Tiziano Ferro e il nuovo album “Il mondo è nostro”: «Mi sono ritrovato come quando ero ragazzino»

«La pandemia mi ha costretto a scrivere canzoni da solo in camera» dice il cantante. ¬ Che qui parla di tutto: dalla rivincita nei confronti dei falsi amici alla sua vita ¬ da papà. In attesa del tour negli stadi del 2023 #

10 Novembre 2022 alle 07:58

Quella di Tiziano Ferro è una rivoluzione gentile: “Il mondo è nostro”, il suo nuovo album in uscita l’11 novembre, è figlio della sua insurrezione contro un mondo che non lo voleva dove adesso è: al top. Nel suo recente singolo canta “La vita splendida” e lui stesso dice: «Sappiamo tutti quanto è splendida la vita, ma non siamo più in grado di riconoscerla come tale».

Ci troviamo a Milano a prendere un caffè, che alla fine sono diventati molti più di uno: l’obiettivo è farci raccontare tutto della sua nuova vita.

Tiziano, ha detto che è stato un disco complesso da realizzare, perché?
«Già al secondo o terzo album ho iniziato a pensare: “Tiziano, tu non hai più niente da dire”. Ma questo “spettro” in un modo o nell’altro lo scaccio sempre via. Nel 2020, con la pandemia, quella paura è tornata più forte di prima».

Quindi cos’ha fatto?
«Mi sono guardato allo specchio e mi sono chiesto cosa facessi davvero nella vita. Ho risposto: “Io canto per la gente”. Forse è una cosa banale, ma chi come me ha una storia lunga nella musica purtroppo è viziato, o meglio, comodo: ho un gruppo di persone che lavora con me, che mi stimola, che mi aiuta a fare cose alle quali da solo non riesci più a pensare. E invece stavolta da solo, con il mio programma per fare musica e un computer, sono tornato all’essenza. Come nella mia cameretta da ragazzino».

Com’è stato tornare a lavorare da soli?
«Faticoso. Però scrivere così ti porta a fare sempre le cose più giuste. Quando mi svelo nelle canzoni, la gente mi capisce. I miei brani che hanno avuto più successo sono quelli dove sono stato spietato verso me stesso, nei quali invece di scrivere “grigio” ho scritto “nero”».

Il disco si apre con “Il paradiso dei bugiardi”, un brano... agguerrito!
«Agguerrito è dire poco. Tutto parte da un mio difetto: non so esprimere la rabbia. Quando mi arrabbio, reprimo quel sentimento esplosivo. Faccio il superiore alle polemiche e provo a muovermi in modo elegante. Paga? Forse, ma non per me. La pentola nel mio animo continua a bollire e a farmi stare male. E alla fine vincono loro».

A chi si riferisce?
«In quel brano non me la prendo con una, ma con tante persone. Volevo parlare a chi non ha creduto in me, a chi ha fatto finta di crederci, a chi ha pensato di smontarmi, a chi mi ha ferito nella vita privata e in quella pubblica. Lì dentro c’è una risposta agli attacchi omofobi che ho ricevuto, ai finti amici, ai diffamatori che non ho mai querelato».

Può essere più preciso?
«Mi è capitato di far firmare brani interamente scritti da me... come se li avessimo fatti in due. Pur non avendo fatto nulla, queste persone sono andate in giro a dire che li avevano scritti loro. E io zitto. Poi invece quando ho scritto con Ivano Fossati o Franco Battiato, questi due maestri non volevano che gli riconoscessi nulla per il loro lavoro, ci ho dovuto quasi litigare. Io di “Indietro” ho scritto la musica e due frasi, queste: “Notizia è l’anagramma del mio nome” e “L’amore va veloce e tu stai indietro”, ma Fossati voleva darmi tutto il merito».

In “Il paradiso dei bugiardi” c’è anche suo marito Victor.
«Sì! A un certo punto canto: “La tua ipocrisia e la tua arte la ammiro, starei a disquisirne per ore ma ho tre sere a San Siro” e si sente Victor dire: “This was a mic drop!”, che significa “Hai fatto cadere il microfono”. Si usa quando dici qualcosa di forte. È una canzone presuntuosa? Forse, ma a differenza di certe bugie, almeno è la verità».

C’è tanta verità anche in “La prima festa del papà”: a febbraio è diventato papà di Margherita e Andres.
«È nata da questo messaggio (prende il cellulare e mi mostra lo schermo, ndr). Ho fatto gli auguri a mio padre per la festa del papà e lui mi ha risposto così: “La storia continua e si tramanda, ora il testimone è nelle tue mani. Non è difficile, anzi è facile vivere per i propri figli, goditeli il più possibile. Il tempo fugge, fermalo con loro. Auguri anche a te, da tuo papà”».

È un messaggio bellissimo.
«Victor è rimasto senza parole, mio padre è un geometra non laureato perché è cresciuto in una famiglia troppo povera per mandarlo all’università. Non pensavo di meritare un messaggio così importante».

Per le coppie omosessuali in Italia avere un figlio è difficilissimo.
«Riconosco quanto sia complessa la situazione in Italia, ma anche negli Stati Uniti lo è. Per quelli della mia generazione l’omosessualità era ancora tanto oppressa e oggi mi riempie di gioia vedere che i giovani fanno meno fatica a realizzare i loro sogni».

Il suo era di avere dei figli?
«Sono cresciuto senza nemmeno la possibilità di concedermi il privilegio di pensare a un figlio. La parte più bella credo sia stata quando a un certo punto ho capito di poterlo desiderare. Con Victor abbiamo esplorato diverse possibilità, anche se poi preferisco non entrare nel dettaglio».

Per quale motivo, se posso?
«Non vorrei che un giorno qualcuno a scuola potesse dire loro delle cose per sentito dire. Voglio essere io a farlo e succederà quando loro potranno capire».

Può però raccontarmi quando avete pensato alla paternità?
«Subito dopo il mio matrimonio con Victor nel 2019. Ci siamo mossi in modo deciso poco prima della pandemia, rendendo tutto più che complesso. Mi dicevo sempre: “Anche se non accadrà mai, il privilegio di poterlo sognare è già una cosa stupenda”. Nell’album, “Mi rimani tu” è dedicata a Margherita e “A parlare da zero” ad Andres».

Com’è la sua giornata da papà?
«Inizia molto presto, alle 5 del mattino. Ho fatto un po’ di esperimenti svegliandomi alle 6 o alle 7, ma quello è l’orario perfetto. Mi prendo un caffè con calma, Andres si sveglia alle 6, Margherita alle 7. Quindi ne approfitto per cucinare. Lui è tranquillissimo, calmo, lei è un terremoto, una pazza (ride). Da me si mangia alle 7 di sera, si va a letto presto e nel frattempo guardo qualcosa in tv, magari scrivo un po’. Ora, a più di 40 anni, ho gli strumenti per godere delle cose semplici».

Prima no?
«No, ero irrefrenabile. Per me è bellissimo essere diventato genitore dopo i 40 anni perché è come se percepissi un senso di calma che di certo non avevo a 30 o a 20. Prima avevo dei problemi noti a tutti che non posso negare: non ero sobrio».

Torniamo al disco: è pieno di duetti sorprendenti!
«Sting, Roberto Vecchioni, Caparezza fino a Brunori Sas come autore, tutte persone di cui sono fan. La mia regola è: se ti voglio, non puoi sfuggirmi».

Ha rincorso anche Ambra?
«Moltissimo! Il mio amore per lei è cominciato nel 1993, quando la vidi per la prima volta a “Non è la Rai”. Lei è la nostra Madonna, la nostra Britney Spears. Con la differenza che non ha cantato più. E io, dopo quasi vent’anni in cui lei ha cantato in studio poco o nulla, l’ho convinta a tornarci».

Come vi siete conosciuti?
«Da uno dei suoi compagni del musical su Battisti, “Emozioni”, ho saputo che Ambra è sempre stata una mia fan. Era il 2001. Così ho voluto conoscerla e quando ci siamo presentati... non ci siamo mai più persi di vista. La nostra storia sembra un film: non si contano le serate insonni in giro in auto per Roma. C’è stato poi un periodo non bellissimo per lei molti anni dopo, dopo la rottura della sua relazione e la fastidiosa speculazione successiva. Una sera in cui era giù di morale le dissi un po’ per scherzo e un po’ no: “Guarda che c’è di peggio nella vita, potrei obbligarti a cantare in un disco per me”. La sua risposta è stata: “Per te farei tutto”. Così anni dopo è nata “Ambra/Tiziano”».

E il giovane rapper thasup?
«Tra le varie pigrizie che mi sono tolto, c’era un blocco nel tornare ad ascoltare nuova musica italiana. Lui è stato uno dei primi del “recuperone” e mi ha stupito. L’ho seguito su Instagram e gli ho scritto. È di una dolcezza disarmante. Quando gli ho chiesto se potevamo fare qualcosa assieme si è ascoltato tutto quello che non conosceva di me. Siamo diventati amici, ma non ho la più pallida idea, come tutti, di che faccia abbia (thasup non mostra mai il suo volto, ndr). Di solito lavoro anche in videochiamata, ma con lui avevo paura, non volevo che pensasse che volessi fare una foto della schermata con il suo viso (ride)».

È già tempo di pensare agli stadi.
«Sto lavorando alla scaletta dei concerti e sono nei guai. Una persona che lavora con me in Live Nation, la società che organizza i miei concerti, mi ha detto: “No Tiziano, questa scaletta è troppo lunga!” (ride). Avrei voglia di cantare tutte le mie canzoni, ma mi hanno ricordato che dopo due ore e mezzo in uno stadio scattano le multe per l’orario. Ho dovuto cancellare due volte 14 stadi pieni di gente. Eppure alla fine le richieste di rimborso sono state quasi pari a zero. Ora siamo a 350 mila biglietti venduti: questo per me è un atto d’amore. Non lo dimenticherò mai».

Cosa non vede l’ora di cantare?
«Tutto. Non ho mai cantato dal vivo nemmeno il mio precedente album “Accetto miracoli”, sarà un’occasione per recuperare. Ma non farò mai l’errore di dimenticarmi del passato. So che quegli stadi esistono per il mio repertorio di successi e ci saranno tutti. Io canto “Rosso relativo” con la stessa gioia del 2001, però...».

Però?
«Alcune mie canzoni sono troppo difficili da cantare ora, la mia voce con gli anni è diventata più bassa e baritonale, ma faremo tutto e bene. Tornare a fare un tour ha per me oggi ha la valenza di un miracolo, così come è stata la mia vita recente. Nel nuovo album la racconto tutta, senza paura. Sentir cantare a tutta voce il pubblico è la mia cura: quando accennerò “Sere...” e sentirò la risposta della gente con un fortissimo “Nere!”, ecco, quella per me sarà l’ennesima vittoria».

Tutte le sorprese del suo disco

“ll mondo è nostro” è l’ottavo album di inediti di Tiziano Ferro, in uscita l’11 novembre a tre anni dal precedente “Accetto miracoli”. Il disco contiene 13 brani tra i quali il singolo “La vita splendida” (scritto con Brunori Sas e Dimartino) e “r()t()nda”, frutto della collaborazione con il giovane rapper romano thasup, presente anche nel suo album, già amatissimo in streaming. Non è tutto: Tiziano ha scelto di avere al suo fianco sorprendenti nomi della musica italiana e internazionale: con Sting canta “For her love”, cover (e parziale adattamento in italiano) di un suo brano del 2021, con Caparezza duetta in “L’angelo degli altri e di se stesso”. Troviamo anche Roberto Vecchioni nella divertente “I miti” e infine Ambra Angiolini, tornata in studio di registrazione dopo anni per la originale “Ambra/Tiziano”, manifesto della loro amicizia. L’album è disponibile in digitale, in formato cd classico (con un libretto di 20 pagine), deluxe (con cartoline e confezione speciale) oppure doppio vinile.

L’acquisto del disco nei Mondadori Store offre la possibilità di partecipare il 17 novembre a un evento di presentazione dell’album con l’artista a Milano.

Seguici