Home MusicaQuando Mina chiamò Fossati e gli disse…

Quando Mina chiamò Fossati e gli disse…

Massimiliano Pani racconta a Sorrisi i segreti dell’album che vede sua mamma duettare con il grande cantautore

Foto: Mina e Ivano Fossati in due foto del 1972. Mina ha sempre stimato il cantautore: ha inciso molte cover delle sue canzoni e nel ‘78 apriva i suoi concerti con “Non può morire un’idea”

22 Novembre 2019 | 16:32 di Andrea Di Quarto

«Considerarlo il disco di Natale sarebbe riduttivo: questo è uno degli album più importanti degli ultimi 15 anni». Massimiliano Pani, figlio di Mina e suo strettissimo collaboratore musicale, definisce così “Mina Fossati”, il nuovo album della cantante in coppia con Ivano Fossati, che Pani ha arrangiato e che esce il 22 novembre.

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La collaborazione tra la Tigre di Cremona e il cantautore ligure, che nel 2011 aveva annunciato il ritiro dalle scene, ha dato frutti al di sopra delle aspettative: 11 canzoni, scritte da Fossati e interpretate a due voci, con suoni e atmosfere di grande modernità. Tra i brani ci sono gemme rare come l’intima “L’infinito di stelle” o “La guerra fredda”, lucida analisi del rapporto di coppia raccontato non nella sua costruzione, come Fossati aveva fatto tanti anni fa, ma nella difficoltà del suo mantenimento quotidiano.

«È un disco che non si aspettava nessuno» spiega Pani. «Fossati si era veramente ritirato dal mondo della canzone, ma quando mia madre ha lanciato questa bellissima provocazione musicale lui l’ha subito raccolta. Il risultato è fantastico: Ivano ha tirato fuori il meglio di sé con canzoni straordinarie, dimostrando ancora una volta che le cose vanno fatte quando si è davvero ispirati. Lui è l’ultimo gigante, l’ultimo dei grandi autori della storia della canzone italiana, una penna incredibile che ha ancora la verve e la forza di dire delle cose nuove».

Come è nata l’idea?
«Mina ha sempre amato la musica di Fossati. C’era già un progetto anni fa di realizzare qualcosa insieme, poi non se n’era fatto niente. Un anno fa lei ha alzato la cornetta del telefono e ha detto: “Dai Ivano, facciamo ’sta roba!”. Lui ha iniziato a scrivere come un fiume in piena e ha finito in un tempo relativamente breve».

Hanno lavorato fianco a fianco o a distanza?
«Fossati è venuto a Lugano nel mio studio e lì hanno discusso del progetto e cominciato a sentire e scegliere le canzoni. La produzione e l’arrangiamento sono stati affidati a me, con l’eccezione degli archi curati da Celso Valli, proprio perché volevano fare un disco diverso: Ivano è un grande produttore e arrangiatore, non avrebbe avuto certo problemi a fare da sé, ma si voleva proprio che questo disco suonasse in modo differente dai loro precedenti. Alla fine credo che sia uscito fuori un album che ha un grande equilibrio. E poi loro hanno due voci che stanno molto bene insieme».

Ci regala un aneddoto del “dietro le quinte”?
«Non ne ho uno in particolare, ma la cosa più bella è stata l’entusiasmo che entrambi ci hanno messo. Avevano voglia di fare un disco che fosse alto, bello, sofisticato, ma allo stesso tempo semplice, che arrivasse alla gente in maniera molto diretta. Dentro questo disco ci sono le due facce di Fossati, quella più ritmica e le grandi ballate, con il vantaggio che in questo caso le sue canzoni si avvalgono di un’altra grande interprete».

Alla luce di questo feeling ci potrebbe essere un seguito?
«Questo lo deciderà il pubblico. Intanto godiamoci questo progetto. Dentro ci sono tante idee, creatività e magia. E soprattutto questo è il miglior Fossati, non ci sono pezzi di maniera né scarti: “La guerra fredda”, per esempio, è un brano che oggi in Italia nessuno saprebbe scrivere. “Luna diamante”, poi, accompagnerà la scena clou de “La dea fortuna”, il nuovo film di Ferzan Ozpetek che esce il 19 dicembre. Ho amato fare questo disco. Mentre ci lavoravo ogni tanto mi fermavo ad ascoltare e mi rapiva. Non è la norma: l’arrangiatore è un po’ come il correttore di bozze: legge, corregge ma non si gode la lettura. Io invece mi sono fermato a leggere».