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Shakira: «La mia vita Waka Waka»

A tu per tu con la diva colombiana, regina delle classifiche musicali. «L’inno dei Mondiali mi ha fatto rinascere. Ora sorrido di più ma ancora non sono pronta per il matrimonio. Preferisco essere l’eterna fidanzata»

26 Ottobre 2010 | 10:16 di Antonio Mustara

Shakira (foto Kika Press)
Shakira (foto Kika Press)

Non capita tutti giorni che tre capi di Stato si diano appuntamento per assistere a un concerto pop. È successo lo scorso 21 settembre al Madison Square Garden di New York. Sul palco, quella sera, c’era Shakira, applauditissima da 20 mila fan in delirio tra cui la regina Rania di Giordania e i suoi «colleghi» di Colombia e Cile. Per nulla intimidita, la diva di «Waka Waka» si è esibita a piedi nudi per quasi due ore, cantando (e ballando) tutti i suoi successi, da «Whenever,  Wherever» a «Loca», tratta dal nuovo album «Sale el sol» («Sorge il sole») e già prima in classifica. Di questi tempi, ne siamo stati testimoni, Shakira sprigiona sul palco un’energia e un entusiasmo insoliti anche per lei, la cantante dai fianchi «snodabili». «Sto vivendo una rinascita creativa ed emotiva» ci rivela durante il nostro incontro a New York. «Un momento della mia vita particolarmente luminoso ed eccitante. Il bello è che la gente lo percepisce subito. Me ne accorgo durante i concerti. Non a caso ho fatto costruire un palco che mi permette di guardare in faccia il pubblico, di toccarlo. Non vedo l’ora di rivedere i miei fan italiani» (il tour di Shakira farà tappa a Torino il 27 novembre, ndr).

C’entra qualcosa il successo di «Waka Waka»?
«Se quest’anno il sole per me ha iniziato a splendere come mai aveva fatto prima, penso che sia proprio merito di “Waka Waka”. Il suo successo mi ha riconciliato con me stessa, dandomi le risposte che attendevo da tempo. Adesso mi ritrovo a sorridere molto più spesso di prima. E finalmente so qual è la mia vera identità di artista. Fino a poco tempo fa l’etichetta di “cantante latina” mi stava stretta, oggi rappresenta ciò che voglio e devo essere».

Dunque non le dà fastidio essere ancora associata a «Waka Waka» dopo tutti questi mesi?
«Assolutamente no, l’ho pure inserita nel nuovo album. Non dimentico che “Waka Waka” mi ha permesso di vivere in prima persona i Mondiali di calcio. Un’esperienza straordinaria che ha unito il mondo per un mese intero, forse il più bello della mia vita. Non ho mai ricevuto così tanto affetto e amore come in quei giorni in Sudafrica».

Qual è la cosa più curiosa che le è successa grazie a «Waka Waka»?
«Non dimenticherò mai gli agenti della dogana sudafricana. Mi hanno accolto ballando, si rende conto?».

Come definirebbe il nuovo album?
«È il mio ritorno a casa. C’è una parte romantica, che ricorda i miei primi dischi, assieme a un lato più rock. Ma soprattutto ci sono diversi brani in cui esploro le mie radici musicali latine, in particolare il merengue, un genere con cui sono cresciuta. Lo ballavo da bambina per le strade della mia città, Barranquilla».

Nel video di «Loca», invece, lei balla in una fontana…
«Già, a Barcellona. Le riprese del video hanno scatenato un putiferio e probabilmente mi arriverà una multa, non solo perché ballo in una fontana ma anche perché mi si vede in moto senza casco. Dicono che ho dato un cattivo esempio ai giovani, e forse hanno ragione. Mi dispiace ma non era quella la mia intenzione».

E qual era?
«Volevo esprimere la sensazione di libertà che provo in questo periodo. “Loca” significa “matta” nel senso di “libera” e “senza freni”».

In concerto, introducendo «Sale el sol», lei accenna a un momento difficile vissuto di recente. Di che cosa si è trattato?
«Non ne voglio parlare, sono cose molto private. È successo tra la fine del 2009 e l’inizio di quest’anno. Per fortuna la situazione è migliorata a partire da febbraio».

Dopo tanti anni sul palco, lei non rinuncia a essere sensuale e provocante. Come mai?
«La sensualità è un dono che le donne devono saper padroneggiare. Per molto tempo siamo state raffigurate come l’oggetto del desiderio. Non ci era permesso, nell’arte, di essere il soggetto di una passione. Oggi siamo entrambe le cose, e quando sono sul palco mi piace ricordarlo al mondo. Siamo muse ma anche creatrici».

Quali sono le state le donne che hanno influenzato la sua vita?
«Tutte quelle che hanno saputo dire qualcosa. Poetesse come Gabriela Mistral, cantanti come Billie Holiday, donne intelligenti e carismatiche come la regina Rania di Giordania. E mia madre, una donna che ha lottato tanto per ottenere quello che voleva. Ha dovuto fare tante rinunce ma è sempre stata generosa».

Da dieci anni è fidanzata con Antonio de La Rua, figlio dell’ex presidente argentino. Perché non vi siete ancora sposati?
«Antonio è il grande amore della mia vita, l’unico che non mi ha spezzato il cuore. Ma a me piace troppo l’idea di essere un’eterna fidanzata, la trovo molto romantica».

Per lei è importante sentirsi amata?
«Certo, chi non ha bisogno di affetto? La necessità primordiale dell’essere umano è quella di essere amato. E ci sono molti modi per dimostrarlo».

Con il suo successo lei contribuisce a migliorare l’immagine della Colombia. Sente la pressione di questo ruolo?
«No, lo vivo come un onore. Ho l’opportunità di far conoscere al mondo le meraviglie del mio Paese, il suo potenziale umano, il talento delle persone che vivono in Colombia e negli altri Paesi in via di sviluppo. Mi interessa soprattutto aiutare i bambini affinché ricevano un’istruzione adeguata. Perché io sono stata fortunata e sento il dovere di aiutare tutti quelli per cui il sole non è ancora sorto».