Sabrina Salerno: «Il video di “Boys” girato in dieci minuti cambiò tutto»

La cantante, vera icona degli Anni 80 e 90, racconta a Sorrisi una carriera piena di fortunati... incidenti

27 Giugno 2022 alle 08:00

Gli anni non hanno intaccato la sua bellezza né la spigolosità del suo carattere. Sabrina Salerno, la ragazza che cantava “Boys” immersa in piscina (e in lotta contro il pezzo sopra di un bikini bianco che non ne voleva proprio sapere di stare su) è ancora piena di progetti, non appagata dai milioni di dischi venduti e dai tour in giro per l’Europa. La sostiene una schiera fedele di fan, almeno a giudicare dal milione e 200 mila follower che la seguono su Instagram. E dopo che Amadeus l’ha voluta accanto a sé a Sanremo 2020, anche la tv l’ha riscoperta: ha preso parte a “Ballando con le stelle” e a due edizioni di “Name that tune - Indovina la canzone”.

Sabrina, perché per tanti anni non l’abbiamo vista in tv?
«Lavoravo all’estero, facevo concerti. A me la televisione tanto per farla non va. Faccio solo cose belle».

È vero che da ragazza voleva fare la dottoressa o la psicologa?
«Sì, lo spettacolo non è mai stato nei miei progetti. La vita riserva molte sorprese e non sempre le cose vanno come ti aspettavi. Ai tempi vivevo già da sola, e quando mi si è prospettata l’idea di entrare nel mondo dello spettacolo l’ho vista come un treno da prendere al volo. Il destino a volte ti mette davanti alle situazioni e sceglie per te».

Ho visto un video di lei 16enne in una tv privata. La conduttrice, sapendo che è di Genova, le augurava una carriera come quella di Carmen Russo. E lei rispondeva: «Anche meglio!».
«(Ride). Effettivamente avevo un piglio molto intraprendente. È stata una battuta, non so come mi sia venuta».

La spontaneità dei giovani...
«Esatto. Parla molto della mia personalità. Lì c’era tutta l’intraprendenza dei 16 anni e anche la voglia di emergere, perché a un certo punto, nonostante non avessi il fuoco sacro dell’artista, mi sono detta: “Vabbè, se ci provo, ci provo veramente”».

Raccontano che dopo un provino per “Drive in”, Antonio Ricci disse di lei: «Questa è una che non si accontenta».
«Tanto è vero che mi avevano preso, ma rifiutai. Non mi sarei mai accontentata di un ruolo piccolo, perché nella mia testa ho sempre pensato in grande. La mia idea era di fare televisione, ma volevo un ruolo più importante».

Poi, finalmente, l’incontro con Claudio Cecchetto.
«Pensai che la musica mi avrebbe messo di fronte ai giovani, a un mercato differente dal pubblico televisivo. L’incontro con Claudio è stato decisivo, perché mi ha dato la grande svolta, incredibile e velocissima. Fu colpito dalla mia personalità. Avevo un’idea di quello che volevo fare. Incontrare Claudio è stata una fortuna, ma prima di lui ce n’erano stati altri dieci che mi avevano chiuso la porta in faccia, tanta gente mi ha detto di lasciar perdere».

Facciamo i nomi?
«Non faccio pubblicità a nessuno. Soprattutto alle persone che mi hanno chiuso la porta in faccia. Non li nomino neanche, non voglio dar loro questa soddisfazione».

E arriviamo a “Boys”. È vero che il video fu girato in fretta e furia, per dare una sigla al Festivalbar? Non dico in dieci minuti ma quasi...
«No, no, fu girato proprio in dieci minuti! Tanto che quando andò in onda io mi arrabbiai con Cecchetto: “Caspita, non mi avete detto neanche che c’ho il seno che mi esce fuori? Si vede tutto!”. Ci rimasi male. Ma ci volle poco per capire che quella era stata la mia fortuna».

E diventò una star.
«Sì, è arrivato di tutto, anche il cinema, e ho cercato di destreggiarmi facendo scelte non sempre giuste o azzeccate, anche se nel tempo si sono rivelate dei “cult”. Il film “Fratelli d'Italia”, per esempio, non lo volevo fare, Jerry Calà dovette convincermi. Oggi cammino per strada e la gente mi recita tutte le battute a memoria. Ricorda pure nome e cognome del personaggio, Michela Parodi: io resto sbalordita».

Col cinema è stato un rapporto fugace.
«Molto fugace... Fui chiamata perché ero il personaggio del momento, però è anche vero che non mi sono mai applicata».

Nel 1990 la svolta: dalla dance a “Over the pop”. Via Cecchetto, dentro Giorgio Moroder.
«Una scelta che non ha tanto pagato, ma volevo cambiare completamente. Dovevo fare un album con Nile Rodgers (leggendario chitarrista degli Chic, ndr), lui era entusiasta, ma ero nel mezzo del contenzioso con il mio ex manager e contrattualmente fui attaccata in maniera molto bieca e dovetti difendermi. Chissà come sarebbe andata...».

Invece arrivò il successo di “Siamo donne”, con Jo Squillo, al Festival di Sanremo del 1991. Come nacque?
«A Jo serviva probabilmente un personaggio che andava forte in quel momento e venne da me. Le dissi: “Ma ti rendi conto? Siamo donne, oltre le gambe c'è di più... è una banalità, ci prenderanno per pazze”. Invece...».

A “Ballando con le stelle” si è molto aperta con il pubblico.
«Quello è un contesto dentro il quale è venuto naturale raccontarsi, la danza ti mette a nudo. Sei davanti a uno specchio con un’altra persona con cui passi tutto il giorno, che in un certo senso invade tutto il tuo corpo, ed evidentemente viene fuori quello che sei realmente».

A parte la bellezza, come si spiega il successo di Sabrina Salerno?
«Credo che ci sia una certa verità, nei personaggi, che la gente riesce a leggere. Io ho cercato sempre di portare la mia, con i miei difetti, i miei errori. Ho sempre cercato di fare un mio percorso, cercando di avere una mia identità. Poi il resto non lo so, forse sono l’ultima persona a cui chiedere questa cosa. Quando vedo l’affetto delle persone capisco di essere stata veramente baciata dalla fortuna».

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