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Tony Hadley e i mitici Anni 80

È venuto a trovarci in redazione l’ex voce degli Spandau Ballet che ha da poco pubblicato il suo nuovo album da solista “Talking to the moon”

Foto: Tony Hadley

24 Maggio 2019 | 16:11 di Giusy Cascio

Avevo 12 anni il 4 agosto del 1987. Quella sera gli Spandau Ballet si esibivano allo stadio di Palermo. E io, al primo concerto della mia vita, ero strafelice perché su quel palco c’era il mio idolo: Tony Hadley. Potete immaginare l’emozione quando mi sono ritrovata faccia a faccia con il mio mito per intervistarlo. L’ormai ex voce degli “Spands” (che da qualche tempo hanno un nuovo cantante, Ross William Wild) è venuto trovarci qui in redazione a Sorrisi. Tra l’euforia di una folla di colleghi di Palazzo Mondadori, Tony ha cantato alcune canzoni del suo ultimo album “Talking to the moon”.

E ha confermato che tornerà presto in Italia in tour: il 22 giugno a Sogliano al Rubicone (FC), il 23 giugno a Grugliasco (TO), il 24 giugno a Padova, il 25 a Grado (GO) e il 31 luglio a Roma (info su www.ticketone.it).

Cosa significa questo disco per te?
«Un punto di svolta. Quando ho inciso il primo album in studio da solo, “The state of play” nel 1992, non sapevo in che direzione andare. Pensavo persino di trasferirmi a Los Angeles. E cantavo di tutto: country, rock, cover. In “Talking to the moon” invece c’è il vero me stesso. Ho scritto io alcuni testi, c’è la mia voce, la mia energia, tutto quello che voglio adesso».

Contiene canzoni d’amore come “Tonight belongs to us” e altre come “Accident waiting to happen”, in cui parli di una sorta di “Mr. Bean” che non ne azzecca una. Ma tu ti senti più romantico o pasticcione?
«Entrambi! Mia moglie Alison, che adoro, dice che sono un disastro» (ride).

“What am I?”, “Cosa sono?” ti chiedi nel brano che chiude l’album. Il 2 giugno compirai 59 anni, finalmente lo hai capito?
«Invecchiare ti fa capire chi sei, ma anche chi sei stato. Io un tempo mi bevevo tutte le “balle” degli amici. Con l’età ho imparato a essere meno credulone».

Chi invecchia meglio: tu o Simon Le Bon dei Duran Duran?
«Simon è un “figo”! (lo dice proprio in italiano, ndr). Ci siamo visti a un evento in onore di David Bowie l’anno scorso».

Lui è già nonno, a quando un nipotino anche per te?
«Dei miei tre figli grandi (avuti dalla prima moglie Leonie, ndr), Tom, che ha 35 anni, Toni, di 33, e Mackenzie, di 28, solo Mac potrebbe darmi questa soddisfazione perché sta vivendo una bella storia d’amore. Quanto alle piccole di casa, Zara ha 12 anni e Genevieve 7. Insomma, ho ancora pensieri da papà».

È dura avere cinque figli se sei una popstar?
«Ma io li amo, ne avrei voluti anche più di cinque».

Ti capita di ripensare ai meravigliosi Anni 80?
«Un’era sorprendente per la musica: Culture Club, U2, Depeche Mode, gli Human League...».

La hit più significativa?
«Forse “Forever young” (“Giovani per sempre”, ndr) degli Alphaville. Perché eravamo giovani davvero!».

Ed eravate gli Spandau Ballet... Il chitarrista Gary Kemp di recente ha detto che fa fatica a pensare alla band senza te.
«È un po’ tardi per fare marcia indietro...».

E dai, Tony, non ti sembra un segno di pace?
«Mi sembra di più l’ammissione di un errore colossale. I ragazzi hanno fatto del male a me, e ai fan. E al povero Ross, il cantante che mi ha sostituito, che a 30 anni pensava di aver svoltato e invece, pare, finito il tour di prova è stato buttato via».

Ma se i ragazzi te lo chiedessero ufficialmente torneresti nella band?
«No».