“Siamo qui”: è arrivato il nuovo album di Vasco. E nel 2022 ritorna in tour

La moglie Laura. Il figlio Luca. E la voglia di suonare: «Non so quello che accadrà quando salirò sul palco!»

Vasco Rossi  Credit: © Pigi Cipelli
12 Novembre 2021 alle 08:11

Ero abituato a vedere Vasco Rossi una volta all’anno per raccontarne gli album e i tour sulle pagine di Sorrisi. Poi è arrivato il Covid, che ha fermato per due anni la macchina dei suoi concerti. Ma non ha intaccato la sua voglia di fare musica, di cantare dal vivo davanti a folle oceaniche, e di dire sempre le cose come stanno. Lo incontro in un fresco pomeriggio di ottobre in un hotel di Milano. L’occasione? Il singolo “Siamo qui” e l’album omonimo che è uscito il 12 novembre. Ordiniamo due tè con il miele («Così ci ammorbidiamo un po’» mi dice) e iniziamo a parlare.

Vasco, tu dici che “Siamo qui”. Ma chi siamo?
«Siamo i soliti, o meglio gli insoliti, gli stessi di “Siamo solo noi”, solo che siamo cresciuti, cambiati».

In che modo?
«Abbiamo un sacco di consapevolezze in più. Per esempio, che si impara molto dai propri errori. Quello che mi ha stupito, e a volte ferito, è che le consapevolezze non consolano mai».

Canti anche che siamo «pieni di guai» e «soli e delusi».
«Questi non sono i guai di “Vita spericolata”, ma i guai dell’esistenza umana: non ci piangiamo addosso, ma ne prendiamo atto. Pensiamo di essere quello che possediamo, crediamo con arroganza di essere artefici del nostro destino mentre siamo in balìa della natura, gettati in una vita senza senso».

E poi c’è l’ignoranza di cui canti in “XI comandamento”.
«Mi spaventa la valanga dei populismi, degli estremismi. Ma l’ignoranza si affronta prima, con l’educazione al rispetto per se stessi e per gli altri. Cose che non vedo fare più, non si fa altro che fomentare la rabbia e alimentare l’ossessione per il profitto. Non la vedo molto bene per questa umanità».

La pandemia ti ha reso così pessimista o è un’oscurità che covavi dentro di te?
«Ho sempre pensato che ci fosse qualcosa di sbagliato nella nostra organizzazione sociale. La pandemia mi ha fatto vedere più chiaramente la nostra fragilità».

Non c’è una speranza?
«Sono convinto che in qualche modo l’umanità se la caverà. Il futuro è oscuro, ma l’avvenire è imprevedibile (sorride)».

Vasco, torni con un album dopo sette anni. Cosa accomuna i brani di “Siamo qui”?
«Di sicuro l’ironia e il divertimento nel fare del rock. È un album completamente suonato dal vivo, con gli strumenti, come non si fa più. Mi viene naturale essere un po’ fuori dal coro. E poi è un album pensato per i concerti, ci sono meno ballate. Sono arrivato a un punto della mia vita in cui le cose le faccio se mi diverto, altrimenti perché dovrei farle?».

Però ci sono anche pezzi più intensi. “Un respiro in più” è una canzone sulla morte: che cosa hai capito della morte?
«Che non è sano dimenticarsene. Se sai che prima o poi arriverà, sei libero di vivere come vuoi. Non è così triste: nessuno di noi fa l’esperienza della propria morte, soltanto di quella degli altri. Io fino all’ultimo momento sarò ancora vivo. E quindi non morirò mai».

“Ho ritrovato te” è forse il pezzo più personale.
«Racconta un’esperienza molto dura che ho avuto dieci anni fa, ai tempi della malattia. Avevo litigato con la vita, con il mondo e con me stesso. E avevo chiuso fuori tutti, anche la Laura (Schmidt, moglie di Vasco, ndr). Ma quando ne sono uscito l’ho ritrovata, e da lì in poi ho ritrovato il resto, anche la mia chitarra».

Parli di rapporti di coppia anche in “Patto con riscatto”. E sei caustico.
«Ormai sono diventati come l’acquisto di un’automobile. Oggi avere una storia con una donna di cui ti innamori e pensare che duri tutta la vita è impossibile. La passione dura un periodo, poi per forza di cose scema».

E che cosa rimane?
«Il progetto di quello che si vive insieme. Io con la Laura ho fatto un patto di sangue, di quelli che durano per sempre. Quando arriva un figlio cambia tutto, non puoi pensare di fare quello che ti pare. Quando è nato Luca mi sono reso conto che se mi avessero chiesto di dare la mia vita per lui non avrei avuto dubbi. Prima non l’avrei fatto per niente e per nessuno. E una volta che c’è il progetto devi difenderlo da tutto, da tutti, ma prima ancora da te stesso. La Laura c’è stata sempre, teneva in piedi la struttura mentre io facevo i tour e stavo lontano da casa per mesi. Era il punto di riferimento di cui avevo bisogno, un motivo per tornare a casa la sera. Prima potevo fare quello che volevo, stavo in giro tutta la notte, ma poi magari tornavo a casa e piangevo».

Fare una famiglia all’apice del successo non dev’essere stato facile.
«Era una sfida, ma io ho scelto la Laura perché non mi seguiva come artista. Io in casa non ho una fan, ma una donna con la sua testa e il suo mondo. Certo, ora conosce il mio lavoro, ma non è quello che ci unisce: lei è la madre, io sono il padre, e quello che conta è dare vent’anni di serenità a chi abbiamo messo al mondo».

In lockdown avrete passato più tempo insieme.
«All’inizio pensavo che avremmo avuto dei problemi, ma ho riscoperto ancora di più quanto stiamo bene insieme. Mi mette allegria e ci siamo rafforzati. Per fortuna la casa è grande, ognuno doveva avere i suoi spazi!».

E due anni senza palco?
«Guarda, ho una voglia di fare concerti che non so cosa succederà quando salirò sul palco. Non voglio sbilanciarmi troppo: abbiamo ancora un lungo inverno davanti. Ma sarà una festa per tutti. Intanto mi devo preparare molto prima, faremo delle prove più lunghe del solito, anche per i musicisti che sono fermi da tempo».

E in America non sei più riuscito a tornare?
«Ti dirò, ora forse sto cercando un altro posto dove andare a rilassarmi...».

Sei stufo di Los Angeles?
«Sono stufo degli americani (ride), della loro esibizione di potenza. Lavorano sempre, pure troppo. Ci vorrebbe una via di mezzo, dove c’è lavoro per tutti, ma si lavora meno».

Qual è la cosa che ti manca di più dei concerti?
«L’adrenalina del palco e della preparazione… Molti non sanno quanto lavoro c’è dietro. Questa pandemia mi ha fatto capire quanto è importante la musica per me, suonare e stare insieme».

E adesso dovrai tornare a correre ogni mattina...
«E dovrò fare anche della gran dieta. Il mio progetto per novembre è: non mangiare! E non bere (ride)!».

Perché, hai un po’ esagerato in questi mesi?
«No, ma stare troppo fermo mi ha fatto… “lievitare” un po’».

Perché senza l’obiettivo dei concerti non è che ti piaccia allenarti.
«Ma neanche un po’ (ride), ci vado solo per quel motivo lì. I miei amici mi prendono in giro perché dicono che sono molto sportivo, ma solo perché metto sempre su Instagram i video di quando faccio sport. Sui social scegli di mettere soltanto un aspetto di te».

In un mondo senza social, saresti sparito per due anni. Invece sei sempre stato vicino ai fan.
«Mi ha aiutato molto. Delle volte sento che non dovrei essere così presente e collegato, ma non c’è niente da fare, non resisto. E poi penso che sia un’attività creativa».

I social però ti fanno pure arrabbiare, come nel brano “Tu ce l’hai con me”.
«Penso che facciano anche molti danni e a volte tirino fuori il peggio della gente. Però almeno i ragazzi comunicano molto più di prima».

E che effetto ti fa l’idea che a portare la bandiera della musica italiana nel mondo sia una rock band?
«Sono contentissimo per i Måneskin. Trovo che la loro canzone di Sanremo sia la “Siamo solo noi” di oggi. Mi sembrano solidi, la gavetta in fondo l’hanno fatta. Spero che continuino così».

È scesa la sera, Vasco e io ci salutiamo. Ma non passeranno altri due anni: per il 2022 ci ha promesso 11 concerti indimenticabili. E noi vogliamo crederci.

Vi raccontiamo il suo nuovissimo disco canzone per canzone

  1. XI comandamento L’album inizia con un grido apocalittico e Vasco si scaglia contro un’ignoranza con cui è impossibile discutere. E di fronte alla quale bisogna, ironicamente, «arrendersi a oltranza».
  2. L’amore l’amore Brano rock veloce e inesorabile in cui Vasco racconta la libertà assoluta dell’amore, che «si fa con le mani, con il cuore, come si vuole».
  3. Siamo qui La ballata che dà il titolo all’album è il suo cuore. Dedicata alla triste condizione umana, ci invita anche a rimboccarci le maniche e andare avanti.
  4. La pioggia alla domenica Vasco lo definisce il pezzo più pop dell’album, pieno della sua ironia: «Non ha più senso un aeroplano senza un aeroporto».
  5. Tu ce l’hai con me Si torna al rock duro con questa canzone dove Vasco dipinge, tra le righe, un affresco impietoso della vita sui social.
  6. Un respiro in più «Esistere è solo un respiro in più»: ecco un’altra ballata dove Vasco affronta nel suo stile un tema delicato come il rapporto con la morte.
  7. Ho ritrovato te La canzone più autobiografica del disco: racconta un momento di smarrimento in cui ha rischiato di perdere tutto. Ma poi ha ritrovato quello che contava davvero.
  8. Prendiamo il volo Vasco la chiama «un’esperienza mistica», di sicuro è uno dei testi più poetici e inafferrabili dell’album. Da ascoltare con cura.
  9. Patto con riscatto Una delle canzoni più ironiche e graffianti di “Siamo qui” ci regala il Vasco-pensiero sui rapporti di coppia nel mondo contemporaneo, paragonati a un contratto.
  10. Una canzone d’amore buttata via È il singolo che ben conosciamo, con cui Vasco diede il benvenuto al 2021. E che chiude un album pieno di sorprese.
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