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Intervista a Federico Marignetti per il ritorno di «Romeo e Giulietta» all’Arena di Verona

Abbiamo incontrato l'interprete di Romeo in «Ama e cambia il mondo» prima dell'evento del 26 settembre

Foto: Federico Marignetti

26 Settembre 2015 | 09:40 di Antonio Mustara

«Romeo e Giulietta – Ama e cambia il mondo» torna a casa, all’Arena di Verona dove tutto è cominciato due anni fa. A poche ore dall’inizio dello spettacolo di sabato 26 settembre, abbiamo incontrato Federico Marignetti, il 26enne interprete di Romeo, che nella grande produzione voluta da David Zard e diretta da Giuliano Peparini è entrato sette mesi fa.

Federico, come stai vivendo l’attesa?
«Con impazienza e tanta voglia di regalare tutto quello che ho da dare. È la mia prima volta all’Arena, un luogo importantissimo per chi fa il mio lavoro. C’è tanta ansia ma anche tanta voglia di andare in scena, sono certo che prevarrà quella e mi guiderà al sicuro».

Da «Spring Awakening», che hai portato da protagonista in giro per l’Italia fino allo scorso gennaio, a «Romeo e Giulietta». Come sei stato scelto?
«Alla fine della mia esperienza in “Spring Awakening” mi è stato chiesto dalla produzione di “Romeo e Giulietta” se fossi interessato a fare un’audizione. Io ovviamente ho accettato, e dopo tre provini, a febbraio, ho debuttato a Istanbul. Ho saputo che un anno prima Giuliano Peparini e sua sorella Veronica erano venuti al Brancaccio di Roma per vedere “Spring Awakening”. In qualche modo, senza saperlo, quella sera a teatro nel ruolo di Melchior stavo facendo il primo provino per “Romeo e Giulietta”. Si sono ricordati di me quando hanno dovuto cercare un altro Romeo e questa cosa mi ha dato e mi dà molta fiducia, perché restare nel cuore delle persone è una cosa difficile ed è bello quando succede».

Passare da una produzione importante ma «piccola» come «Spring Awakening» a un kolossal come «Romeo e Giulietta» ti ha creato qualche difficoltà di adattamento?
«Ho dovuto imparare a gestire un palco molto più grande, con scenografie importanti, però è un aspetto che alla fine per chi recita è secondario. Che io sia in un teatro da 500 posti o in uno da 1000 non fa differenza, vado in scena allo stesso modo, do quello che ho e cerco di regalare tutto quello che quella sera è nel mio potenziale».

Quello di Romeo è un ruolo impegnativo, emotivamente e fisicamente. Quali sono i momenti più faticosi per te?
«Faccio fatica a rispondere, perché lo spettacolo è tutto un grande momento di grande intensità che mi costa fatica e sacrificio. Forse la scena più faticosa è il duello con la morte di Mercuzio, ma anche “Mio Dio pietà”, che è il mio pezzo preferito. E infine la scena in cui parlo con Giulietta credendola morta, una scena fisicamente meno impegnativa delle altre, ma emotivamente molto carica».

Entrare in un ruolo che per due anni è stato interpretato da un attore molto amato come Davide Merlini ti ha fatto temere il confronto?
«Inizialmente era un problema che non mi ero nemmeno posto, tanta era la voglia di andare in scena, anche dopo un solo giorno di prove. Me l’hanno fatto notare gli altri, ero talmente carico ed entusiasta che non me ne sono proprio accorto. Secondo me queste considerazioni è giusto che ci siano per chi ritiene che sia giusto farle, ma sono al di fuori dello spettacolo, io da dentro penso ad altre cose. E in quei giorni, il fatto che Giuliano avesse deciso di farmi debuttare dopo poche prove mi aveva rassicurato molto. Che cosa potevo temere?».

Da dove viena tutta questa fiducia in te stesso?
«Forse viene dal mio primo anno di vita, sono stato molto coccolato (ride). Ma ho anch’io le mie insicurezze come tutti, solo che alla fine prevale sempre la fiducia in me stesso, e non so bene perché, è qualcosa che ho da sempre e si è rafforzata al terzo anno di accademia, nel 2012, quando ho interpretato Devil, il Diavolo, in “The Witches of Eastwick”. La verità è che io ho sempre voluto stare sul palco. Al liceo avevo una band e suonavo alle feste d’istituto e nei festival. Sul palco stavo bene e non ho mai avuto il dubbio di non poterci salire. Non è che io abbia mai pensato di essere chissà chi, ci salgo e basta, è un’autorizzazione che do a me stesso».

A proposito di musica, quanto è importante per te?
«Il mio primo sogno è stato quello di fare il cantante. Anche adesso continuo a scrivere pezzi. Sto lavorando a un album, anche se non so quando uscirà, non mi voglio porre limiti di tempo. Voglio dare alle mie canzoni il tempo di crescere».

La collaborazione con Riccardo Maccaferri, Benvolio in «Romeo e Giulietta», proseguirà dopo la vostra versione di «Hallelujah»?
«Sicuramente non finisce lì. “Hallelujah” è venuta così bene e avrà un seguito».

Teatro, musica e anche cinema. Che cosa puoi dire del film americano «The Tourist» che hai girato un anno fa a Firenze?
«Mostra la realtà del calcio storico fiorentino. I protagonisti sono Brett Dalton (nel cast della serie tv “Agents of S.H.I.E.L.D.", ndr) e Stana Katic (protagonista di “Castle", ndr). Interpreto un ragazzo che è appena entrato in squadra e lotta come un leone. Mi sono dovuto allenare tantissimo, abbiamo girato le scene delle partite per giornate intere sotto il sole in piazza Santa Croce. Ho imparato un po’ di boxe, un po’ di rugby, è stata un’esperienza bellissima. La rifarei anche domani».

Parliamo di «Spring Awakening», il tuo debutto.
«Non mi poteva accadere di meglio. Essere Melchior per così tanto tempo mi ha dato la possibilità di apprendere, di mettermi a confronto con un certo tipo di emozioni. È stata un’esperienza che mi porterò dentro per sempre. Ogni volta che finiva la replica avevo qualche tristezza dentro che non ti so spiegare. È stato con me per quattro anni e ci ho vissuto davvero tutto quello che si può provare, sia sul palco che fuori».

Se in futuro dovesse tornare in scena, lo rifaresti?
«Una parte di me lo rifarebbe però penso che bisogna essere realistici: Melchior ha 16 anni, io non più. Magari se torna entro due anni sì, tra cinque anni no. Anche per rispetto nei confronti di chi sarà nuovo fra cinque anni ed è giusto che abbia la sua possibilità. E poi perché spero in futuro di fare ruoli adatti alla mia età».

Il tuo prossimo ruolo sarà in «Musica ribelle», il musical che Eugenio Finardi ha costruito intorno alle sue canzoni.
«Sarò Eugenio da giovane, negli Anni 70. Ci stiamo lavorando da alcuni mesi, c’è già il copione e sono state scelte le canzoni. Siamo ancora in quella bellissima fase in cui lo spettacolo viene costruito. Il debutto è previsto a Carpi il 12 marzo. Il sottotitolo è “La forza dell’amore" e se penso che quello di “Romeo e Giulietta” è “Ama e cambia il mondo”, sono molto contento.

Perché?
«È bello che questi due spettacoli parlino d’amore. E anche per questo sono fiero di farne parte. C’è chi pensa che l’amore e la fratellanza siano un’utopia, ma non è così. Io credo che se posso immaginarmi una cosa, questa cosa è possibile. Se ci chiediamo “Cos’è che ci fa dire che è impossibile?“ ci accorgiamo che le risposte che ci diamo vengono da fuori, non da dentro di noi. Romeo odiava i Capuleti ma senza conoscerne il motivo, continuando ad applicare un meccanismo che in realtà non gli apparteneva. Romeo e Giulietta abbattono i paletti messi da generazioni, nella loro storia si va oltre l’utopia e si considera possibile l’amarsi. Per questo è importante amare per cambiare il mondo, per questo è importante la forza dell’amore».

Le prossime date di Romeo e Giulietta - Ama e cambia il mondo

Le date (BIGLIETTI)

26 settembre: Verona, Arena

16, 17 e 18 ottobre: Roma, Gran Teatro Saxa Rubra

dal 21 al 25 ottobre: Firenze, Teatro Verdi

20, 21 e 22 novembre: Milano, Linear4Ciak

26, 27 e 28 novembre: Lugano, Teatro Lac

18, 19 e 20 dicembre: Padova, Gran Teatro Geox

26 e 27 dicembre: Napoli, PalaPartenope

6 e 7 gennaio: Bari, Teatro Team

29 e 30 gennaio: Bologna, Palauditorium