Home MusicaSanremoAmadeus: «Non potevo dire no a Sanremo 2021»

Amadeus: «Non potevo dire no a Sanremo 2021»

È già al lavoro sulla prossima edizione, che andrà in onda dal 2 al 6 marzo. E a Sorrisi il conduttore svela «Avevo deciso di fermarmi dopo il successo di quest’anno. Ma i messaggi della gente mi hanno convinto a ritornare»

Foto: Amadeus. Dopo una vacanza al mare ad agosto si tufferà in un anno carico di impegni: oltre al Festival, ad “AmaSanremo” e “Sanremo Giovani”, dal 14 settembre riprenderà il timone di “Soliti ignoti - Il ritorno”, che il 6 gennaio sarà abbinato alla Lotteria Italia in una serata-evento  - Credit: © Claudio Porcarelli

23 Luglio 2020 | 8:00 di Stefania Zizzari

Amadeus, ora è ufficiale: fa il bis. Lei è il conduttore e direttore artistico del 71º Festival di Sanremo: le suona bene?
«(Ride). Certo! Ma preferisco parlare di 70º più 1».

Un trucco matematico?
«Non esattamente. C’è un significato dietro: sono 70 più 1, dove l’1 è una sorta di ripartenza dopo questo anno inimmaginabile che abbiamo vissuto. E non lo considero il mio secondo Festival, ma il primo dopo l’epidemia».

Lo scorso anno le hanno proposto il Festival ad agosto, mentre era su una barchetta in mezzo al lago in un parco di Madrid. Quest’anno?
«Era il 19 maggio ed ero in una situazione più professionale: nell’ufficio di Lucio Presta (l’agente del conduttore, ndr). Anche se la scena mica era tanto normale: io e Lucio eravamo in video collegamento con Fabrizio Salini (amministratore delegato della Rai, ndr) e Stefano Coletta (direttore di Raiuno, ndr). Tutti con la mascherina… sembrava fantascienza. Diciamo che la barchetta sul lago era una situazione più romantica (ride)».

È più facile dire di sì a Sanremo la prima o la seconda volta?
«La prima, senz’altro. Poter fare il Festival è un onore, un sogno di chiunque faccia il mio mestiere. E quando l’anno scorso me l’hanno proposto ho detto immediatamente di sì, ero molto felice».

E stavolta?
«Sono ugualmente felice, ma in modo diverso. In tutta onestà, finito Sanremo l’idea di farne un altro non c’era proprio. Per me era come aver giocato la finale dei campionati del mondo: ero già super felice così. Avendo ottenuto quel risultato avevo deciso di fermarmi (il Festival è stato seguito da una media di 10 milioni di spettatori nelle cinque serate con un picco di oltre 15 milioni durante la finale, ndr)».

E invece?
«Durante la “quarantena” molte persone con messaggi e commenti sui social hanno detto che il Festival era stato per loro l’ultimo momento felice di unione, di aggregazione e di spensieratezza, e non vedevano l’ora di poter rivivere quelle belle sensazioni con il prossimo. Dando per scontato che lo avrei rifatto io. Allora mi sono detto: “Se me ne vado adesso mi sembra di abbandonare qualcosa. Come dire: è andata bene e quasi quasi scappo”. Temevo di deludere le persone, allora ho pensato di rifarlo per regalare alla gente una situazione di normalità e soprattutto di rinascita. E poi c’è un senso di responsabilità nel far ripartire il mondo della musica: Sanremo sarà la prima vetrina in vista dei concerti che riprenderanno nell’estate 2021. Allora quando la Rai mi ha chiesto di fare il bis ho accettato con ancora più entusiasmo: il primo “sì” era quello del bambino a cui hai regalato la cosa più bella del mondo, il secondo è stato un “sì” di consapevolezza».

Accanto a lei tornerà sul palco dell’Ariston Fiorello.
«Adesso lo dovrò inseguire, imprevedibile com’è, e cercherò di convincerlo a venire. Noi siamo soprattutto due persone che si vogliono bene, lui sa che ha le porte spalancate. Fiore è un genio e ha illuminato il Festival di Sanremo: poter essere insieme sul palco è per me la più grande gioia».

Il direttore di Raiuno Stefano Coletta ha già annunciato la sua presenza.
«Secondo me era più un auspicio che una certezza… Ma sono tranquillo, c’è tempo per pensare, per fare, per inventare... Ne parleremo, penso pure che andrò a trovarlo in vacanza! Ma è come un gioco tra di noi. Lui dice che sono un pazzo, questa cosa a me fa ridere e lui risponde: “Ma che ti ridi? Io ti dico che sei pazzo e tu ridi?”. Insomma, mancano ancora otto mesi ed è giusto che la gente abbia una sorpresa».

A proposito di sorprese, Maria De Filippi potrebbe fargliene una e venire di persona, dopo che lo scorso anno è intervenuta solo “in voce” al telefono con Fiorello che la imitava?
«A oggi tutto è possibile. Ogni nome è funzionale a un’idea. Non mi sento di escluderne nessuno perché magari ora non ce l’abbiamo in mente ma fra tre mesi ci viene l’idea giusta. Pensi che Fiorello la gag con Maria l’ha inventata la mattina stessa...».

Insisto: Lorenzo Jovanotti?
«Magari! Innanzitutto perché è un grande artista e soprattutto perché è un grandissimo amico mio e di Fiore».

Quali novità ha pensato finora?
«Beh, innanzitutto il Festival si sposta a marzo, dal 2 al 6. È un piccolo margine in più in termini di sicurezza anti-Covid. E poi c’è “AmaSanremo”, che è un vero esperimento di seconda serata anticipata di Raiuno».

Ce ne parla?
«Da giovedì 22 ottobre in seconda serata alle 22.45 andranno in onda in diretta da Roma cinque puntate settimanali che avranno lo scopo di far conoscere e poi selezionare i Giovani di Sanremo. In ogni puntata si esibiranno quattro artisti e ci sarà una giuria di tre personaggi televisivi che, assieme alla commissione musicale da me presieduta e al televoto, stilerà una classifica: passano i primi due di ogni puntata. Sarà un programma con un’atmosfera informale, da club, dove i ragazzi saranno al centro dell’attenzione. I 10 vincitori parteciperanno il 17 dicembre alla prima serata di “Sanremo Giovani”. Saranno infine otto, con quelli di Area Sanremo, a salire sul palco dell’Ariston».

Quest’anno ha abbassato a 30 anni il limite di età per partecipare.
«Sì, si chiama “Sanremo Giovani”. Del resto la stragrande maggioranza dei musicisti che si presentano ha meno di 30 anni».

Come procede il lavoro di preparazione del Festival?
«Ho scritto e consegnato il regolamento e messo in piedi la squadra tecnica, la stessa che ha lavorato benissimo anche l’anno scorso: Gaetano Castelli per la scenografia, il regista Stefano Vicario e Mario Catapano per le luci».

Novità nel regolamento?
«Nessuna rivoluzione. Ma c’è una novità: il giovedì sarà una serata dedicata alla canzone d’autore italiana, non necessariamente legata a Sanremo. Il voto sarà quello dell’orchestra e farà parte della gara».

A proposito di scenografia…
«È perfetta per il 70º più 1: è una proiezione futura ma ha un sapore legato al passato. È diversa da quella dell’anno scorso, ma capisci che sono parenti…».

Costruire il secondo Festival è più semplice o più difficile?
«L’esperienza aiuta sempre, ma Sanremo è fatto di situazioni particolari, di occasioni che capitano. Mi piace avere del tempo per pensare a come sorprendere il pubblico. L’imprevedibilità è una delle caratteristiche più importanti di un Festival».

Sono cominciate ad arrivare le proposte dei Big?
«Non ancora. L’ondata comincerà a settembre e non vedo l’ora. È la parte che mi piace da morire: poter ascoltare musica giorno e notte».

Alla luce dell’esperienza dell’anno scorso cosa ha deciso di cambiare?
«Invece di finire alle due e un quarto di notte quest’anno finirò... alle due meno un quarto. Ci saranno così tante cose che per cinque giorni varrà la pena di dormire un po’ meno (ride)».

Parola d’ordine del prossimo Sanremo dunque?
«Tornare alla normalità. Io adoro la normalità, la vita tranquilla, il divertimento sano. Il complimento più bello della gente che mi incontra sa qual è? “Ma tu sei come noi!”. E ci mancherebbe altro…».