Home MusicaSanremo“Niente (Resilienza 74)”: spiegazione e significato del brano di Rita Pavone a Sanremo 2020

“Niente (Resilienza 74)”: spiegazione e significato del brano di Rita Pavone a Sanremo 2020

Resistere al dolore di un mondo che ti vuole spezzare, si può fare anche senza dirlo con tristezza. Ecco la nostra "lettura" del brano

Foto: Rita Pavone  - Credit: © Iwan Palombi

29 Gennaio 2020 | 17:19 di Alessandro Alicandri

• Il testo di “Niente (Resilienza 74)” di Rita Pavone

Quanto male fa resistere al dolore? La resilienza cantata da Rita Pavone nella sua “Niente (Resilienza 74)” parla proprio della capacità di affrontare un trauma o una difficoltà "tenendo duro", non lasciandosi mai andare.

L'artista, nel brano che porta a Sanremo 2020, confronta criticamente l'immobilismo di quel momento con il gioco più famoso della tv, il reality show. «Meglio cadere sopra un’isola o un reality che qualche stronzo voterà» dice. In effetti di tv Rita Pavone ne ha fatta pochissima e di reality finora non ne ha fatti. Di contro c'è una donna che invece soffre e mostra al mondo di non spezzarsi, di non piegarsi al dolore.

La posizione di resilienza è supereroica, ma difficilissima da vivere: resistere impegna testa, mani e corpo a un immobilismo di cui possiamo persino andare fieri, ma ci rende statute e non esseri umani.

C'è un passaggio molto interessante del brano che sembra un po' staccarsi dalle intenzioni della canzone: «Pensavo / Che ad ogni seme piantato corrispondesse un frutto / Dopo ogni fiato spezzato ricominciasse tutto / Che la parola di un uomo valesse oro e invece / Trova un amico ma non toccargli il tesoro». La delusione raccontata da Rita forse non è quella di un amore, ma è quella della non riconoscenza. Il malessere arriva proprio quando ti rendi conto che il tuo campo coltivato con amore è sempre distrutto dall'ennesima alluvione.

Il 74 del titolo è molto importante e ve lo spieghiamo qui: è l'età di Rita Pavone, ma anche l'anno di nascita dell'autore del brano, Giorgio Merk.