Home MusicaTiziano Ferro su Sorrisi in copertina: l’intervista completa

Tiziano Ferro su Sorrisi in copertina: l’intervista completa

La lunga chiacchierata con l'artista per raccontarci il suo 2015 da numero uno

Foto: Tiziano Ferro  - Credit: © Pigi Cipelli

04 Dicembre 2015 | 10:06 di Alessandro Alicandri

L'artista dell'anno è Tiziano Ferro. Così è deciso perché le sue canzoni e il suo talento, nel 2015, hanno messo d'accordo tutti. Con la raccolta «TZN - The Best of» ha superato il traguardo delle 300 mila copie vendute (sei dischi di platino) e lanciato hit come «Incanto» e «Lo stadio». L'esibizione nella prima serata del Festival di Sanremo, premiata dal pubblico dell'Ariston con una standing ovation, ha rappresentato la sua
consacrazione definitiva davanti a una platea di 15 milioni di telespettatori.

Inoltre, quest'anno Tiziano si è concesso il primo tour negli stadi della sua carriera: otto spettacolari concerti davanti a oltre 300 mila spettatori, molti dei quali sono tornati, qualche mese dopo, per il tour nei palazzetti e nelle arene.

Lo incontriamo in hotel prima del concerto di Roma. Arriva la cameriera: «Bene! Cosa vi posso portare?» . Lui ci pensa un attimo e dice: «Vorrei un caffè americano...con un po' di latte di soia, grazie». Io chiedo un caffè che poi non berrò per tutta l'intervista. Parlare con lui in un momento così importante della sua carriera è già piuttosto elettrizzante.

Tiziano, come definirebbe in poche parole il suo 2015?
«Posso dirlo in una parola? Rivelatore».

Perché?
«Dopo l'uscita dell'album "L'amore è una cosa semplice" nel 2011 si era chiusa una fase della mia carriera. Dovevo capire dove andare in ogni senso: non avevo un contratto discografico e nessuna certezza per il futuro».

Poi che cosa è successo?
«Ho chiuso quella fase realizzando la raccolta "TZN", e quest'anno ho scritto così tante canzoni nuove da non riuscire più a fermarmi».

Quante ne ha scritte?
«Più di 20 e, mi creda, sto proprio male a tenerle nel cassetto. Chiamo gli amici e li costringo a ascoltare i provini. Sto scrivendo con l'innocenza dei 18 anni. Non so cosa mi stia succedendo, ma è un momento incredibile».

Il suo benessere si percepisce anche in concerto.
«Per il mio primo tour negli stadi mi sono dovuto reinventare, non avevo mai immaginato un Tiziano Ferro "da stadio". È stato un salto nel buio».

Cosa ha trovato in quel salto?
«Una serenità che non mi aspettavo. Pensi che in camerino avevo sempre a portata di mano delle gocce naturopatiche per calmarmi, e non le ho mai usate. Lo sforzo fisico era enorme, sono dimagrito tantissimo, eppure mi sono sempre sentito a mio agio».

Quindi adesso i palazzetti saranno una passeggiata...
«Non faccio mai nulla solo con la mano sinistra, pur essendo io mancino. Oggi posso vedere tutto il pubblico negli occhi e tutti possono guardare me. È diverso. È un tour più intimo e aggiornato rispetto al precedente. E ci tenevo a incontrare il pubblico di più città».

È possibile arrivare a cantare dopo tanti anni una canzone con distacco?
«Mai. Oggi canzoni come "Rosso Relativo" o "Xdono" non mi rappresentano più come 10 anni fa. Ma non permetto mai alle mie hit di apparire "sorpassate". Ogni volta che ricanto una canzone la riallaccio alla mia vita in modo diverso».

Lo speciale di prima serata su Raiuno è ora previsto per l'inizio di gennaio. Di che cosa si tratta?
«Racconterà la mia esperienza negli stadi con un taglio particolare, a metà strada tra un concerto e un documentario. Avrà un taglio cinematografico».

Tempo fa si era parlato anche di uno show tv tutto suo.
«Non c'è nulla di concreto per ora. In questi anni ho ricevuto proposte da diverse reti, ma poi non se n'è fatto più niente».

Come mai?
«Perché ho l'impressione che la televisione voglia me, il mio nome, ma non le mie competenze accumulate negli anni. Ricevo anche delle sceneggiature, con ruoli pensati per me, e le leggo con piacere. Ma poi rifiuto perché non sono un attore. Senza le mie canzoni, non sono nessuno e non ho la presunzione di pensare il contrario. Parto anche dal presupposto che, in un panorama televisivo in cui oggi si vede di tutto, bisogna sapersi distinguere con nuove idee».

Mi conferma invece che nel 2016, in una scena del film «All Roads lead to Rome», vedremo Sarah Jessica Parker e Raoul Bova mentre ascoltano «La differenza tra me e te»?
«Sì. Mi sono fatto inviare un video per accertarmi che Sarah l'avesse ascolta davvero. Non potete capire l'emozione».

Dicono che il successo imbruttisca presto gli artisti e non sembra proprio il suo caso.
«Ho avuto la sfortuna o fortuna di esordire subito dopo quegli artisti che vendevano 5 milioni di copie come niente, arrivando invece al pubblico all'inizio della prima vera crisi discografica. I primi miei due tour che ho fatto erano mezzi vuoti mentre oggi alcuni esordienti arrivano ai palazzetti subito dopo la prima esperienza in tv. Io vivo ogni risultato con stupore e sorpresa. Ogni singola goccia di sudore è stata ripagata, ma nel tempo».

Ha rallentato molto la sua attività di promozione all'estero. Perché?
«Per aver partecipato per un mese a "The Voice" in Spagna, nel 2012, è finita una lunga relazione. È un esempio che spiega bene cosa intendo. È una scelta personale, non so gli altri come facciano a stare così lontani dai loro cari, io non ce la faccio più. Cercare di essere il numero uno in Sudamerica o in Germania significa dover dimostrare di essere molto presenti in ognuno di quei Paesi. È inutile affannarsi per diventare mediamente popolari all'estero quando pensi sia più importante prendersi cura delle persone che ami a casa».

Dopo un 2013 a pieno ritmo nelle vesti di produttore, tra Alessandra Amoroso e Baby K, come mai si è fermato?
«È stato l'anno in cui avevo il tempo per seguire in modo molto concreto degli artisti in cui credo. Negli ultimi anni credo di non aver mai fatto così tante collaborazioni. Oggi ho un altro obiettivo».

Quale?
«Voglio lavorare al mio prossimo album con giovani autori e cantanti per far vedere che cosa sanno fare e farli conoscere senza passare per forza subito dalla tv e da Sanremo, un po' come è successo a me. Non le nego che sto incontrando molti problemi».

Di che tipo?
«Spesso incontro talenti pigri, in altri casi inconcludenti, troppo orgogliosi, che non ascoltano i consigli. Per fortuna ci sono anche tanti giovani che hanno enorme talento, un bel carattere e hanno voglia di crescere».

Come passerà il Natale?
«Abbiamo finalmente ritrovato dopo molti anni la dimensione ideale. Saremo noi quattro a casa, con mamma, papà e mio fratello a festeggiare come ho sempre voluto. Sarà il Natale più semplice del mondo».