni giovanili di tanti quarantenni: UFO Robot Goldrake, Daitarn III, Na-no na-no. E poi sai cosa c'è? Quando scrivevo non lo facevo pensando alla vendita del disco, ma mi divertivo a scrivere. Io e Albertelli abbiamo sempre scritto quello che volevamo, in libertà: eravamo due autori dispettosi. Non sopportavo l'idea di incidere musiche per cartoni che fossero come lo Zecchino d'Oro.

A proposito di Na-no na-no: com'è stato scrivere una colonna sonora su un personaggio interpretato dal giovanissimo Robin Williams?
Abbiamo visto il primo video di questo comico americano sconosciuto in tutto il mondo e abbiamo deciso di scrivere una canzone surreale. Mi sono ispirato a quel surrealismo degli anni trenta e quaranta, quello dei fratelli Marx. Non abbiamo mai seguito la moda del momento: ci piaceva inventare.

Come mai negli anni settanta c'era l'abitudine di fondare formazioni ad hoc per firmare le sigle dei cartoni, come il caso di "I ragazzi dai capelli rossi" e "I fratelli balestra"?
Ti svelo un segreto: ero sempre io con Albertelli! [ride] L'unico aspetto stilistico che abbiamo sempre mantenuto è stato il canto del coro: il coro rappresenta l'universalità della gente. In tonalità do maggiore, o re bemolle, tutti possono cantare.

In un'altra intervista ho letto che è stupito del fatto che oggi le sigle dei cartoni non siano ispirate alla musica hip-hop, visto che è un genere molto attuale.
Perché il nostro hip-hop non esiste effettivamente: all'estero, per esempio, c'è Beyoncé. L'altra sera guardavo gli MTV Music Awards: Assago sembrava Los Angeles con tutte quelle scenografie incredibili. Qui in Italia non esistono spettacoli di questo tipo.

Passiamo al Festival di Sanremo. C'è un riarrangiamento a cui è particolarmente legato?
A Sanremo ho sempre lavorato con la consapevolezza che un brano inciso non è lo stesso quando viene eseguito live. Ad esempio quando Marco Masini nel 1990 portò "Disperato" alla gara, la canzone originale aveva un arrangiamento minimale: dal vivo, all'Ariston, venne suonata da un'orchestra di 50 elementi. Il disco diventò così potente che scoprii poi che i venditori abusivi di dischi avevano venduto la versione live di Sanremo al posto di quella originale! Più recentemente, anche con i Negramaro ho fatto lo stesso tipo di lavoro.

I suoi progetti attuali e futuri?
Prima di tutto l'appuntamento con il Romics (la fiera del fumetto a Roma, ndr): ho avuto l'idea di fare un concorso per band e solisti basato sulle cover di cartoni famosi come Goldrake, Daitran III, Anna dai capelli rossi, però con arrangiamenti totalmente cambiati. Dall'8 al 10 aprile c'è il concorso a Roma con iscrizione gratuita. La versione deve essere differente dall'originale; la versione scelta verrà editata e caricata nei negozi virtuali tramite la "Believe Digital".
Inoltre ho avuto l'idea di fare una masterclass in un modo particolare: la classe di canto può avere massimo 10 allievi, ai quali chiedo di cantare ciò che di solito cantano al meglio delle loro possibilità. Analizzo quindi il cantato davanti agli altri ragazzi e chiedo di partecipare attivamente all'analisi. Molti ragazzi arrivano speranzosi, sapendo di cantare bene; ma cantare bene non basta! Ci vuole stile, personalità.