Home MusicaSanremoAmadeus: “Il mio Sanremo sarà un Festival straordinario”

Amadeus: “Il mio Sanremo sarà un Festival straordinario”

Il presentatore racconta solo a Sorrisi i suoi progetti per Sanremo. Dal palco alle canzoni, dagli ospiti al ruolo dell’amico Fiorello. «Per celebrare la 70a edizione immagino un grande show. Anzi, cinque grandi show, uno per serata»

Foto: Amadeus posa in esclusiva per Sorrisi per il suo primo servizio da conduttore e direttore artistico di Sanremo 2020. Intanto è in onda su Raiuno con “Soliti ignoti - Il ritorno“  - Credit: © Pigi Cipelli

26 Settembre 2019 | 10:08 di Stefania Zizzari

«Con la bacchetta da direttore d’orchestra in mano devo stare attento a non accecare nessuno!» ride elegantissimo Amadeus, pronto per scattare le foto della nostra copertina. E pronto a parlare per la prima volta di come immagina il suo Festival di Sanremo.

Ci sediamo nel suo camerino al Teatro delle Vittorie e tra una puntata e l’altra di “Soliti ignoti”, davanti a un cappuccino e un dolcetto («È la mia merenda, vuole favorire?»), comincia a raccontare. Ha un entusiasmo e una determinazione che gli si leggono nello sguardo. Perché Amadeus ha già le idee molto chiare.

Come si trova a dirigere la macchina di Sanremo?
«Bene, sto lavorando al Festival e contemporaneamente ai “Soliti ignoti”. Con un gioco di incastri per ottimizzare i tempi riesco a organizzarmi bene. Ma la mattina mi sveglio molto presto… (ride)».

Come le hanno comunicato che sarebbe stato il conduttore e direttore artistico del 70º Festival di Sanremo?
«Il 2 agosto ero beatamente in vacanza a Madrid, dove vive mia figlia Alice, col telefono staccato da tre giorni. Al centro della città c’è il parco del Retiro e all’interno c’è un laghetto dove si possono affittare delle barchette a remi. Io ero proprio su una di queste barchette con Giovanna (Civitillo, la moglie, ndr) e nostro figlio José, sereni e tranquilli in mezzo al laghetto. Mia mamma chiama Giovanna e le dice: “Amedeo ha il cellulare staccato, non riesco a parlare con lui”. Lì ho pensato: “Sono tre giorni che è spento: è meglio se lo riaccendo per vedere se ci sono telefonate”. A quel punto sono arrivate a raffica le notifiche delle tante telefonate da Fabrizio Salini, amministratore delegato della Rai, e dal direttore di Raiuno. Ho pensato: “O mi hanno licenziato o c’è qualcosa di particolare…”. Nel frattempo squilla il telefono, era Salini: “Ti sto cercando da tre giorni! Sei il presentatore e il direttore artistico del prossimo Festival di Sanremo”».

E lei?
«Ero felicissimo: praticamente la barchetta è diventata a motore (ride). Sono arrivato a riva cantando “Fin che la barca va lasciala andare”. Mi hanno chiesto di fare un collegamento con il Tg1 ma io ero con un costume a fiori, le infradito e una maglietta. Il video per il collegamento l’ho dovuto fare con un’inquadratura molto stretta così che si vedesse solo la maglietta (ride)».

Quindi la sua vacanza questa estate è durata poco.
«Sì, la Spagna mi porta sempre bene. Da interista a Madrid abbiamo vinto il Triplete, mia figlia vive lì, è un Paese che amo. E lì ho scritto tutto il regolamento di “Sanremo Giovani”».

Si è messo a lavorare subito dopo la telefonata?
«Sì. O meglio, tre giorni dopo. Prima ho risposto ai messaggi e alle telefonate che mi erano arrivate. Solo il primo giorno erano 600. E continuavano ad arrivare senza sosta. Ho fatto le quattro del mattino le notti successive: sono un po’ antico, i messaggi mi piace personalizzarli. Per questo ho impiegato un bel po’ di tempo».

Il primo che le è arrivato?
«Inutile dire che Fiorello mi ha chiamato subito. Non mi ha chiesto se ero felice ma: “Sei agitato?”. “No”. “Io sì!” mi ha detto. “E mica lo devi presentare tu!” (ride). È che mi trovavo in Spagna e il fatto di essere all’estero dove non mi conosce nessuno forse ha fatto un po’ da filtro e mi ha permesso di non farmi fagocitare. Fiore invece stando in Italia ha vissuto questa notizia con enorme partecipazione ed era più agitato di me. Anche Carlo Conti mi ha chiamato subito mentre ero ancora sulla barchetta… Ha detto: “Non posso mandarti un semplice messaggio, ti devo sentire! È una notizia bellissima!”. E io: “Se ho bisogno di un parere, alla luce della tua esperienza col Festival, ti chiamo”. E Carlo mi ha assicurato: “Sono a disposizione!”».

Antonio Ricci ha dichiarato: “Se è un merito fare il Festival di Sanremo, Amadeus se lo merita senz’altro. E sarebbe bello che il Gabibbo potesse cantare al Festival”. Vorrebbe rispondergli qui dalle pagine di Sorrisi?
«Sarò lieto non solo di invitare il Gabibbo il sabato sera, ma il signor Antonio Ricci sarà mio ospite e seduto in prima fila. E non mi può dire di no, perché avrò il piacere di invitarlo personalmente in platea. D’altronde sono sempre stato un fan di “Striscia la notizia” e lui lo sa, gliel’ho detto tanti anni fa e lo confermo ancora oggi».

Da dove si comincia per costruire un Festival di Sanremo?
«La prima cosa che mi sono detto è stata: deve essere un evento nell’evento, lo richiede il numero. Nel momento in cui fai il 70º Festival devi creare un doppio evento, perché devi fare un omaggio alla manifestazione, alla storia della Rai e alla grande squadra che da sempre ci lavora».

A cosa pensa?
«A grandi nomi. Io punto in alto, a ospiti internazionali. Immagino uno show importante. Anzi, cinque show importanti, uno per ogni serata. Ma nella prima fase si comincia con il regolamento dei Giovani».

Le novità?
«Ritorna la categoria delle Nuove proposte, come era un tempo. Ma con una novità importante: i Giovani avranno visibilità a partire da metà novembre per quattro appuntamenti settimanali nel pomeriggio di Raiuno. Fino alla serata finale di “Sanremo Giovani” in onda il 17 dicembre».

Può spiegare meglio?
«Dopo le selezioni iniziali, rimarranno 20 giovani in gara. Da metà novembre avranno un mese di visibilità, li conosceremo, ascolteremo le loro canzoni e alla fine resteranno i 10 che andranno (anzi, che accompagnerò fisicamente) a “Sanremo Giovani”. Da quella serata, per la quale stiamo preparando delle sorprese, ne usciranno cinque a cui si aggiungeranno i due vincitori di “Area Sanremo” più la vincitrice di “Sanremo Young”: loro otto saranno i protagonisti delle Nuove Proposte del Festival a febbraio. Mi piacerebbe che il vincitore potesse partecipare di diritto al Festival successivo tra i Big, ma questo riguarderà il prossimo direttore artistico».

Ha anche abbassato l’età di partecipazione a 15 anni.
«Anna Tatangelo ha vinto che aveva 15 anni, senza andare indietro nel tempo fino a Gigliola Cinquetti. Oggi a 15 o 16 anni ci sono dei ragazzi che hanno grande talento e che sanno cantare per davvero».

Torniamo al Festival di febbraio: cosa ci può anticipare?
«Chi fa il conduttore e il direttore artistico si deve assumere totalmente la responsabilità di quel Festival: sono responsabile di tutto quello che il pubblico vedrà dal 4 all’8 febbraio. Felicemente responsabile. Poi certo ognuno avrà la sua idea: se metti 20 cantanti c’è chi ne vuole 24, se metti otto giovani c’è chi te ne chiede dieci, se scegli due donne c’è chi dice era meglio una… lo devi mettere in conto ma è anche la parte bella perché Sanremo è di tutti e tutti hanno diritto a esprimere il proprio parere sul Festival. Io porto il mio e ovviamente spero che funzioni e che piaccia al pubblico».

E come sarà il suo Festival?
«Ci saranno 20 cantanti in gara. Anticipo a Sorrisi che lo scenografo sarà Gaetano Castelli, il regista Stefano Vicario, il direttore delle luci Mario Catapano e il coreografo Daniel Ezralow. E vi confido cosa ho detto a tutti loro, e in particolare a Gaetano Castelli, che poi è la sintesi di come sarà il mio Festival: “Vorrei un palco elegante, importante, che rispecchi la tradizione del Festival ma vorrei anche degli elementi di innovazione”. Quando lo spettatore guarda il palco deve dire: “Che bello! È Sanremo, però ci sono tocchi di novità”. E stiamo andando in quella direzione: il palco è bellissimo».

La tradizione e l’innovazione dunque.
«Sì. Le due cose si devono fondere. E c’è un altro elemento importante: il racconto. Non deve essere il Sanremo del “Signore e signori ecco a voi…”. Vorrei che fosse un Sanremo in cui tutto quello che accade sul palco accade perché c’è un motivo, c’è un racconto dietro. Al di là della gara, della liturgia dell’ascolto delle canzoni, lo spettatore non saprà cosa potrà accadere. E dove potrà accadere… Stiamo pensando a qualcosa di sorprendente!».

Il giovedì sarà la serata delle cover?
«Mi piace molto perché è un omaggio ai 70 anni del Festival e poi perché ogni cantante è libero di scegliere la canzone da proporre. È proprio la serata della libertà: i cantanti possono interpretare qualsiasi brano della storia di Sanremo, come vogliono e con chi vogliono. Ma c’è una novità. Non è solo una serata di divertimento, ma è anche di gara: l’esibizione sarà votata e il voto si sommerà a quello delle altre serate».

Ora è nella fase dell’ascolto delle canzoni?
«Sì, è cominciata l’immersione nelle canzoni. Cuffiette nelle orecchie e cellulare, ascolto ogni brano almeno due o tre volte».

Considerando che le arriveranno centinaia di brani…
«Comincio appena mi alzo la mattina e vado avanti durante il giorno e la sera quando torno a casa, mi piace ascoltarle con tranquillità».

Capitolo ospiti.
«Sono ancora nella fase in cui se mi dice qualunque grande nome io le rispondo: “Magari!”».

Per le star internazionali è ancora presto. Ma Fiorello verrà?
«È stato il mio primo fan per questa avventura e gli ho detto: “La porta di Sanremo è aperta”. È un amico e al mio Festival per certi aspetti vorrei togliere la formalità. Un amico o un fratello non ti devono telefonare per chiedere: “Posso venire?”. Lui sa che ha la libertà di fare quello che vuole, quando vuole e anche di non avvisarmi prima. Noi ci sentiamo spesso ma non stiamo preparando nulla perché non c’è nulla da preparare».

Qualcosa vi direte sul Festival prima o poi…
«Siamo ancora a settembre. Strada facendo magari ci vedremo qualche partita dell’Inter insieme e penseremo a qualcosa. Ma per il momento ancora no. Anche perché lui ora sta lavorando a un bellissimo progetto per RaiPlay».

E lei se lo sogna il Festival?
«Non ancora, di notte dormo. Ma quando mi viene in mente un’idea, magari la mattina presto quando mi sveglio o durante la giornata, prendo il mio quaderno blu, che ho comprato in Spagna, e me la appunto. Uso ancora carta e penna, non ho un tablet e non mi scrivo nulla sul telefonino. Sulla copertina del quaderno c’è una frase in inglese che dice: “Smetti di pensare e fai in modo che le cose accadano. Agisci!”. Sarà un monito? (ride)».

Cosa la spaventa di più?
«Il tempo. Ho poco tempo ma questo in fondo mi piace perché vuol dire che non ho tempo di perdere tempo. Per come sono fatto io, l’avere abbondanza di tempo rischia di impigrirmi. Invece quando sono sotto pressione do il meglio di me. Per questo bisogna avere le idee chiare e andare avanti ottimizzando il tutto».