The Kolors: la nostra estate a ritmo di “Karma”

A Napoli abbiamo incontrato la band-fenomeno, pronta a partire per il tour

The Kolors  Credit: © Alessandro Garofalo
27 Giugno 2024 alle 08:00

Lo hanno fatto di nuovo: i The Kolors hanno sfornato un’altra hit estiva. E che hit! Dopo il successo dell’anno scorso di “Italodisco”, brano che ha conquistato cinque Dischi di platino in Italia, uno di platino in Svizzera e uno di diamante in Polonia, ora è il turno di “Karma”. Il singolo, che porta l’etichetta di Warner Music Italy, è uscito il 3 maggio e da cinque settimane occupa la prima posizione nella classifica delle radio.

Il brano è già nelle orecchie di molti. Piace a bambini, ragazzi e adulti. Insomma, i presupposti ci sono tutti: sarà la seconda estate consecutiva accompagnata da un tormentone firmato dalla band di Antonio Stash Fiordispino (voce e chitarra), il cugino Alex Fiordispino (batteria) e Dario Iaculli (basso). «Il nostro percorso è appena ricominciato. Abbiamo fatto un cambio di pagina importante e percepibile. “Karma” non è solo una canzone, ma è anche l’emblema della nostra nuova anima, un ramo del nostro nuovo albero» ci racconta il frontman Stash mentre prepariamo questo servizio di copertina, la seconda che Sorrisi dedica al gruppo nato nel 2009 (la prima è stata nel 2015, quando ha vinto “Amici”). A fare da cornice mentre scattiamo le fotografie è lo splendido mare di Napoli. Ci fanno compagnia un timido sole e un vento leggero ma piacevole. Alle spalle dei The Kolors il Vesuvio, alla loro sinistra Castel dell’Ovo e davanti si scorge l’incantevole collina di Posillipo. Non appena scendiamo dalla barca e ci spostiamo sul lungomare di via Partenope, c’è chi rivolgendosi alla band urla: «Forza Napoli!» (e Stash prontamente risponde: «Sempre!»), chi chiede video e selfie e chi si complimenta con i musicisti per il nuovo brano. Non ci sono solo ragazzi, ma anche genitori e persino nonni!

Stash, voi tre credete davvero nel karma, cioè nel fatto che il destino sia una conseguenza delle proprie azioni?
«Certo! Come dice un proverbio inglese: “What goes around comes around”. Per dirla in italiano: “Si raccoglie sempre ciò che si semina”. In questo ultimo anno noi abbiamo seminato. Ora è giunto finalmente il momento della raccolta».

Dunque adesso il karma è positivo per voi?
«Assolutamente sì. Abbiamo lavorato tanto, passato nottate in studio e soprattutto messo molto amore in ogni singola registrazione. Ora possiamo dire che i semi stanno germogliando».

Il 26 giugno inizia il vostro tour europeo. Solo per citarne alcune, avete tappe in Svizzera, Germania e Belgio. Come siete arrivati oltre confine?
«Tutto è partito tra la fine di agosto e l’inizio di settembre 2023, quando ci siamo accorti che “Italodisco” stava iniziando a riscuotere successo all’estero, specialmente nei paesi dell’Europa centrale. Abbiamo colto i primi segnali e abbiamo deciso di coltivarli».

Che cos’ha colpito i fan all’estero?
«La genuinità del brano scritto in italiano, cantato in italiano e con un titolo assolutamente... italiano!».

Quali sono le vostre aspettative per questa nuova esperienza?
«Ci auguriamo di cogliere l’anima dei luoghi in cui ci esibiremo. Speriamo di essere sedotti, catturati».

Nelle vostre valigie non può mancare...
Il primo a rispondere è Dario. Ha le idee molto chiare: «La tachipirina! Sono sicuro che, avendola con me, non mi verrà la febbre e non mi ammalerò». Per Alex sono fondamentali cappello e profumo, che porta sempre con sé. Per Stash, invece, la sua immancabile lacca per i capelli: «Ma nel caso non dovessi trovarla nelle città in cui andremo, servirà anche a me un cappello».

Avete un rito prima di un’esibizione?
«Ci guardiamo dritti negli occhi e ci incoraggiamo a vicenda. A dire la verità, però, fino a qualche anno fa facevo una mossa particolare».

Raccontacela.
«Facevo scivolare una monetina per terra».

Come mai?
«La nostra prima esibizione, nel 2009, è stata nello storico locale milanese “Le Scimmie” (per oltre 30 anni ha ospitato e musica dal vivo, per poi chiudere nel 2015, ndr) in zona Navigli. Appena prima di salire sul palco, mi cadde una monetina da 20 centesimi. Ci portò fortuna. Così ho continuato a farlo per diverso tempo».

E adesso perché la tradizione è finita?
«Perché è andata bene anche quando non l’ho fatto!».

Torniamo al vostro viaggio (di lavoro) in Europa. Quale piatto non vi potrete perdere?
«In Germania sicuramente lo schnitzel (carne impanata e fritta, ndr) e i rosti (frittelline di patate). Poi c’è anche il cioccolato della Svizzera».

In Italia invece qual è il vostro piatto preferito?
Per Stash non ci sono dubbi: spaghetti alle vongole. Dario sa preparare un’ottima pasta al forno (mangiata rigorosamente il giorno dopo) e Alex non può fare a meno delle patatine fritte.

Stash, che cos’hanno in comune cucina e musica?
«La ricerca e il bilanciamento di sapori, nel primo caso con la giusta dose di ingredienti. E di suoni, nel secondo, con l’utilizzo di diversi strumenti. In entrambi i campi, è fondamentale l’armonia».

Progetti per questa estate?
«Suoneremo, suoneremo e… suoneremo ancora! Dobbiamo mantenere la concentrazione perché è facile cadere in tentazione. Inoltre, io cercherò di trascorrere più tempo possibile con le mie bimbe Grace, che ha 3 anni, e Imagine, di un anno (entrambe nate dall'unione con la compagna Giulia Belmonte, ndr)».

Come ti organizzi per vederle quando sei lontano da casa?
«Io non riesco a stare senza di loro. Se trascorro almeno due notti nello stesso posto, la mia famiglia viene a trovarmi. Altrimenti, non appena ho un giorno libero corro subito a casa».

Grace e Imagine cosa dicono della canzoni del papà?
«Sono molto critiche! Se a Grace non piace un brano, lo dice chiaramente e senza farsi problemi. E non lo fa solo con i brani dei The Kolors. Lo fa con tutti quelli che ascolta alla radio».

Chi sceglie che cosa ascoltare a casa?
«Sicuramente non io, ma Grace!».

Che tipo di papà sei?
«Non so rispondere a questa domanda. Me lo diranno loro tra qualche anno, quando saranno più grandi. Per adesso posso dire che, da quando sono arrivate, io ho una visione della vita diversa, più ampia».

Questo ha influito sulla vostra musica?
«Ho un approccio molto più spensierato, genuino, sincero. Adesso non sento il bisogno di dover fare qualcosa solo per i numeri. Alla fine, ciò che realmente conta è altro».

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