Donatella Rettore: «Porto a Sanremo tutta la mia carica esplosiva!»

La cantante partecipa al 72° Festival della canzone italiana assieme alla cantautrice romana Ditonellapiaga

Donatella Rettore
30 Dicembre 2021 alle 08:33

Irriverente e sempre “splendida e splendente”, per parafrasare il titolo di una sua hit senza tempo. Nel cast del Festival di Sanremo 2022, a distanza di 28 anni dall’ultima volta, tra i Big c’è anche lei, Donatella Rettore, che torna in gara con il brano “Chimica”, assieme alla cantautrice romana Margherita Carducci alias Ditonellapiaga.

Perché questo colpo di scena?
«Perché con molto garbo me lo ha chiesto Amadeus. Quest’estate c’è stato il boom dei Måneskin, di Colapesce e Dimartino, e di Orietta Berti con Fedez e Achille Lauro che lui aveva “reclutato” la scorsa edizione. Magari il palco del Teatro Ariston mi porterà fortuna: che il 2022 sia l’anno di Rettore?».

Quel palco non le mette paura?
«A me fa più paura l’Arena di Verona: lì sei come accerchiato, il pubblico seduto in alto incombe, ti senti un gladiatore che deve combattere a mani nude contro un leone. L’Ariston al confronto è una passeggiata».

Come vi siete conosciute con la cantautrice Ditonellapiaga?
«Conoscevo il suo produttore, Benjamin Ventura. Margherita è molto talentuosa. Nei suoi studi universitari ha fatto il Dams (Discipline delle arti, della musica e della spettacolo, ndr) e una sua prof faceva le pulci all’italiano dei miei testi. Quando l’ho incontrata, ho scoperto che sa il mio repertorio a memoria».

Com’è il vostro brano?
«“Chimica” è molto “rettoriano”, c’è dell’eros come in “Kobra”, è vorticoso musicalmente».

Questa è la sua quinta partecipazione al Festival. Il debutto fu nel 1974 con il brano “Capelli sciolti”. Che Sanremo fu?
«Quello dell’incoscienza. Io avevo mandato un nastro all’impresario Gianni Ravera per andare a Castrocaro. Mi ripescò per Sanremo a mia insaputa. Lo scoprii vedendo la mia foto su “Il Gazzettino”. Arrivai penultima».

Chi la chiamò la seconda volta nel 1977 con “Carmela”?
«Il direttore artistico Vittorio Salvetti, che per me è stato un “papà musicale”. Lui portava le star straniere. Ricordo di aver fatto una foto con Barry White, che era una montagna: alto, grosso. Mi disse che ero carina: “You’re a beautiful girl”. Io risposi con la canzone di James Brown “I feel good” (sto bene, ndr)».

Nel 1986 invece cosa accadde?
«Non ci volevo andare. Venivo da un periodo di sbagli, non riuscivo a perdonarmi. Mi dicevo che avrebbero ricordato solo l’abito che mi faceva assomigliare a una stella cometa. Ero triste, “Amore stella” non mi sembrava la canzone per me. Iniziava con le parole: “Io che sono niente, nullità”. Ma alla fine cantai bene. Tirai fuori tutta la rabbia e la malinconia».

E nel 1994?
«Applausi a scena aperta. Anche se temevo di non ricordarmi le parole di “Di notte specialmente”: le azzeccai per pura fortuna. O forse perché presentava Pippo Baudo, che riusciva a mettere tutti gli artisti a loro agio».

L’anno scorso ha partecipato come ospite della serata di cover con La Rappresentante di Lista (Dario Mangiaracina e Veronica Lucchesi). Le sembra strano ritrovarseli come “avversari” in gara?
«Veronica e Dario non saranno mai avversari. Se vincessero, brinderei insieme con loro e starei sveglia tutta la notte per la gioia».

Tra i nomi del cast quale le fa particolarmente piacere?
«Iva Zanicchi! È grazie a lei se ho ancora la mia voce: anni fa ebbi un problema alle corde vocali e volevano operarmi. Lei mi disse di non farlo e mi consigliò un bravo foniatra».

Come artista si sente più vicina a Gianni Morandi o ad Achille Lauro?
«Sto esattamente nel mezzo. Da ragazzina con le amiche scrivevamo a Morandi per farci mandare le foto autografate. E lui rispondeva sempre! Quanto ad Achille Lauro, non lo considero un cantante, ma un personaggio alla Marilyn Manson. Non come David Bowie, attenzione: a lui ci ispiravamo noi degli Anni 80».

Ora nel look la segue Nick Cerioni, stylist molto amato dalle star.
«Sì, ma non dimentico i tempi in cui i vestiti me li disegnavo io. Da ragazzina mi compravo la stoffa arancione, gialla, viola... e mia zia Elda, che faceva la sarta, cuciva i miei primi look».

È sempre stata anticonformista.
«E anche femminista. Ma ho sofferto tanto prima che mi accettassero. Quando ingrassai mi davano della cicciona. Mi dicevano che ero belloccia ma non elegante, sofisticata».

Qual è la cosa più femminista che oggi direbbe a tutte le donne?
«Di non piangersi addosso. E che siamo forti: unite tra noi, ancora di più».

Cosa non dimentica di mettere nella sua valigia per Sanremo?
«Sciroppo, caramelle per la gola, il set per i lavaggi nasali e il collutorio».

Chi la accompagna al Festival?
«Mio marito Claudio (Rego, musicista e produttore, ndr) e i nostri cani, due border collie: Lupo e Collins».

Con Claudio vi siete sposati nel 2005 ma vi conoscete dal 1977: nel 2022 sono 45 anni di vita insieme. Festeggerete a Sanremo?
«Se arrivo ultima, come successe a Franco Califano o a Vasco Rossi, sì: facciamo una festa».

Dopo il Festival le andrebbe di rifare la coach nel programma “Ora o mai più”?
«Di corsa! E se Amadeus non è disponibile a presentarlo, mi candido anche come conduttrice».

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