Home Musicatha Supreme, ecco chi è il rapper più amato dai ragazzi

tha Supreme, ecco chi è il rapper più amato dai ragazzi

È un ragazzo romano di 18 anni che ha scelto di comparire solo... come un cartone animato. Il suo singolo “Blun7 a swishland” è al primo posto in classifica da un mese. L’album “23 6451” in sole 24 ore ha totalizzato 13 milioni di ascolti su Spotify: un record assoluto per l’Italia

Foto: Davide Mattei alias tha Supreme davanti alla sua statua esposta a Roma Termini

19 Dicembre 2019 | 16:51 di Francesco Chignola

Cominciamo da una confessione in piena regola: io ho 38 anni e per lavoro, tra le altre cose, ascolto tanta musica italiana. Ma quando ho sentito per la prima volta un brano di tha Supreme mi sono dovuto sedere comodo. E mi sono reso conto che... non capivo granché di quello che stava succedendo nelle mie orecchie. Non mi sorprende, quindi, che sia uno dei rapper italiani più amati dai giovanissimi: la sua musica dirompente parla una lingua del tutto nuova.

Numeri da capogiro
Se avete in famiglia uno studente delle medie o delle superiori, è quasi certo che l’abbiate incrociato. In caso contrario, invece, può essere che per voi sia del tutto sconosciuto. Ma vi diamo qualche numero, per capirci: ha quasi un milione di seguaci su Instagram. Il suo singolo “Blun7 a swishland” è al primo posto in classifica da un mese. L’album “23 6451” in sole 24 ore ha totalizzato 13 milioni di ascolti su Spotify: un record assoluto per l’Italia. Ma chi è tha Supreme e perché è diventato un fenomeno?

Chiamatelo Davide
La sua identità, in realtà, è il suo aspetto meno misterioso: si chiama Davide Mattei, è romano, è nato a Fiumicino, e ha 18 anni. Se vi sembra molto giovane, sappiate che ne aveva solo 12 quando ha cominciato a pubblicare musica strumentale su Internet e 16 quando ha prodotto un brano, “Perdonami”, per una superstar del rap come Salmo. Il suo nome, da lì, ha iniziato a girare in fretta: i primi singoli, il primo Disco d’oro, i colleghi che sgomitavano per duettare con lui. E poi, lo scorso 14 novembre, la consacrazione con l’album d’esordio. Subito al primo posto.

Angelo e diavolo
Sono le sue canzoni, però, a parlare per lui: Davide non si fa vedere in giro, non appare agli eventi, non rilascia interviste. Al suo posto, si esibisce un cartone animato ispirato alla serie “Rick and Morty”: un ragazzo dotato di corna da diavoletto e aureola da angelo, con una felpa viola col cappuccio. I suoi pezzi rispecchiano quest’anima divisa tra beatitudine e provocazione: parlano di sesso e sostanze stupefacenti (come quasi tutti nel rap) ma anche di amicizia, scuola, disagio sociale, religione. Non sono testi per tutti, è un vero “codice” che noi adulti dobbiamo studiare come se fosse una lingua straniera. Ed è forse per questo che i più giovani lo amano tanto: lui parla come loro, noi restiamo fuori.

Un codice da decifrare
La chiave per iniziare a decifrare il suo linguaggio è il cosiddetto “leet”, un codice nato molti anni fa su Internet, che sostituisce le lettere con i numeri più somiglianti. Ecco quindi spiegato il titolo del suo album “23 6451”, che significa “Le basi” (un titolo dal doppio significato: rimanda sia all’universo musicale che a quello delle droghe). Il brano “M12ano”, dove canta sua sorella Sara, vuol dire “Milano”... ma questa era facile. Mentre “8rosk1”, in cui duetta con Mahmood, significa “broski”, che sul web equivale a dire “migliore amico”. Tutto chiaro?

Musica senza confini
È ancora presto per capire come continuerà la storia di Davide, ma una cosa è certa: questo è un talento vero. Senza scomodare i testi (che magari potrebbero causarvi qualche mal di testa), basta ascoltare bene le sue basi, dove i generi non esistono più e si schiantano uno contro l’altro, dove hip hop e swing convivono come se fosse la cosa più naturale al mondo. Sottovalutare tha Supreme come una moda di passaggio per ragazzini, non priva di scaltrezza commerciale (la felpa viola, non a caso, va a ruba), è una tentazione per molti, soprattutto per chi è troppo pigro per provare a capirlo. Ma la storia della musica ci ha insegnato che sminuire il pubblico degli adolescenti non è mai una buona idea. Quindi non perdetelo di vista.