Home MusicaOlly Murs a San Siro con Robbie Williams: «Sono una popstar ma per il calcio lascerei la musica»

Olly Murs a San Siro con Robbie Williams: «Sono una popstar ma per il calcio lascerei la musica»

Olly Murs ci accoglie nel suo camerino allo stadio Meazza di Milano poche ore prima di salire sul palco. Il 29enne cantante inglese è l’opening act del tour di Robbie Williams, suo grande amico da quando, nel 2009, duettarono nella finale di «X Factor»...

Foto: Troublemaker

01 Agosto 2013 | 22:23 di Antonio Mustara

«Per un appassionato di calcio come me essere qui a San Siro è un sogno che diventa realtà». Non nasconde il suo entusiasmo Olly Murs, che ci accoglie nel suo camerino allo stadio Meazza di Milano poche ore prima di salire sul palco. Il 29enne cantante inglese è l’opening act del tour di Robbie Williams, suo grande amico da quando, nel 2009, duettarono nella finale di «X Factor». «Come tifoso del Manchester United ho assistito da casa a tante partite giocate qui, sono molto eccitato all’idea di cantare su questo campo» spiega Olly. «Come calciatore mi sarebbe piaciuto palleggiare un po’ sull’erba di San Siro ma per i concerti viene coperta completamente. Peccato».

Il pubblico italiano ha imparato a conoscerlo grazie al successo radiofonico di «Troublemaker» lo scorso autunno, ma in patria Olly è una superstar da quattro anni: secondo all’edizione britannica di «X Factor» del 2009, è stato al primo posto della classifica dei singoli quattro volte, l’ultima proprio con «Troublemaker», canzone che ha lanciato «Right Place Right Time», il suo terzo album multiplatino.

Olly, all’epoca del tuo primo provino davanti ai giudici di «X Factor» speravi in tutto questo?
«Sognare non costa niente. Però non mi sarei mai aspettato le cose sorprendenti che mi sono successe da allora. Per esempio, sono stato nominato ambasciatore della Football Association e sono sceso in campo per beneficenza con le leggende del Manchester United nello stadio Old Trafford. Niente di tutto questo era previsto, sono un ragazzo fortunato».

Da quello che dici si potrebbe dedurre che per te il calcio sia più importante della musica…
«Sono felice del successo che sto avendo come cantante, questa è la mia strada e continuerò a percorrerla, ma io volevo fare il calciatore e se non fosse stato per un brutto incidente al ginocchio sinistro quella era la strada che avrei seguito. Ancora oggi nella mia testa il calcio viene prima di tutte le altre passioni, compresa la musica».

Sulla strada del pop hai incontrato Robbie Williams. Qual è il consiglio migliore che hai ricevuto da lui?
«Mi ha fatto capire quanto sia importante scrivere le proprie canzoni. Dopo la finale di “X Factor” mi disse: “Adesso mettiti a scrivere, il pubblico continuerà a seguirti solo se gli proporrai qualcosa che sia veramente tuo, che parli di te e delle tue emozioni. Ed è quello che ho fatto fin dal primo disco. Direi che finora ha funzionato».

In concerto, oltre alle tue hit, canti un medley degli Earth Wind & Fire. Come mai?
«Volevo inserire un momento di festa che coinvolgesse anche la parte di pubblico che non mi conosce. E infatti quel medley coinvolge tutti perché non c’è niente di così coinvolgente e contagioso come la disco music di fine Anni 70».

Del concerto di Robbie qual è il tuo momento preferito?
«Quando canta “Me And My Monkey”. Non è una canzone famosa come “Angels” o “Feel”, ma il modo in cui è presentata sul palco, con quello straordinario morphing proiettato sulla scenografia, la rende ancora più speciale. E poi “Kids”, che cantiamo insieme sul palco».

Quando inciderete una canzone insieme?
«Sono già al lavoro sul quarto album e spero che ci sia la possibilità di scrivere un brano con lui. Prima poi succederà, incrociamo le dita».

So che possiedi qualcosa di italiano a cui tieni molto.
«Sì, una vecchia Fiat 500 rossa che ho comprato usata nel 2006 dopo aver preso la patente. La pagai 800 sterline. L’ho appena fatta sistemare e non intendo separarmene».

Immagino che non sia la tua unica auto?
«Adesso ho anche una Porsche, e mi piace molto, ma sono più affezionato alla 500 perché è stata la mia prima automobile e a lei sono legati molti ricordi felici».

E della tua fanbase italiana che idea ti sei fatto?
«Sto leggendo tutti i tweet che mi stanno mandando in questi giorni. Sono meravigliosi e spero che questo concerto a San Siro mi porti tanti nuovi fan. In fondo sono qui per questo».

Qualche anno fa Robbie Williams tentò, senza riuscirci, di conquistare il mercato americano. Tu ci stai provando adesso. Come sta andando?
«Si procede a piccoli passi. “Troublemaker” è andato molto bene, ma ci vuole molta perseveranza, ci si deve spostare da uno Stato all’altro per la promozione in radio. Io ci credo molto e farò tutto il possibile. Parlandone con Robbie ho capito che lui all’epoca non ci credeva veramente ed era stanco, voleva rallentare, un atteggiamento che è l’opposto del mio in questo momento».

Il fatto che dopo due anni hai lasciato la conduzione di «The Xtra Factor» significa che la televisione non ti interessa più?
«La tv è stata fondamentale per la mia carriera, adesso però preferisco concentrarmi solo sulla musica e mostrarmi al meglio come cantante, performer e autore. “Right Place Right Time” è il mio album migliore, ma il prossimo dovrà essere ancora meglio».

E se ti chiedessero di fare il giudice a «X Factor»?
«Sarebbe incredibile ma non succederà, e comunque in questo momento è l’ultimo dei miei pensieri».

La tua autobiografia si intitola «Happy Days». Sono questi i giorni più felici della tua vita?
«Da quando è iniziata questa avventura ne ho vissuti molti: per esempio quando mia sorella è diventata mamma oppure quando i miei dischi sono andati al primo posto in classifica . Anche oggi, qui a San Siro, è un giorno felice».