Le dichiarazioni dei tre finalisti di Sanremo 2016

Abbiamo raccolto le dichiarazioni a caldo di Stadio, Francesca Michielin, Giovanni Caccamo e Deborah Iurato

Foto: I finalisti di Sanremo 2016

14 Febbraio 2016 | 03:40 di Antonella Silvestri

Gli Stadio trionfano al Festival di Sanremo con Un giorno mi dirai. Ecco le dichiarazioni a caldo dei tre finalisti.

Gaetano Curreri: «Siamo felicissimi. Questa canzone vede in noi una band vera. Oggi è la festa degli innamorati e il nostro vero amore è la musica. Il nostro principio è quello di guardare un po' indietro per poi subito guardare avanti.

I ricordi fanno parte della nostra vita ma non dobbiamo mai diventare malinconici. Questo brano ha una bellissima melodia, inizialmente eravamo indecisi se partecipare o meno. Avevamo cambiato casa discografica, non avevamo un disco pronto. Poi abbiamo fatto un grande disco con 13 tracce in cui ci sono incursioni di Vasco Rossi e persino il sax di Lucio Dalla.

Dalla sera delle cover siamo tornati ad essere gli Stadio. Da 35 anni suoniamo e cantiamo. Ho avuto un piccolo problema con i monitor, perché si erano alzati improvvisamente i volumi poi sono riuscito a riprendere la situazione.  

Il mio rapporto con Lucio Dalla? Ho lavorato a stretto contatto con lui. Quando sbagliavo, prima mi guardava male, poi c'era la zoccolata e alla fine un mazzo di chiavi, compresa la chiave di San Domenico.

Dopo la prima esibizione mi ha chiamato Vasco, ora lo chiamo io!

Tanti anni fa, c'erano su di noi tanti pregiudizi. La gente si chiedeva come mai gli Stadio partecipassero al Festival avendo inciso pochi dischi». 

Roberto Drovandi: «L'anno scorso ero in un letto d'ospedale e quando guardai il Festival pensavo che sarebbe stata l'ultima volta. Questa vittoria la dedico a mio padre e a mia moglie che mi sono stati vicini».

Gaetano Curreri: «Noi viviamo di concerti, di palchi. Abbiamo sempre fatto della musica il nostro valore più importante. Oggi 14 febbraio 2016 ricorre la morte di Marco Pantani, non è un caso la nostra vittoria in questo giorno.

Non bisogna essere egoisti nella musica, è la mia benzina, bisogna fare e scrivere per gli altri. Mia moglie andrà a Chi l'ha visto perché non mi vede mai, ma io non riesco a sottrarmi al desiderio di dare una mano agli altri, scrivendo canzoni. Ci sono tanti giovani musicisti che hanno bisogno di trovare spazi per esprimersi, Cremonini è il nostro grande erede. Crediamo che la legge sulle unioni civili debba essere approvata velocemente, non abbiamo indossato il nastro ma non significa che non siamo d'accordo».

Francesca Michielin: «La mia gioia è immensa. Dedico la vittoria a mio nonno che quest'anno compie 80 anni e il cui sogno era quello di vedermi sul palco dell'Ariston. Questo è il Festival dai grandi eventi: penso al fatto che quest'anno sono stati festeggiati i cinquant'anni di carriera di Patty Pravo. Quello di cui avevo più paura era me stessa, quattro anni fa ho vinto X Factor, ma ho voluto aspettare un po' di tempo prima di entrare nel tempio della musica italiana che è il Festival di Sanremo. Con il mio pezzo ho voluto portare a termine una missione e lanciare un messaggio: non esistono diversità nell'universo. Ho un debole per i miei ex giudici, in particolare Elio e le Storie Tese, e condividere queste giornate con gli altri giudici Arisa e Morgan mi ha dato carica». 

Giovanni Caccamo: «Per noi il Festival ha significato mettersi al servizio della musica. L'italia ha un grande patrimonio musicale, ha una sua identità, un suo suono, un suo cantautorato, per cui dobbiamo proteggerla».

Deborah Iurato, tra le lacrime: «Ancora non ci credo. Questo terzo posto al Festival è molto più di quanto osassi sperare. Dedico questo traguardo a tutti quelli che hanno creduto in me, in particolare a Maria De Filippi, grazie alla quale la mia strada ha avuto inizio. Una strada che spero possa riservare tante belle sorprese. Adesso mi godo fino in fondo questo bel successo che spero possa proseguire con un buon riscontro del mio nuovo album che si intitola Sono ancora io»