Home MusicaRobin Thicke, primo in classifica con «Blurred Lines». L’intervista

Robin Thicke, primo in classifica con «Blurred Lines». L’intervista

È sufficiente essere censurati per andare al primo posto in 27 paesi? Il caso di Robin Thicke, che ha lanciato l'allegra e sensuale «Blurred Lines» con un video (sospeso da YouTube) in cui canta e balla circondato da tre modelle in topless, sembra dimostrarlo. Ma lui non ci sta e ci spiega perché...

10 Giugno 2013 | 07:40 di Antonio Mustara

È sufficiente essere censurati per andare al primo posto in 27 paesi? Il caso di Robin Thicke, che ha lanciato l’allegra e sensuale «Blurred Lines» con un video (sospeso da YouTube) in cui canta e balla circondato da tre modelle in topless, sembra dimostrarlo. Ma lui non ci sta: «Il video integrale ha circa 6-7 milioni di visualizzazioni, quello con le ragazze vestite ne ha 42 milioni» precisa quando lo incontriamo a Milano. «Se devo essere sincero anch’io all’inizio pensavo che il boom del brano dipendesse da quello, ma poi mi sono reso conto che la maggior parte delle persone il video integrale non lo ha nemmeno visto e molte non ne hanno nemmeno sentito parlare».

«Blurred Lines» è prima anche in Italia. Che ricordi hai di quando il nostro Paese ti regalò la popolarità nel 2002?
«Me ne ricordo bene, “When I Get You Alone” ebbe successo qui, in Olanda e in Australia. Ero giovanissimo e portavo i capelli lunghi come Gesù. Stavo ancora vivendo la mia fase hippie. Ma in realtà invece di essere felice per il successo che avevo qui, ero più preoccupato per il fatto che in America mi ignorassero».

E ora è primo in 27 Paesi…
«Non è incredibile? Non me lo sarei mai aspettato… Pensavo che fossimo in guerra con 27 Paesi…».

Come te lo spieghi?
«È una grande canzone, non si può negare. In giro non ce n’è una così e  non c’è mai stata».

Come mai una canzone così «maschile» piace tanto alle donne?
«La mia fanbase è al 90 per cento fatta di donne. Con questa canzone finalmente mi sono fatto notare anche dagli uomini senza perdere una fan».

È vero che tua moglie, l’attrice Paula Patton, ha approvato fin dall’inizio l’idea del video?
«Non solo ha approvato l’idea ma alcune trovate sono sue. Per esempio la sequenza in cui una macchinina scivola sulla schiena di una delle ragazze».

Paula era presente sul set durante le riprese?
«No, io non vado a trovarla quando gira un film, lei non è mai presente quando faccio i miei video».

Qual è stata la sua reazione quando ha visto il video per la prima volta?
«Le è piaciuto molto. All’inizio  sosteneva che non ci fosse bisogno di fare uscire la versione “naked” perché quella “vestita” le sembrava molto efficace e divertente. Ma poi, quando lo ha fatto vedere alle sue amiche e tutte le hanno detto di far uscire la versione naked, si è convinta».

Come sarà il nuovo album, in uscita il 30 luglio?
«Il successo di “Blurred Lines” mi ha convinto a scartare tutte le canzoni introspettive che avevo scritto per il nuovo disco. Dei 60 pezzi che avevo messo da parte ho tenuto solo quelli allegri».

Quali altre collaborazioni ci sono oltre a quella con Pharell e T.I.?
«Ce n’è solo un’altra, “Give It 2 U” con Kendrick Lamar e 2 Chainz. Sarà un pezzo elettrodance».

Un cantante bianco che diventa una stella della black music. Come ci sei riuscito?
«Mio padre Alan (famoso in Italia per la sitcom “Genitori in blue jeans”, ndr) ascoltava cantautori bianchi che in un certo modo però erano molto soul, come Bruce Springsteen. Lo stesso discorso vale per John Lennon e Bob Dylan. Mia madre Gloria Loring ascoltava interpreti come Luther Vandross. La mia musica è il prodotto dell’unione di queste due influenze».

Entrambi i tuoi genitori sono attori. Come mai non hai seguito il loro esempio?
«Recitare non mi è mai venuto naturale, la musica invece sì. Comunque da un anno e mezzo studio recitazione. Ho appena scritto e diretto un corto in cui recita anche mia moglie. Lo presenterò al Festival di Toronto. E ho appena finito la sceneggiatura per un lungometraggio in cui vorrei che recitasse mia moglie».

In che modo ti ha aiutato essere un figlio d’arte?
«Essere figlio di un attore per famiglie non ti dà credibilità come cantante, di certo non aiuta la tua carriera. Mia madre, che pure ha avuto alcune hit come cantante, è nota soprattutto per essere una diva delle soap. Quello che mi è servito davvero, ciò che ho imparato osservandoli, è la conoscenza del mondo dello spettacolo. Da fuori non si ha la consapevolezza di quanto sia volubile, di quanto faccia leva sulle tue insicurezze. Ho imparato a non considerarlo il mondo reale e mi sono costruito una vita al di fuori di esso. Ho iniziato a fare musica per il mio piacere personale, perchè mi aiutava a esorcizzare i miei demoni, non perché pensavo che potesse diventare la mia carriera».

Che differenza c’è fra te e le altre star bianche che fanno black music?
«Sono l’unico bianco nella storia ad avere un pubblico fatto al 90 per cento di neri. Eminem e Justin Timberlake fanno musica nera ma hanno tra il pubblico quasi esclusivamente bianchi».

E come sono i rapporti con i tuoi colleghi neri?
«Sono ottimi, mi apprezzano perché capiscono che non sono un bluff, che sono autentico. Da Jay-Z e Beyoncé a Pharrell, ho avuto sempre un grande sostegno. In questi giorni ricevo da loro tantissimi messaggi di complimenti per il successo di “Blurred Lines”».

Un anno fa hai partecipato come concorrente vip al talent show «Duets». È un’esperienza che vorresti ripetere?
«Non farò mai più una cosa del genere, l’ho fatto solo per i soldi. Mi hanno pagato molto bene è per fortuna è stato cancellato. Se ora mi vogliono come giudice in un talent come “American Idol” o “X Factor” mi devono dare almeno la cifra che hanno dato a Mariah Carey. Ma in realtà non lo farei. Perché ho sempre sognato di potermi mantenere con la musica e adesso lo posso fare senza dover fare tv. Quando vedevo mia madre sul palco pensavo: “Questo è quello che voglio fare da grande, stare su un palco e cantare davanti a una folla che impazzisce per te”».