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Quando i servizi segreti pedinavano Lucio Battisti

Un documentario sul cantante previsto su Raitre è stato cancellato improvvisamente. Sorrisi vi racconta di che cosa parlava...

Foto: Lucio Battisti (1943-1998) in una foto degli Anni 70 insieme con la moglie Grazia Letizia Veronese, in arte Velezia

27 Febbraio 2020 | 9:30 di Michele Bovi

Raitre aveva annunciato per il prossimo 5 marzo, il giorno in cui Lucio Battisti avrebbe compiuto 77 anni, un docufilm intitolato “Insolito Battisti”. Il programma è stato cancellato dai palinsesti per motivi che non sono stati resi noti. Ma noi di Sorrisi siamo in grado di raccontarvi in esclusiva il contenuto di questo “programma fantasma” grazie a Michele Bovi, già autore Rai e autorevole storico della musica leggera italiana.

Esiste un album inedito di Lucio Battisti che la famiglia dell’artista scomparso il 9 settembre del 1998 custodisce gelosamente? «Esistono le canzoni, i provini realizzati nello studio professionale che Lucio aveva nella sua casa di Molteno. Lui però era un perfezionista, non volle neanche farci ascoltare quelle tracce musicali. Ci lasciammo a luglio con l’accordo che avrebbe realizzato il lavoro come al solito a Londra. Poco più di un mese dopo se ne andò per sempre».

È la testimonianza che Roberto Gasparini, all’epoca direttore artistico della casa discografica Bmg, aveva affidato a “Insolito Battisti”, il docufilm che Raitre doveva trasmettere giovedì 5 marzo (esattamente a 77 anni dalla nascita dell’artista) e poi ha cancellato, un programma che avrebbe raccontato l’intero percorso artistico del più innovativo dei cantautori italiani (con Sonia Bergamasco in veste di volto e voce narrante). Non solo Mogol, dunque. Da “Balla Linda” a “Una giornata uggiosa”, il docufilm (chissà se lo vedremo mai su Raitre) parla dei brani di maggior successo composti assieme al collaudatissimo partner, passando poi all’incantevole “E già”, il primo album dopo il divorzio da Mogol. A scrivere le parole di quelle nuove canzoni fu Grazia Letizia Veronese (in arte Velezia, moglie del cantante). Poi ci sono i successivi cinque lavori, da “Don Giovanni” a “Hegel”, con i testi del poeta Pasquale Panella. Ma in “Insolito Battisti” c’è anche un’incursione tra i pezzi di esordio dell’artista, quando a confezionare i motivi dai titoli e dalle parole improbabili come “Non chiederò la carità” (che nessuno volle pubblicare) era l’amico e primo sostenitore Roby Matano. «Il rapporto con noi discografici era tempestoso» racconta Franco Reali, già amministratore delegato della Bmg. «Lucio contestò persino il passaggio dal vecchio disco in vinile al cd. Capisco le battaglie di sua moglie, contraria a diffondere il repertorio tramite le moderne piattaforme digitali. Giusto o sbagliato, è quello che avrebbe voluto il marito».

I suoi colleghi lo copiavano
«Anche perché nei vari passaggi di supporti (vinile, cd, digitale) sono stati sempre e soltanto gli artisti a rimetterci» commenta il direttore d’orchestra Vince Tempera che collaborò con Battisti e ricorda: «All’epoca accusavamo alcuni esecutori di ispirarsi eccessivamente allo stile di Lucio. Eravamo degli ipocriti: tutti noi musicisti aspettavamo l’uscita del suo nuovo album perché conteneva puntualmente qualcosa di inconsueto, di originale da copiare».

Era quindi per evitare spiate di colleghi che Battisti decise di registrare in Inghilterra tutti i suoi ultimi lavori? «No. Lucio preferiva Londra perché riteneva gli inglesi più precisi» spiega l’editore Claudio Buja che produsse nel 1990 l’album “La sposa occidentale”, il terzo dei cinque realizzati con Panella. «Diceva: là se si rompe una manopola dopo dieci minuti la sostituiscono. In Italia stai fermo un giorno. E lui era di una puntualità maniacale: quando s’impegnava a consegnare l’opera per una certa data, non sgarrava di un’ora».

Seguito dai servizi segreti
Non erano soltanto i musicisti a spiare Battisti. Il docufilm raccoglie testimonianze sensazionali, come quelle di due tra i principali esperti italiani in materia di servizi segreti: il giornalista Roberto Di Nunzio, che si occupa delle strategie di comunicazione dello Stato maggiore dell’Esercito, e lo scrittore Aldo Giannuli. Secondo gli intervistati, quando a metà degli Anni 70 cominciò a circolare la voce che Lucio era un sostenitore di gruppi di estrema destra, gli apparati di sicurezza lo misero sotto sorveglianza.

Persino le autorità statunitensi vollero verificare il “livello di pericolosità” del cantautore che proprio in quel periodo aveva deciso di trasferirsi a Los Angeles. Franco Migliacci, il nostro paroliere più stimato dagli americani per aver creato con Modugno “Nel blu dipinto di blu”, venne addirittura convocato dai funzionari dell’ambasciata americana per garantire l’estraneità di Battisti a presunte trame eversive. Le indagini portarono a stabilire che l’esclusivo impegno di quell’artista arrivato dalla provincia di Rieti era la musica.

“Insolito Battisti”, dunque, racconta tutta la storia del grande musicista, compresi i periodi degli album con le canzoni scritte con Velezia e Panella che non hanno tuttavia raggiunto i livelli di popolarità della produzione con Mogol. «È vero. Ma si tratta di un repertorio che i giovani stanno scoprendo ora, molto più vicino alle sonorità odierne» sostiene il maestro Vince Tempera. «Canzoni meno orecchiabili ma decisamente rappresentative di quanto Battisti fosse avanti coi tempi. L’ultimo Lucio è la musica di domani».