Home MusicaA tu per tu con Pierdavide Carone, il fenomeno pop del momento: «Il tempo mi ha dato ragione»

A tu per tu con Pierdavide Carone, il fenomeno pop del momento: «Il tempo mi ha dato ragione»

«Tu sei quello che scrivi, e quello che scrivi è puro». Lo ha scritto Maria De Filippi in un messaggio a Pierdavide Carone pochi giorni prima della finale di «Amici». Come lei la pensano gli oltre 200.000 fan che hanno già acquistato l'album «Una canzone pop», entrato direttamente al primo posto della Superclassifica...

22 Aprile 2010 | 23:36 di Antonio Mustara

«Tu sei quello che scrivi, e quello che scrivi è puro». Lo ha scritto Maria De Filippi in un messaggio a Pierdavide Carone pochi giorni prima della finale di «Amici». Come lei la pensano gli oltre 200.000 fan che hanno già acquistato «Una canzone pop», il primo album del ventunenne cantautore pugliese, entrato direttamente al primo posto della Superclassifica (questa settimana è secondo dopo Biagio Antonacci) davanti ai dischi delle «amiche» Emma e Loredana. Approdato al talent quasi per gioco, Pierdavide ha dapprima mostrato la sua vena ironica e sarcastica, alla Rino Gaetano, per poi rivelare versatilità e sensibilità non comuni.

Pierdavide, ti riconosci nell’accostamento a Rino Gaetano?
«Lui e tutti i grandi cantautori mi hanno ispirato, non sarei qui se non fosse stato per loro. Rino Gaetano riusciva a descrivere con ironia tutto quello che non gli piaceva della realtà. Seguendo il suo esempio ho scritto “Trullalero rullallà”, in cui mi diverto a dire, in allegria, come la penso su tante questioni».

Uno dei capitoli del tuo libro «I sogni fanno rima» ha un titolo profetico, «Il tempo mi darà ragione». Dunque ci hai sempre creduto?
«Per anni mi sono sentito dire che la musica è una cosa bella ma che avrei fatto meglio a trovarmi un posto fisso. Io accondiscendevo ma nella mia mente c’erano ben altri progetti. Non sapevo come e quando, ma ero sicuro che avrei un giorno avrei vissuto di musica».

I no delle case discografiche ti facevano soffrire?
«Non più di tanto, ma adesso ho capito che avevo scelto la modalità sbagliata. Spedire un cd anonimo non serve. Oggi  il talent show è il modo migliore per arrivare alle case discografiche».

In quel cd anonimo c’erano i brani di «Una canzone pop»?
«Nemmeno uno, ma il livello era quello».

C’è mai stato un momento in cui hai pensato di mollare?
«Proprio un anno fa ho vissuto il momento peggiore. La band di cui ero chitarrista e compositore si è sciolta, e io non sapevo che cosa fare. Allora mi è venuta l’idea di andare alle selezioni di “Amici” con “Una canzone pop”».

Ora che hai raggiunto il successo rischi di diventare come il protagonista della tua «Superstar»…
«Già, in quel brano parlo di chi tradisce il proprio talento perché inebriato dalla fama. Per non diventare così sto cercando di fare la stessa vita di prima. Non leggo i giornali, non guardo le classifiche, altrimenti predico bene e razzolo male. Se adesso devo muovermi non è necessario che prenda l’aereo, mi metto in macchina con Grazia e cerchiamo di essere normali. Ho ancora la Panda gialla a metano che avevo prima di “Amici”».

In questi giorni sei riuscito a scrivere nuove canzoni?
«Non ho scritto niente, ho solo firmato autografi. Ma io riesco a scrivere quando sono solo, e adesso è impossibile».

Nel tuo libro «I sogni fanno rima» riveli di vivere in un mondo tutto tuo, costruito in modo quasi autistico. Che effetto fa sapere che oggi milioni di persone sono interessate a quel mondo?
«Fa un effetto strano. Inorgoglisce doppiamente per me che sono un cantautore. Perché non metto in gioco solo la voce e la faccia, ma sto esponendo i miei pensieri. Il fatto di essere capito per quello che dico oltre che per come lo dico raddoppia il mio orgoglio».

Questo cambierà qualcosa nel tuo modo di scrivere?
«No, se mentre scrivo iniziassi a pensare alla gente che ascolterà quella canzone scatterebbe un meccanismo perverso che mi porterebbe a scrivere cose più frivole. Cerco di pensare solo a me stesso e non al pubblico. Perché è proprio guardando dentro me stesso che sono arrivato alla gente».

Com’è nata «Di notte», da molti considerata la tua canzone più bella?
«È scaturita dai sensi di colpa per aver troncato la relazione che avevo prima di “Amici”. Lei ha sofferto molto. E sapere che continuava ad amarmi mentre io sentivo di non amarla più mi ha fatto stare male. “Di notte” è una riflessione sulla fine di un amore vista dalla parte del “colpevole”. Quando Peppe Vessicchio l’ha sentita, è rimasto colpito dal verso “Mi fa male quando nonostante tutto tu scegli me”. In quel momento ho capito che questa canzone poteva arrivare dritta al cuore delle persone. Inoltre è piaciuta subito a Enrico».

Nel libretto del cd l’ultimo verso di «Di notte» recita: «Di notte ho scoperto che ti ho sempre amata». Perché l’hai cambiato?
«Volevo dire la stessa cosa però mi ero accorto che “t’ho sempre amata” poteva indicare “Ti amo ancora”. Invece “Il verbo amare è un tempo al passato” è molto più chiaro. Purtroppo il fax con la modifica è arrivato quando il cd era già in stampa».

Ascolteremo mai la tua versione di «Per tutte le volte che…», il brano che Valerio Scanu ha cantato a Sanremo?
«Per ora l’ha sentita solo Maria De Filippi. Era nel cd che si è portata in vacanza l’anno scorso. Preferisco lasciar passare un po’ di tempo, magari la metto nel prossimo album».

Oltre a «Per tutte le volte che…», quali canzoni conteneva quel cd?
«C’erano “La ballata dell’ospedale”, “Jenny”, “Mi piaci ma non troppo”, “Il ballo dell’estate” e “Una canzone pop”».

Come pensi di spendere i primi guadagni?
«Voglio comprare una casa, ma non ho ancora deciso dove vivere. Per il resto, non resisto davanti ai cd e ai dvd. Su queste cose vado per l’originale. Se devo farmi la discografia dei Beatles e dei Queen devo avere tutto originale, con il libretto e la custodia. Su un Verbatim è tutto un po’ più triste».

Come sta il ginocchio?
«Durante “Amici” mi è servito a evitare le lezioni della Celentano. Però, spero il più tardi possibile, dovrò operarmi. Ormai il legamento crociato anteriore è andato. Tutta colpa del calcetto».

Dall’interno della scuola come riuscivi a seguire la Roma?
«All’inizio, la sera guardavo “Studio Sport”. Ma quando è cominciato il serale non ho saputo più niente. Peccato, perché dopo tante stagioni sfigate questa è stata ricca di successi».

Seguirai allo stadio le ultime partite di campionato?
«Come ogni buon tifoso sono un po’ scaramantico. Quindi ho deciso che andrò a vedere solo l’ultima».

Ti piacerebbe scrivere il nuovo inno della Roma?
«Assolutamente no. Sarei il primo a essere infastidito a non sentire "Roma Roma” di Venditti».