Home MusicaVasco Rossi e i 30 anni di “Liberi Liberi”

Vasco Rossi e i 30 anni di “Liberi Liberi”

Il nono disco del rocker di Zocca uscì nell'aprile del 1989. E da allora nulla fu più lo stesso per il futuro Kom. Riviviamolo assieme...

Foto: Vasco Rossi in concerto a Milano nel 1987  - Credit: © Getty Images

05 Aprile 2019 | 17:30 di Simone Sacco

"E quanta nostalgia!" (Vasco Rossi, 1989)

Nel 1987 Vasco Rossi era finalmente giunto al suo apice commerciale dopo i giorni cupi di metà '84, quelli del reclamizzato arresto per droga e del carcere nelle Marche. E ci arrivò per merito di un ottimo disco ("C'è Chi Dice No") che, giusto per citare il suo autore, andò a gonfie vele. Esattamente come il relativo tour che fece incetta di piccoli stadi, arene e palasport.

Il pubblico, non ancora oceanico, aveva incominciato a inquadrarlo come uno dei pochi rocker originali che il nostro Paese poteva offrire al mondo. Un sopravvissuto alle varie correnti musicali (cantautorato, punk, heavy metal, new wave) che avevano scandito il difficile passaggio tra anni '70 e '80. Uno che, in definitiva, aveva sul serio qualcosa da dire.

Nel cuore degli anni 80 Vasco era davvero uno strano animale: un po' Eugenio Finardi, un po' Rino Gaetano, ma allo stesso tempo affascinato dal tiro ritmico dei Frankie Goes To Hollywood (evidentissimo in "Bollicine", uno dei suoi dischi-capolavoro) e dal suo idolo Mick Jagger, un altro che la sapeva lunga su come tenere il palco durante un concerto.

Il suo gruppo (la mitica Steve Rogers Band messa in piedi fin dal 1980 dal produttore Guido Elmi) era a sua volta un'allegra macchina da guerra e le canzoni del futuro Kom vivevano di uno smaccato spirito anni 80 sospeso tra chitarre floydiane (la stessa "C'è Chi Dice No") brividi pop-rock (un titolo tra tutti: "Lunedì" che si permetteva di citare i Boomtown Rats) e ballate da accendino al vento ("Vivere una Favola" e "Ridere di Te").

Un trionfo artistico, insomma. Con un episodio, mai del tutto passato all'onore delle cronache, che ce la dice lunga su quanto Vasco a quei tempi credesse in se stesso e al suo innegabile carisma.

Il 2 ottobre 1987 il rocker di Zocca termina infatti il "C'è Chi Dice No Tour" con una data sold out al Palaeur di Roma: è un venerdì sera. Il giorno dopo Adriano Celentano è atteso al battesimo del fuoco su Rai1 per il debutto televisivo del suo "Fantastico 8". Nessuno ancora lo sa, ma quella del Molleggiato sarà un'edizione che farà storia tra silenzi teatrali, provocazioni situazioniste e polemiche roventi. In pratica l'orologiaio rock nato in via Gluck vorrebbe l'idolo degli emarginati anni 80 come ospite speciale della sua trasmissione.

Vasco è allettato e partecipa alle prove. Canta due canzoni al pomeriggio ("Ridere di Te" e "Blasco Rossi") ma poi - a causa di un'imitazione "sballata" e decisamente sopra le righe di Massimo Boldi - fa marcia indietro e saluta tutti. Lasciando orfano della sua presenza il programma-monarca del sabato sera italiano. Celentano non la prende bene, ma da artista consumato accetta comunque la sua decisione.

Questo in pratica era Vasco nel 1987: un intoccabile. Un idolo delle folle. Uno che poteva realmente dire no a minimo dodici milioni di telespettatori. Ma la vita è strana. Imprevedibile.

Soltanto qualche mese dopo, lo stesso Blasco sarebbe stato al palo, pronto faticosamente a ripartire da zero. Senza la sua band rodata, senza il suo produttore fidato, senza la sua etichetta storica (la Carosello Records) e soprattutto senza certezze per il futuro. Un disastro.

Ragion per cui il signor Rossi si guardò per l'ennesima volta dentro e cominciò seriamente a meditare sul passato. Si tirò su le maniche e, nella prima metà dell'aprile 1989, spedì nei negozi uno dei suoi dischi più intensi, ispirati e venduti di sempre (900mila copie solo quell'anno). Il nono della sua carriera. L'album che, tempo dodici mesi, gli avrebbe aperto i cancelli di San Siro.

Un'opera, gira e rigira, composta da sette hit più un pezzo lasciatogli in eredità dalla Steve Rogers Band. Il titolo? Semplice, due parole appena, perdipiù gemelle: "Liberi Liberi". E da allora nulla sarebbe stato più lo stesso...