Home MusicaSanremoCarlo Conti «La mia parola d’ordine a Sanremo? Divertiamoci!»

Carlo Conti «La mia parola d’ordine a Sanremo? Divertiamoci!»

A poche ore dal via Carlo Conti racconta i segreti della sua terza volta all’Ariston: «L’ultima, almeno per un po’»

Foto: Carlo Conti  - Credit: © Splashnews

09 Febbraio 2017 | 16:17 di Stefania Zizzari

«Sente? Suonate dal vivo le canzoni del Festival sono ancora più belle». Le parole di Carlo Conti sono immerse nelle note travolgenti dell'orchestra che prova incessantemente sul palco dell'Ariston da tre settimane. Ormai è tutto pronto. E una cosa è certa: la vera protagonista del Festival sarà la musica. È una specie di mantra per il conduttore e direttore artistico. «Lo so, lo ripeto sempre e ormai sembro noioso, ma è sulle canzoni che punto» ribadisce Conti.

E infatti le ha portate da 20 a 22.
«Quest'anno c'è grande ricchezza musicale, è un Festival completo, a 360 gradi. Naturalmente non puoi avere tutti i sapori della musica, ma credo ci sia un bello spaccato. Questo è un Sanremo più completo dei due precedenti, musicalmente parlando».

Sarà il suo terzo e, per ora, ultimo?
«Confermo: sarà l'ultimo. Al di là dei record di ascolti, è difficile avere la lucidità di trovare sempre idee nuove per la cornice, quindi per la conduzione e per gli ospiti. Io ho fatto tre edizioni completamente diverse e continuare su questa strada è complicato, soprattutto così, di seguito: c'è bisogno di riossigenarsi. In futuro magari mi capiterà di tornare su questo palco, se il caso vuole. Altrimenti rimarrà un'esperienza meravigliosa, come tante altre fatte nella mia carriera».

L'idea nuova nella conduzione in effetti ha sorpreso tutti: a «quattro mani» con Maria De Filippi?
«La prima volta che alle prove è salita sul palco sono andato ad accoglierla e ha esclamato: ?Quante luci!?. Era sorpresa dal colpo d'occhio. In fondo abbiamo provato poco insieme, con leggerezza e tranquillità. Ci confrontiamo, ci prendiamo in giro, scherziamo. Per fortuna abbiamo lo stesso modo di lavorare: niente testi scritti, molta spontaneità. Prepariamo lo schema e poi quello che succede sul palco è da vivere lì per lì. Divertendoci. È possibile che io faccia la cartellina. Anzi, la molla della cartellina?».

Prego?
«Maria è abituata a tenere in bocca una caramella mentre parla. Mi ha pure spiegato come fa ma io non ci riesco. Il punto è: dove le terrà? A ?C'è posta per te? le incastra sotto la molla della cartellina che tiene in mano, ma all'Ariston non ci saranno cartelline».

Gliele terrà lei in tasca?
«Sì. E dovremo studiare un cenno d'intesa che mi faccia capire quando ne vuole una, così che gliela possa passare? Non so se di nascosto o in modo palese: magari sarà qualcosa sulla quale giocare in diretta».

Caramelle a parte, c'è qualcosa che preoccupa i due conduttori?
«Le scale. Tra l'altro sono abbastanza ripide e si compongono via via. Sono preoccupato pure io che non ho certo i tacchi!».

La discesa dalle scale è inevitabile?
«Per forza, sennò da dove entriamo?».

Dal lato?
«Qualche volta, magari. Ma le scale dobbiamo usarle, dobbiamo farle vedere. Insomma, questa discesa ci tocca proprio farla. Forse...».

L'avrete provata.
«Non troppo, sennò si toglie spontaneità e naturalezza. È meglio lasciare alla freschezza del momento, che poi è quella che fa la differenza».

Va bene, ma si parla del Festival di Sanremo: neanche un po' di emozione?
«Ma certo: è proprio quella che va mantenuta, l'emozione del momento. Sentiamo la responsabilità di avere tutti gli occhi addosso e un'attenzione mediatica fortissima».

Rispetto ai due Festival precedenti c'è stato un aspetto più complicato nella preparazione?
«Sono solo un po' dispiaciuto per la polemica assurda, demagogica e non esatta sulla storia del mio compenso. Una polemica che c'è tutti gli anni, ma stavolta è legata in modo strumentale ai terremotati. Non avrei voluto dire che avevo già deciso di devolvere parte del mio compenso a favore delle persone colpite dal sisma: aiutare gli altri va fatto in silenzio, se lo fai per farti bello perde metà del valore, ma mi sono trovato a doverlo dichiarare. Non mi piace la violenza. Neanche quella verbale, soprattutto quando si parte in quarta senza sapere le cose e senza verificare, con tanta superficialità. Troppa. Ma il tempo è galantuomo e mi darà ragione».

Si chiude il «triennio Conti»: cosa vorrebbe che venisse ricordato della sua gestione?
«Mi piacerebbe che le canzoni dei tre Festival possano restare nel tempo».

Le mancheranno questi momenti?
«Non credo. La stanchezza mentale di inventare cose nuove e la responsabilità della scelta dei brani sono grandi».

Come si rilassa qui a Sanremo?
«C'è la mia famiglia con me. Gioco con Matteo quando posso, faccio cene tranquille con mia moglie. Sono sereno come sempre. E poi la mattina mi alzo, apro la finestra e mi godo la vista del mare. Non c'è niente di meglio».

Neanche chiudere i contratti con gli ospiti le ha tolto la tranquillità?
«E perché? In questi tre anni abbiamo seguito un fair play finanziario, ci siamo dati dei limiti per non spendere in maniera esagerata e rientrare in un budget che ci permettesse di ottenere utili per l'azienda».

E quest'anno?
«Sono soddisfatto. Abbiamo la star Keanu Reeves. Artisti internazionali come Ricky Martin e LP, abbiamo fatto il colpaccio con Robbie Williams. E poi siamo riusciti ad avere le hit del momento con i Biffy Clyro e i Clean Bandit. E Tiziano Ferro, Carmen Consoli, Mika, Zucchero, l'emozione di Giorgia che torna su quel palco. E tanti altri?».

La parola d'ordine del 67º Festival di Sanremo?
«Divertiamoci!».