Home MusicaTiziano Ferro: «Per Natale vi auguro di essere felici come me»

22 Dicembre 2017 | 11:12

Tiziano Ferro: «Per Natale vi auguro di essere felici come me»

Parla la popstar protagonista di un anno record

 di Alex Adami

Foto: Tiziano Ferro
Credit: © PIGI CIPELLI

Ormai è una tradizione: ogni autunno a Sorrisi si aprono le consultazioni per scegliere il personaggio sulla copertina del numero di Natale. Non conta solo che sia protagonista della fiction del momento, che abbia sbancato i botteghini col suo ultimo film o che abbia trascorso 40 settimane in testa alla Superclassifica. I requisiti sono altri: deve essere positivo, arguto, onesto, avere senso dell’umorismo, essere leggero ma mai banale. Un supereroe, in pratica. In più deve aver voglia di far festa con noi, deve saper sorridere e indurre al sorriso gli altri. Ci sarà un motivo se il nostro giornale si chiama così, no?
Quest’anno il prescelto quasi all’unanimità è stato lui, Tiziano. Che, per inciso, la vetta della Superclassifica la conosce bene: il suo ultimo album «Il mestiere della vita» si è da poco conquistato il quinto Disco di platino.
La nostra intervista natalizia parte da qui: dalla musica.

Tiziano, scegli una canzone di Natale.
«“Happy Xmas (War Is Over)” di John Lennon».
C’è un motivo in particolare?
«Era il 2001, il mio primo disco era uscito da un mese o poco più. Mi arriva una telefonata, mi comunicano che avevo un posto sul palco del concerto di Natale in Vaticano: avrei cantato con un coro gospel davanti a Giovanni Paolo II. Fantastico, penso io. E invece viene fuori che Edoardo Bennato ha il raffreddore».
Quindi?
«Il mal di gola gli impedisce di cantare la sua versione di “Happy Xmas (War Is Over)” e mi chiedono di sostituirlo. Pronti, via: sono sul palco a provare. Mi sente Elisa, che era già famosa, e mi corregge un paio di cose nella pronuncia inglese. Io, con l’impudenza dell’esordiente, le propongo: “Cantala con me”. Fu un duetto che non dimenticherò».
Il regalo più bello ricevuto da bambino.
«Una batteria giocattolo con tanto di rullante e piatti. La ricordo come fosse ieri, si stagliava in soggiorno come un’oasi nel deserto. Al secondo posto la mitica pianola Bontempi. Mi sorprendeva la capacità di Babbo Natale di portarmi sempre la cosa giusta, e sempre in tempo. Ero arrivato alla deduzione che ne esistesse più di uno».
Qualche anno fa andavi per mercatini a cercare i giocattoli della tua infanzia.
«Ho smesso. Il collezionismo era una forma di autolesionismo, un modo per restare attaccato al passato, per “arredarmi” la vita com’era prima».
Non succede più?
«Quasi più».
Quasi.
«Sono ancora molto legato ai film di Pozzetto. Li so tutti a memoria, scena per scena. Può capitare che ogni tanto ceda e me ne riguardi uno. Più spesso me lo proibisco».
Ora il più brutto regalo mai ricevuto.
«È Natale, dobbiamo essere buoni. Non è carino».
Andiamo...
«Una grande lampada a forma di vegetale (non ci ha dovuto pensare un istante: doveva essere davvero terribile, ndr). Sai qual è il problema? Che la gente quando ti fa un regalo crede di conoscerti. E invece ti dimostra che non sa nulla di te. Ma come, hai visto casa mia, come puoi pensare che io trovi un posto per quella... cosa?».
Sei sempre così gentile ed educato, chi ti ha fatto quel regalo non si sarà accorto di nulla.
«Temo il contrario, invece. È stato uno dei momenti più imbarazzanti della mia vita. Gestire quella situazione era sinceramente al di sopra delle mie possibilità».
Com’era il Natale in casa Ferro?
«Tradizionale. Arrivavano i parenti e mia mamma cucinava per tutti, sempre seguendo il protocollo. La sera della vigilia niente carne».
La classica cena di magro.
«“Magro” non è il termine con cui la definirei».
Ora tua mamma non cucina più per le Feste?
«Sì, sempre per 20. Solo che siamo rimasti in quattro».
Papà, mamma, tu e tuo fratello Flavio.
«Da qualche tempo c’è anche la sua ragazza. È una ok, le voglio bene».
Fa effetto: sembra ieri che parlavi di Flavio come un bambino.
«I ricordi più belli di Natale sono legati a lui. Flavio ha 11 anni meno di me e ben presto sono stato coinvolto da mio padre nell’organizzazione di tutto. Flavio si svegliava la mattina, vedeva i regali e diventava matto, letteralmente. Si metteva a saltare, correva per la casa e mi gridava: “Non ci posso credere! Guarda! Guarda cosa mi ha portato!”. Lo ammetto: da quando mio fratello ha smesso di aspettare Babbo Natale per me è stato un po’ meno Natale».
Questa è una considerazione un po’ malinconica.
«Ma no, affatto. Io ho un buon rapporto con il Natale. Perché dovrebbe immalinconirmi? Sono grato per tutto quello che ho. Andrei anche alla messa di mezzanotte, se non si fosse rivelato piuttosto inopportuno. Un caos, tutti a guardare me invece di seguire il prete. Ma ho trovato altri orari e altre modalità per ringraziare».
Per esempio?
«Prego ogni mattina e ogni sera. Soprattutto per le persone per cui provo risentimento. Perché possano avere dalla vita tutto ciò che ho avuto io. È un buon esercizio, da ripetere tutti i giorni, possibilmente, perché in queste cose l’allenamento aiuta. Io, per esempio, il testo della mia preghiera me lo trovo nella prima schermata appena accendo il computer (la trovate nel box sopra, ndr)».
È lungo l’elenco di persone per le quali provi risentimento?
«In generale no. In questo periodo si è un po’ allungato. Ma ci sto lavorando».
A proposito di questo, da più di dieci anni mandi le cartoline di Natale disegnate di tuo pugno a tante persone (in basso, a sinistra, quella che ho ricevuto quest’anno).
«Infatti per me Natale comincia a luglio, quando ho l’idea grafica. E poi da lì inizio, un po’ alla volta. Perché ogni cartolina è personale».
Come fai ad avere ancora così tanto entusiasmo?
«Dopo 16 anni di carriera ho imparato che non si deve aver paura del cambiamento, bisogna abbracciarlo. E certo, non puoi avere gli stessi stimoli di quando eri un debuttante. Ma puoi coltivarli, quegli stimoli, e invece di scomparire semplicemente si trasformeranno. L’ultimo disco è nato così: ho rifatto l’album “Il mestiere della vita” come sarebbe venuto se l’avessi registrato oggi. Senza il timore di “romperlo”».
A proposito di cambiamenti, ora vivi a Los Angeles.
«Già, è proprio questo che intendo. È stata la cosa meno pianificata della mia vita. Ero lì per registrare il disco e ho pensato che mi sarebbe piaciuto avere un punto d’appoggio. In poco tempo avevo una casa e una macchina. Ancora oggi mi capita di svegliarmi, vedere le palme dalla finestra e non capire dove mi trovo. Impensabile per uno come me, che deve sempre organizzare tutto. In un’altra vita avrei potuto fare il segretario del Papa».
Da una rivoluzione del genere saranno nati chissà quanti nuovi stimoli.
«Infatti sto scrivendo tantissimo. Ho un sacco di nuove canzoni già registrate. È iniziata la fase più tormentosa, quella in cui ho del materiale che vorrei far sentire al mondo ma devo tenerlo per me».
Quanto tempo dovremo aspettare?
«La prassi della discografia vuole che passino 18 mesi».
Ecco. Questa notizia ha fatto entrare i discografici di Tiziano nel mio personale elenco di persone per le quali provo risentimento. Amen.

la preghiera quotidiana di tiziano

«Dear God,
I pray for (say the names on your resentment list),
may they be granted good health, happiness, and prosperity.
That all I want for myself be given to them as well. Amen»

(Traduzione)

«Mio Dio, prego per (di’ i nomi delle persone sulla tua lista dei risentimenti),
possano ricevere salute, felicità e prosperità.
Che tutto ciò che voglio per me sia dato anche a loro. Amen

La lista dei desideri per Natale di Tiziano

1. Un libro a fumetti
«Amo Zerocalcare, ma ho già tutto...».

2. Il dvd del film «Sidney Hall»
«L’hanno presentato all’ultimo Sundance Festival ed è bellissimo. Ma non riesco a trovarlo da nessuna parte...».

3. Cioccolato fondente
«Con cacao 100%. Però posso scendere fino al 90%».

4. Biglietti del concerto di Taylor Swift
«Non basta comprarli, sarebbe troppo facile. Taylor ha creato un sistema per cui i posti migliori se li aggiudica chi ha conquistato il maggior numero di “punti fan” online. E al momento ne ho guadagnati pochissimi».

5. Il dono dell’invisibilità
«Poi vengo a ringraziarvi di persona senza che nessuno se ne accorga...».