Ron: «Per scrivere ho bisogno della natura»

Il cantautore celebra 50 (anzi, 52) anni di carriera con un’antologia che Sorrisi porta in edicola

24 Maggio 2022 alle 08:29

Un nuovo singolo, “Più di quanto ti ho amato”. Un’antologia, “Non abbiam bisogno di parole”, con 67 brani. E un tour celebrativo.

Ron festeggia alla grande il suo primo mezzo secolo di carriera, conscio di aver raggiunto tanti traguardi: una vittoria al Festivalbar nell’82 con l’album “Guarda chi si vede”, una a Sanremo nel 1996 con “Vorrei incontrarti fra cent’anni” (in coppia con Tosca), un Premio della critica “Mia Martini” nel 2018 con il brano inedito dell’amico Lucio Dalla “Almeno pensami”. Ma soprattutto, decine di grandi canzoni: da quelle scritte per Dalla a successi come “Non abbiam bisogno di parole”, “È l’Italia che va”, “Una città per cantare”.

Tante buone ragioni per disturbare la sua quiete “campagnola” di Garlasco, in Lomellina, dove vive da sempre, preferendo lo scrosciare del torrente Terdoppio allo sferragliare dei tram milanesi.

Ron, cominciamo col dire che gli anni di carriera sono addirittura 52. Il suo primo disco è del 1970...
«Già, ho cominciato che avevo 16 anni. Merito di mio fratello Italo, che si era fatto regalare un pianoforte. Io in sua assenza strimpellavo e da lì è partito tutto: i primi concorsi canori, la Rca che mi nota, il primo disco...».

E anche il Festival di Sanremo del 1970. Che debutto!
«Un’emozione enorme. Poi all’epoca era tutto diverso. Non ci si esibiva al Teatro Ariston, ma in una piccola saletta del Casinò. Avevi la gente a ridosso, era davvero incredibile».

In realtà avrebbe dovuto cantare “Occhi di ragazza”, che fu bocciata. Così poco dopo la incise Morandi facendone una hit. In quei casi si rosica, immagino...
«Altro che, se si rosica! Dalla era arrivato da me con questo bellissimo brano che era diverso dalle solite canzoni italiane, ricordava “Everybody’s talkin” di Harry Nilsson. Purtroppo per me, e per fortuna di Gianni, andò come sapete».

L’anno dopo, invece, “Il gigante e la bambina” partecipa a “Un disco per l’estate”. Incredibile, per quegli anni, se pensiamo che quel brano parlava di una violenza sessuale su una minorenne.
«Paola Pallottino, che aveva scritto il testo, era un’autrice delicatissima. Prima i censori pensavano che quella fosse una favola per bambini, ma quando ne capirono il significato non volevano più farmi partecipare. Dovemmo cambiare il testo. Cantavo: “Ma il gigante adesso è in piedi con la sua spada d’amore, e piangendo taglia il fiore prima che sia calpestato”. Divenne: “Ma nessuno può svegliarli da quel sonno tanto lieve, il gigante è una montagna, la bambina adesso è neve”. Se penso a quello che sento oggi nelle canzoni, mi viene da ridere».

Poi ha scritto la musica di “Piazza Grande” per Dalla. Uno dei capolavori della canzone italiana.
«Ed era la prima canzone che scrivevo. Se ripenso a come è nato quel pezzo! Eravamo in traghetto verso la Sicilia, di notte, e io ne suonavo le note iniziali alla chitarra. Lucio si sveglia e fa: “Cos’è questa roba?”. E io: “Boh, non so, una canzone”. È impazzito di gioia. Ci abbiamo lavorato tutta la notte e siamo arrivati in Sicilia con la musica finita».

Eppure, tra il 1975 e il 1979 si è quasi fermato con la musica e si è messo a fare l’attore di cinema in film come “Lezioni private”, “L’Agnese va a morire”, “In nome del Papa Re”, “Turi e i paladini”...
«Erano arrivati gli anni di piombo e la musica leggera era stata messa al bando. Tutto doveva essere politico, le canzoni dovevano essere al 90 per cento testo e due accordi. Il cinema venne per caso. “Lezioni private” doveva farlo Alessandro Momo, un giovane attore che purtroppo morì in un incidente stradale. Per rimpiazzarlo cercavano un giovane bellino e scelsero me. Ma non dovevo essere proprio un cagnaccio, perché poi ne ho fatti altri di film, e anche alcuni episodi di un paio di serie televisive, per la tv inglese e francese».

Nel frattempo Rosalino era diventato Ron e dopo il 1979, con “I ragazzi italiani”, anche il suo stile musicale è molto cambiato.
«Sì, quel pezzo era scritto nello stile di Lou Reed. Da quel momento ho cominciato a seguire quelli che erano i miei modelli musicali, come David Bowie, Cat Stevens, James Taylor. Ho avuto la fortuna di partecipare come arrangiatore e musicista al tour di Dalla e De Gregori “Banana Republic” e da lì, con l’album “Una città per cantare”, è iniziata una nuova carriera».

Quando ha capito che aveva finalmente “svoltato”?
«Proprio con quel disco, trascinato dal brano omonimo (versione italiana della canzone americana “The road”, ndr). Il testo lo aveva scritto Lucio. Il problema è che aveva scritto le parole non tenendo conto della musica e inizialmente fu complicatissimo starci dentro, ma alla fine il risultato fu grandioso».

Gli Anni 80 e 90 poi sono stati pieni di successi.
«E anche di grandi esperienze. Nel 1982 la Rca mi mandò tre mesi in America a “studiare”. Ebbi modo di conoscere e di stare in studio con i miei idoli: Lou Reed, Paul Anka, Daryl Hall e John Oates. Indimenticabile».

Nel 2011 è stato perfino un tutor in un talent show, “Star academy”.
«Fu un disastro totale, fu anche chiuso con qualche puntata di anticipo. Io accettai a condizione di non avere condizionamenti nelle scelte e così fu. Il programma non andò bene, ma non sono contrario ai talent. Lo dico sempre ai giovani: se sei davvero bravo, sono comunque una grande vetrina».

Perché non si è mai spostato dalla sua Garlasco?
«Perché fuori da qui non riesco a scrivere. Ci ho provato, a Milano, a Bologna... ma la città mi distrae. Ho bisogno di avere intorno i miei posti, i miei colori e la mia famiglia. Sono un campagnolo».

Con l’antologia ha anche pubblicato un inedito, e un altro paio di brani erano usciti nei mesi scorsi. È tempo di pensare a un nuovo album di inediti?
«Uscirà. Non a brevissimo, ma ci sto lavorando: entro la fine dell’anno ce la dovremmo fare».

Due cd con grandi successi e chicche da collezione

“Non abbiam bisogno di parole” è il titolo della straordinaria antologia che celebra i 50 anni di carriera di Ron. La raccolta, che contiene 67 brani tra i più grandi successi dell’artista e alcune rarità, è composta da due doppi cd, già in edicola con Sorrisi. I due dischi sono arricchiti da un libretto con contenuti esclusivi e un’intervista inedita in cui Ron racconta la nascita delle sue canzoni, i momenti in cui sono state composte e registrate, e rivela tanti aneddoti legati alla sua carriera.

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