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Piero Salvatori: la sua musica arriva al cuore

Il violoncellista e compositore presenta il nuovo album «Flyaway»: «Dentro c'è tutta la mia vita»

28 Aprile 2016 | 12:47 di Alberto Rivaroli

Un nuovo disco per raccontare una vita speciale: la sua. C’è moltissimo di Piero Salvatori nell’album «Flyaway» (Sony), e non solo perchè quasi tutti i brani sono scritti da lui, che li esegue  dividendosi tra violoncello (il suo primo grande amore) e pianoforte.

«Dentro questo cd ci sono io, con le mie emozioni, i miei incontri, le persone che contano: stavolta più che mai la musica è venuta dal cuore» spiega il compositore. La sua storia è davvero romanzesca: l’infanzia a Caprarola, un minuscolo paesino in provincia di Viterbo; la passione per la musica del padre, che spinge tutti e tre i figli a studiare al conservatorio; i concorsi per entrare in un’orchestra classica e l’incontro con Claudio Baglioni, che lo vuole con sé in sala di registrazione e in tour.

Da quel momento Piero lavora con  i più grandi artisti del jazz e del pop nazionali (da Adriano Celentano a Lucio Dalla, da Renato Zero a Gino Paoli) finché... Ma lasciamo che sia lui stesso a raccontarsi.

Piero, da dove vogliamo cominciare?

«Da un giorno di dieci anni fa, a Roma, quando all’improvviso ho sentito un bisogno irresistibile di comporre: fino ad allora avevo suonato con grandi nomi, ma non avevo scritto niente».

E allora cosa ha fatto?

«Sono andato in un negozio e ho acquistato un pianoforte digitale, di quelli che si possono suonare anche di notte perché li colleghi alle cuffie: per non perdere neppure un minuto, me lo sono portato a casa da solo. Avevo una macchina scoperta, l’ho sistemato sul sedile di dietro... Da allora non ho più smesso di comporre: è la cosa più esaltante che ci sia».

Quando ha capito che la sua musica piaceva al pubblico?

«Una sera, qualche anno fa, stavo suonando a un evento organizzato da una grande azienda in un hotel di Madonna di Campiglio. Suonai tra gli altri anche un mio brano inedito, e dopo qualche minuto andai in bagno a lavarmi le mani. Entrò uno degli ospiti e, mentre si sistemava il nodo della cravatta davanti allo specchio, si mise a fischiettare il motivo che avevo eseguito pochi minuti prima. L’aveva sentito soltanto una volta, eppure gli era rimasto in mente! È stata un’emozione incredibile».

È così facile arrivare al cuore della gente?

«Non lo so, ma per me questo è l’unico obiettivo: rendere migliore la vita di  chi mi ascolta. E poi è emozionante accorgersi che, all’improvviso, lo spunto per un brano arriva quasi da solo: tu devi solo metterlo nero su bianco».

A proposito di migliorare la vita degli altri: lei è testimonial della Fondazione per la ricerca sulla fibrosi cistica.

«È una malattia che ha colpito anche me, sia pure in forma lieve. Mi è sembrato il minimo contribuire ad aiutare chi invece affronta una realtà molto dura». 

Suo fratello Stefano è diplomato in pianoforte, sua sorella Annamaria in violino: non le viene la voglia di creare un... Trio Salvatori?

«In effetti in passato abbiamo suonato spesso insieme, ma vorrei farlo ancora. Ho in mente un progetto che è una bomba: se prende forma... telefono subito a Sorrisi!».