Home MusicaTredici Pietro: «Ho costruito la credibilità con le mie forze»

Tredici Pietro: «Ho costruito la credibilità con le mie forze»

Conosciamo meglio il rapper bolognese che ha debuttato con l’album “Assurdo”: ha ventidue anni, milioni di visualizzazioni su YouTube e un cognome, Morandi, che preferisce non mostrare

Foto: Tredicipietro  - Credit: © Ufficio stampa

14 Ottobre 2019 | 10:29 di Giulia Ciavarelli

Lo definiscono come uno dei rapper più interessanti della nuova generazione: Tredici Pietro ha ventidue anni e viene da San Lazzaro di Savena, paesino alle porte di Bologna dove è cresciuto e vive tutt’ora. Il nome d’arte scelto per il suo cammino musicale nasconde un cognome che molti hanno scoperto leggendo i giornali: Pietro, infatti, è il figlio di Gianni Morandi e Anna Dan.

La decisione di avventurarsi nel mondo della musica è stata ponderata molto bene e arrivata subito dopo un anno all’estero. Nel giugno 2018, insieme al produttore e amico Mr Monkey, pubblica "Pizza e fichi"e il brano non passa inosservato sul web: sarà il passaparola tra i giovani, ma il videoclip ad oggi conta oltre quattro milioni di visualizzazioni. E così anche quelli successivi, fino al debutto discografico. 

In pochi mesi, dimostra di fare sul serio e, unicamente con le sue forze, si costruisce una buona credibilità anche nell’ambiente rap. Il primo album "Assurdo" ne è una prova lampante. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente poco prima dell’inizio dell’ondata di date dal vivo: Assurdo tour è organizzato da Thaurus Live e porterà Pietro in giro per i club italiani.

Tredici Pietro come i tuoi tredici amici.
«Secondo te sono pochi?»

Pochi ma buoni, dipende dai punti di vista. È molto bello questo progetto di condivisione con i tuoi compagni di sempre.
«È il gruppo di amici di San Lazzaro di Savena, un paese in provincia di Bologna. Porto con me questo nome per non sentirmi mai “solo”, perché mi ricorda chi sono e chi ho accanto. Tra i tredici, alcuni venivano a scuola con me e altri fanno parte del mio team di lavoro come il mio grafico e il manager».

Ti fidi molto del loro giudizio?
«Sono i miei “termometri”: quando mi danno l’ok, inizio a pubblicare i brani».

Come sono stati gli anni del liceo?
«Molto fighi, eravamo un po’ di pazzi a scuola. Ci divertivamo molto».

Ti sei mai sentito giudicato sui banchi di scuola?
«Eccome, tante volte. Ci sono stati vari periodi, uno dei primi è stato perché ero il più basso della mia classe, mi sentivo osservato e giudicato. Riconosco che era anche una mia insicurezza, sono un po' paranoico e a quell’età bisognerebbe essere più forti».

Nelle tue canzoni ripeti sempre “Piccolo Pietro” e non credo ti riferisca all’altezza.
«È una sorta di auto-riconoscimento della mia immaturità, una presa di coscienza. C’è sempre bisogno di crescere, è bene ricordarselo».

Dopo la maturità sei volato a Londra, l’intenzione era rimanere?
«Non escludevo nulla, sono andato cercando fortuna e sono rimasto un anno a lavorare. È proprio in questi mesi che ho iniziato a scrivere con più frequenza e a cambiare modalità di approccio. Sono tornato perché volevo fare musica dedicando più interesse e impegno al progetto».

Quando hai deciso di ritornare, poco dopo hai fatto uscire il tuo primo brano “Pizza e fichi”.
«Per iniziare, volevo pubblicare un pezzo più trap, non avevamo grandi aspettative e non ci aspettavamo di certo quattro milioni di visualizzazioni per il videoclip del brano».

«Oltre la trap e il rap, canzoni Tredici Pietro» dici in alcune interviste.
«Non mi rifaccio a nessun cliché nei testi, lo si può ascoltare dalle mie canzoni. Io e Mr Monkey, il produttore, facciamo una cosa molto nostra, nuova. Fa l’occhiolino a molte sonorità rap del passato, ma si propone come una novità».

A proposito di generi, che ascoltavi da piccolo?
«Avevo gusti diversi: da David Bowie a Bob Dylan, musica inglese e americana, anche gli U2. Appena scoperto il rap…non c’è nulla di paragonabile! Come fonte di ispirazione per il disco ci sono le sonorità del king di Los Angeles, il rapper YG, tra i miei preferiti».

“Assurdo”, titolo del tuo primo disco uscito nel giugno 2019, è la descrizione di un anno molto soddisfacente.
«Sono stati dodici mesi pieni di esperienze, novità, di avvenimenti strani, cose che non conoscevo. Non potevo esprimermi diversamente, è successo quello che sognavo. È assurdo potermi giocare questa possibilità».

Credi di aver ottenuto credibilità?
«Penso proprio di sì».

La prima impressione ascoltando l’album è quella di trovarmi di fronte un ragazzo che le cose preferisce dirle attraverso la sua musica. Sbaglio?
«No, hai ragione. Sono uno che fatica con le relazioni, non sono bravo ad esprimermi del tutto. La musica è in grado di presentare determinati aspetti in maniera più limpida senza doverli spiegare a parole».

Rimanendo in tema: i tuoi genitori hanno saputo del tuo progetto al momento della pubblicazione, ma ora ti manifestano il loro parere con un gesto o un consiglio?
«Consigli ce ne sono stati, ma non mi esprimo molto in casa. Entrambi i miei genitori hanno lavorato nella discografia e hanno scelto questo mondo, quando parlano non posso non ascoltarli. È anche vero che oggi, nella musica, molte cose sono cambiate».

Prima di salutarti potrei chiederti come ti immagini il tuo futuro, ma alla tua età credo sia difficile avere già un’idea chiara in testa.
«Esatto, ti ringrazio (sorride). Diciamo che è complesso, e poi sono scaramantico!».

"ASSURDO TOUR"

12 ottobre - Forlì (FC), ControSenso
26 ottobre - Firenze, Viper Theatre

9 novembre - Milano, Gate
16 novembre - Bologna, Locomotiv
30 novembre - Foggia, The Alibi

7 dicembre - Mantova, Grand Cafè Mantova
14 dicembre - Roma, Goa Club
27 dicembre - Sant’Egidio (TE), Dejavu